Artemide a Milleluci: si accendono i riflettori su Cersaie 2017 Artemide a Milleluci: si accendono i riflettori su Cersaie 2017
Design

Artemide a Milleluci: si accendono i riflettori su Cersaie 2017

Scritto da Redazione |

25 Settembre 2017

Milleluci – Italian Style Concept è la mostra evento ideata da Davide Vercelli e Angelo Dall’Aglio per celebrare a Cersaie 2017 il design italiano, scegliendo quest’anno di interpretarlo alla maniera della televisione vintage, piena di allegra euforia e di lustrini, in una chiave dunque più “luminosa” che mai. 

In contesto illuminato a tal punto dall’inimitabile creatività Made in Italy, non poteva mancare la qualità di Artemide, vero e proprio marchio istituzione del settore lighting che è presente all’interno del percorso espositivo con alcune delle sue lampade più iconiche. 

È il caso di Boalum, disegnata da Livio Castiglioni e Gianfranco Frattini nel 1970: dati una struttura in plastica bianca flessibile rinforzata e terminali in resina, le piccole lampadine a siluro sono collegate in serie l’una all’altra e distanziate da una sfera isolante, mentre i diversi elementi sono collegabili in serie fino ad un massimo di 4 pezzi per uno sviluppo di 8 metri circa e arrotolabili a piacere. 

Chlorophilia, progettata da Rosse Lovegrove nel 2015, rappresenta invece la fusione sospesa di natura e geometrie artificiali: il corpo luminoso in alluminio pressofuso, la struttura centrale in tecnopolimero, gli elementi a foglie in metacrilato trasparente stampato ad iniezione fanno sì che la luce indiretta venga filtrata e rifratta dalle superfici trasparenti, le quali con la loro forma ricordano elementi naturali come le foglie. 

Ancora, ecco comparire i Dioscuri, creati da Michele de Lucchi nel 2005, con la loro base in policarbonato, zavorra in acciaio e il diffusore in vetro soffiato acidato; poi Vico Magistretti e la sua Eclisse in acciaio verniciato del 1967, anno a cui appartengono anche Nesso e Nessino di Giancarlo Mattioli. 

Segue Stablight A, B, C di Arik Levy (2015): tre diverse forme si combinano a tre colori per permettere le creazione di suggestive composizioni, grazie al corpo di lampada in alluminio e al diffusore in vetro soffiato. 

(Vedi Gallery)

Tolomeo di Michele de Lucchi (2005) si caratterizza invece per la struttura a bracci mobili in alluminio lucidato; i diffusori in carta pergamena o in raso di seta supportato da materiale plastico, disposti verticalmente; gli snodi in alluminio brillantato; il sistema di equilibratura a molle. 

Infine ecco Falkland, creata da Bruno Munari nel 1964 e prodotta da Danese Milano (Gruppo Artemide): il diffusore in maglia elastica tubolare bianca e la struttura in alluminio naturale danno vita ad una lampada la cui forma spontanea nasce dalla tensione di un tubo di filanca e dal peso di alcuni anelli metallici; bastano sette anelli di metallo di diametri diversi, un tubo di filanca bianco, una sola lampadina e un riflettore in alluminio che riprende la forma delle curve del tessuto per esprimere principi come semplicità, efficienza, minimo ingombro di stoccaggio e massima resa formale, ispirandosi ad oggetti lontanissimi come nasse da pesca, calze da donna e lampade di carta orientali, per più un metro e sessanta di luce, morbidamente diffusa.

 

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