Ico Migliore a tutto campo, aspettando space&interiors Ico Migliore a tutto campo, aspettando space&interiors
Architettura

Ico Migliore a tutto campo, aspettando space&interiors

Scritto da Giulia Guerra |

09 Marzo 2017

Curiosità, sperimentazione, leggerezza. Tre elementi cardine dell’architettura in grado di rappresentare nel modo più autentico l’essenza del lavoro di Ico Migliore, poliedrico architetto e designer di origini torinesi che insieme alla collega Mara Servetto ha fondato nel 1997 a Milano lo studio Migliore+Servetto Architects, dando il via ad un’esperienza progettuale capace di non porre limite all’innovazione nei più svariati campi della creatività e della cultura, con uno sguardo internazionale. Alle porte della Milano Design Week, durante la quale Migliore e Servetto saranno per il secondo anno protagonisti con la mostra-evento space&interiors, Ico Migliore ha parlato con noi dei temi più caldi nel campo della progettazione contemporanea, puntando l’obiettivo sui suoi prossimi progetti e sull’architettura di domani.

 


Il Salone del Mobile 2017 è alle porte e lo studio Migliore+Servetto sarà protagonista anche quest’anno con la mostra-evento space&interiors, che dopo la fortunata esperienza dello scorso anno torna per la seconda edizione, tutta dedicata al tema della “leggerezza”. Ci può anticipare qualcosa di ciò che vedremo?

“Abbiamo costruito uno spazio narrativo per mettere in evidenza il tema della leggerezza, tema da sempre fondamentale in architettura. Percorrendo l’ampia promenade centrale il visitatore scoprirà Absolute Lightness, la mostra digitale che affronta questa tematica secondo diversi punti di vista. 70 metri di tavoli interattivi, come luogo di incontro, offrono a tutti la possibilità di approfondire contenuti e prodotti anche attraverso una app interattiva appositamente studiata. Al di sopra dei tavoli si snoda invece un percorso digitale di scoperta fatto di proiezioni dinamiche e luce che interpreta la leggerezza secondo varie chiavi di lettura: la leggerezza nella luce, nella natura…”

 

Con il vostro studio di progettazione siete impegnati da anni in una vasta gamma di iniziative che spaziano dal design all’arte, dalla comunicazione all’urbanistica, in collaborazione con istituzioni e musei: secondo lei, quanto è importante per un architetto aprirsi verso tutte le sfumature delle arti, della cultura e della creatività?

“E’ fondamentale direi. La curiosità è il motore di tutto e per un professionista, che opera nel nostro campo, è un elemento imprescindibile, perché produce un approccio dinamico dal quale scaturiscono spesso contaminazioni interessanti. Il nostro lavoro spazia dalla progettazione di negozi alla costruzione di spazi espositivi, fino a mostre, musei e spazi urbani; la creatività nasce proprio dalla sovrapposizione di tutti questi ambiti. Ad esempio, inaugureremo a giorni il concept per i nuovi store Dmail, spazi dedicati alla curiosità e all’esposizione di oggetti introvabili, dove l’aspetto narrativo e quello espositivo sono fondamentali. Contemporaneamente stiamo lavorando in Brasile alla mostra “O Visionàrio” dedicata a Steve Jobs, dove attraverso interventi multimediali viene presentata in modo innovativo la figura di questo geniale imprenditore. La prima tappa della mostra sarà a Rio de Janeiro al Pier Mauà (28/03 – 7/05), poi a giugno si sposterà a San Paolo presso il MIS – Museo da Imagen e do Som (8/06 – 8/08)”

 

Migliore+Servetto Architects ha fin dalle sue origini un respiro internazionale: quali sono le tendenze dominanti che stanno modificando l’architettura nel mondo? Dove è maggiore la spinta innovativa? Gli architetti italiani possono ancora fare la differenza? In che modo?

“In primo luogo, un’attenzione sempre crescente alla sostenibilità progettuale, che porta ad una localizzazione dei materiali e delle tecnologie impiegate. In questo senso, le tecnologie contribuiscono molto ed aprono nuove frontiere: gli spazi si ampliano e la cornice abitata si estende, l’architettura diventa sempre più spazio intelligente.

Credo che vi siano delle nicchie di qualità in ogni paese, insegnando in Giappone, in Russia e in Cina noto con piacere una grande attenzione alla cultura del progetto da parte dei giovani.

Per quanto riguarda gli architetti italiani, sicuramente, grazie al nostro rapporto con la storia e la cultura,  con il nostro heritage che è un archivio visibile nelle nostre città, abbiamo molto da dire, dobbiamo solo cercare di ampliare il limite della sperimentazione"

 

Oggi si parla molto di smart city, in particolar modo qui a Milano. Come vede le metropoli del futuro? Quali interventi sono necessari per rendere una città come Milano sempre più “smart”?

“Certo, nel 2016 Milano si è riconfermata la città più smart del Paese, staccando di ben 59 punti (con un rating di 565 contro i 624 punti di Milano) Bologna che occupa il secondo posto della classifica stilata da ICityRate 2016, l’indagine realizzata da Forum Pa (Fpa) sui 106 comuni capoluogo d’Italia. Milano ha rivalutato molto la sua identità dopo Expo. Credo che tutto passi attraverso l’innovazione sociale e tecnologica, la costruzione di spazi di condivisione che attivino la città.  Forse più che di smart city parlerei di sharing city, ricollegandomi al fatto che la città è una comunità che necessita di spazi e strumenti di condivisione. Anche sul fronte economico si parla sempre di più di economia collaborativa e social innovation"

 

Un progetto da lei curato che le ha dato particolare soddisfazione?

“E’ difficile focalizzarmi su uno in particolare. Tra i progetti recenti, sicuramente i nuovi store Mondadori, un progetto di rebranding per lo storico gruppo editoriale. Abbiamo realizzato il nuovo format per gli store di Mondadori nel 2015, quando abbiamo inaugurato il punto vendita milanese di via san Pietro all’Orto: uno spazio ospitale e innovativo capace di tradurre il concetto originario di “Mondadori per voi” in una nuova dimensione che porta il visitatore al centro dell’esperienza Mondadori. Un altro progetto molto interessante è lo Chopin Museum a Varsavia, per cui abbiamo realizzato sia il logo sia l’allestimento permanente all’interno dello storico Ostrogski. Qui abbiamo elaborato il progetto di un  museo aperto, dove il visitatore può esplorare liberamente il percorso creativo di Chopin, venendo guidato attraverso i più importanti luoghi ed eventi che ne hanno caratterizzato la vita. L’utilizzo della tecnologia RFID offre poi una customizzazione dei numerosi contenuti audio-video attraverso  l’interazione semplice e intuitiva del visitatore nelle oltre 70 postazioni interattive".

 

La prossima sfida che l’attende?

“Al momento stiamo realizzando, in Corea del Sud, nella città di Busan, un intervento di riqualificazione del territorio: su 5 km di ferrovia dismessa stiamo elaborando un nuovo concetto di waterfront.”

 

Questo articolo parla di:

Fotografie di Marcin Czechowicz e Andrea Martiradonna

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