Dalisi e l’architettura “povera” in mostra a Parigi Dalisi e l’architettura “povera” in mostra a Parigi
Architettura

Dalisi e l’architettura “povera” in mostra a Parigi

Scritto da Redazione |

04 Luglio 2016

Anche la povertà può avere lati positivi. A patto che la si intenda come sobrietà, essenzialità, ritorno all’arcaico e alle basi elementari, rifiuto dell’opulenza e dell’eccesso. E’ questa la povertà che divenne bandiera dei movimenti culturali nati negli anni ’60, quelli che ebbero il loro exploit creativo con il gruppo di artisti italiani dell’Arte Povera ma trovarono espressione anche in alcune tendenze del cinema, delle arti performative, dell’architettura e del design.

 

Proprio “Une art pauvre” è il titolo dell’esposizione multidisciplinare organizzata dal Centre George Pompidou di Parigi, in corso nella capitale francese fino al 29 agosto 2016: un modo per celebrare le recentissime acquisizioni del museo, che comprendono alcune opere del napoletano Riccardo Dalisi, tra i fondatori dell’Architettura Radicale e del Contre-Design, nell’ambito del gruppo Global Tools, fondato nel 1973 e composto da grandi nomi della progettazione, come Michele De Lucchi, Ettore Sottsass, Andrea Branzi.

 

La contro-scuola di architettura e design che nacque intorno alle riviste “Casabella” e “Spazio e Società” rappresentò un momento di forte innovazione e sperimentazione culturale, atta a riportare al centro dell’attenzione, tramite performance e progetti urbani, il valore del lavoro manuale e l’elaborazione di una nuova pedagogia progettuale focalizzata sul concetto di creazione collettiva.

 

Dalisi, i cui lavori saranno tra i protagonisti della mostra, non ha abbandonato questo spirito di “sovversione dal basso”: vincitore di due Compassi d’Oro, dopo aver esposto in ogni parte del mondo, dall’Asia all’America all’Europa, continua a esplorare nuovi spazi di scoperta, per un design dai principi “poveri” che oggi è oggetto di riflessione in numerose iniziative, tra le quali anche la ricerca svolta insieme ai ragazzi del Rione Sanità e di Scampia a Napoli.

 

Materiali naturali e di recupero, come ferro, rame, ottone, assemblati con maestria artigiana, una gestualità arcaica, carica di valori simbolici, che rimandano a nuove concezioni del design, affinché sia più rispettoso della condizione umana, attento alle esigenze dell’ambiente, in una prospettiva che rigetta l’idea di sviluppo a tutti costi per orientarsi verso un ideale di prospera decrescita: Riccardo Dalisi lancia la sfida per il futuro. Il Centre Pompidou, questa estate, la raccoglie.

 

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