Biennale di Architettura 2016, l’orizzonte è la partecipazione Biennale di Architettura 2016, l’orizzonte è la partecipazione
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Biennale di Architettura 2016, l’orizzonte è la partecipazione

Scritto da Redazione |

17 Maggio 2016

Una nuova architettura che riscopra il sogno di migliorare le condizioni di vita delle persone, evitando il baratro del virtuosismo superfluo, dell’inutile esercizio di stile.

 

E’ questa la sfida che verrà lanciata il prossimo 28 maggio, con l’apertura della 15esima Biennale Internazionale di Architettura, edizione 2016, in corso a Venezia, presso gli spazi dei Giardini e dell’Arsenale, fino al 27 novembre. Un evento di capitale importanza a livello mondiale, come dimostrano i numeri: 88 partecipanti provenienti da 37 Paesi, di cui 50 sono alla prima esperienza in Biennale e ben 33 sono under 40.

 

A curarla, sotto la supervisione di Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, sarà l’architetto cileno Alejandro Aravena, fautore entusiasta del cosiddetto incremental design e recentemente insignito del prestigioso Pritzkel Prize. Il suo studio di progettazione Elemental, fondato nel 2000, non è un semplice studio d’architettura ma una vera esperienza collettiva di volontariato, la cui vocazione è quella di restituire alle città una dimensione profondamente comunitaria, sulla base di principi di uguaglianza che fungano da punto di riferimento per la costruzione di abitazioni a basso costo, spazi pubblici e infrastrutture.

 

Un’architettura di tutti e per tutti, come lui stesso ama definirla, che sarà al centro di questa Biennale, intitolata Reporting from the front e rappresentata dall’immagine simbolica scattata da Bruce Chatwin, che immortala l’archeologa tedesca Maria Reiche, in Perù, mentre studia dall’alto le linee Nazca e i loro motivi evocativi, mantenendo l’equilibrio su una scala. Perché ciò che conta non è più (solo) l’estetica, ma la funzionalità e la vivibilità di soluzioni architettoniche che in futuro dovranno essere in grado di dare risposte alla società e all’ambiente, accostandosi al cuore e ai bisogni delle persone.

 

I problemi del mondo sono tanti e complessi, non c’è più tempo da perdere con l’astrazione delle forme e la sterile eleganza: secondo Aravena, è giunto il momento di idee semplici e precise, lontane dagli eccessi, orientate magari verso modelli di architettura partecipativa, in cui progettisti, istituzioni e cittadinanza possono collaborare per ridisegnare il concetto di sviluppo urbano, all’insegna della condivisione e delle pari opportunità, prestando attenzione anche e soprattutto ai ceti disagiati.

 

La Biennale 2016 è dunque l’occasione per aprire uno squarcio su orizzonti nuovi, che vedranno l’architettura assumere un profilo sempre più integrato, diventare quasi una chiave di lettura delle contraddizioni del mondo, a partire dalle quali generare proposte risolutive, impegnandosi da vicino nelle grandi questioni politiche, economiche, energetiche che ci prepariamo ad affrontare nel prossimo domani.

 

Solo così, facendo affidamento su una scuola di progettazione che sia davvero “sociale”, a misura d’uomo, potremo permetterci di sperare in un avvenire di progresso e pacificazione. L’architettura, sembra dire questa Biennale, può e deve fare la sua parte. Il resto, tocca a noi.

 

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