Dash Kitchen, come la tipografia diventa ristorante Dash Kitchen, come la tipografia diventa ristorante
Architettura

Dash Kitchen, come la tipografia diventa ristorante

Scritto da Redazione |

06 Settembre 2016

Che cosa ha una tipografia in comune con un ristorante? Nulla, almeno fino all’intervento creativo dell’architetto Fabio Fantolino che a Torino ne ha trasformata una vecchia e abbandonata in Dash Kitchen, il nuovo spazio gourmet in cui lo stile industriale preesistente si sposa alle suggestioni Anni '70.

 

Tutto ruota attorno all’ampio bancone essenziale in acciaio, sul quale campeggiano in scenografica sequenza gli spillatori cromati; la prima sala è delimitata da elementi tubolari metallici verticali e arredata con pezzi d’arredo e tessuti in puro stile Seventies, come nel caso dei punti luce Phanto, delle panche in pelle nera e delle poltrone rivestite da materiali di grande personalità, velluto, alcantara, pelle.

 

Una discontinuità nella pavimentazione e nei materiali, dal marmo rosso levanto al cemento elicotterato industriale, segna il passaggio in un’area più defilata, dove spiccano i muri di mattoni lasciati a vista, le poltrone in velluto rosso, le sorgenti d’illuminazione pendenti firmate Fabbian, le sfere luminose sospese appartenenti alla linea Tango di Phanto.

 

Anche nell’ultima saletta le luci sono protagoniste, grazie alle lampade a sospensione Phanto, questa volta riconducibili alla linea Bidone, perfette per attirare l’attenzione sulla scritta DASH realizzata in acciaio lucido.

 

A completare il quadro, scaldando le atmosfere del locale, ecco le finiture in legno, disegnate appositamente da Fantolino con la collaborazione decisiva della Falegnameria Fiore, che ha dato forma concreta al progetto.

 

Un ristorante che si distingue non solo per la raffinatezza del gusto, ma anche per l’interesse architettonico, quasi che la struttura design sia un ulteriore piatto prelibato, da proporre in menù.

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