La poesia delle aree di sosta americane La poesia delle aree di sosta americane
Architettura

La poesia delle aree di sosta americane

Scritto da Redazione |

31 Agosto 2016

Cogliere la poesia delle aree di sosta. Un’operazione assai complicata che, a rifletterci, poteva riuscire bene soltanto agli americani. La mitologia delle strade infinite, dei grandi cieli, delle frontiere estreme, in fondo, è la loro specialità.

 

Non stupisce allora che sia proprio un’americana, Ryann Ford, l’autrice delle 85 bellissime fotografie oggi finalmente raccolte in un libro intitolato “The Last Stop. Vanishing Rest Stops to the American Roadside”, appena pubblicato negli Stati Uniti da PowerHouse.

 

Le fotografie, selezionate a partire da un archivio ben più ampio, sono state scattate nel corso di un viaggio cominciato nel 2007 che ha portato l’autrice a toccare ben 14 stati del Nord America, dall’Arizona al South Dakota, dall’Illinois alla California, dal Texas al Missouri.

 

Cambiano i panorami ma il soggetto è sempre lo stesso: le aree di sosta che si susseguono lungo la strada, con le loro architetture più o meno semplici, più o meno elaborate, esposte alle intemperie del clima, luogo di ristoro e riposo, tra tavoli per mangiare e scarni servizi igienici, uno spazio d’ombra nel deserto, una nicchia riscaldata sulla neve.

 

Un modo per ricordare ciò che l’inarrestabile avanzata delle grandi postazioni di servizio moderne e dei consumistici centri commerciali sta piano piano spazzando via, i simboli di un’America pioniera che stenta a sopravvivere, spesso dimenticando quei valori fondativi di pragmatismo e audacia che talora si riflettono nella folle eterogeneità di questi impianti e delle loro strutture uniche e suggestive.

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