De Castelli, l’innovazione è donna: Albino Celato racconta Tracing Identity De Castelli, l’innovazione è donna: Albino Celato racconta Tracing Identity
Design

De Castelli, l’innovazione è donna: Albino Celato racconta Tracing Identity

Scritto da Redazione |

06 Aprile 2017

Lavorare il ferro è un’arte. Un’arte che vive di tecnologia ma anche di manualità, che parte dalla tradizione ma guarda al design più innovativo. In occasione del Salone del Mobile 2017, De Castelli porta in fiera la cultura della lavorazione artigiana declinata seconda la creatività di sette designer speciali, tutte donne: Alessandra Baldereschi, Nathalie Dewez, Constance Guisset, Francesca Lanzavecchia, Donata Paruccini, Elena Salmistraro e Nika Zupanc portano la loro inventiva al femminile nel mondo del metallo, scaldando un materiale troppe volte considerato freddo. L’amministratore delegato Albino Celato ci ha raccontato il progetto, intitolato Tracing Identity, con un focus sul presente e sul futuro dell’azienda.

 

De Castelli si presenta al Salone del Mobile con un progetto molto speciale, intitolato Tracing Identity: di che si tratta?

“La scelta di dare vita a questo progetto, di individuare sette donne e darci reciprocamente l’opportunità di collaborare ci ha permesso di invitarle in azienda per far loro capire le nostre capacità, le nostre strutture e il nostro know how nella lavorazione dei materiali. Fatta questa visita, hanno applicato la loro essenza dell’essere donne di design, applicando le nostre caratteristiche di lavoro alla loro visione e alla loro creatività. Lì è nato questo progetto. Oggi, avendo conosciuto le designer, vediamo su ogni oggetto le loro caratteristiche personali. Questo tipo di collaborazione ci permette di metterci alla prova ogni volta”.

 

Avete collaborato con alcuni dei più grandi creativi di oggi: quanto è importante partire dalla materia prima (per esempio, il ferro) per immaginare oggetti dal forte impatto emozionale?

“Questa deve essere la ricerca continua da fare. Noi dobbiamo metterci continuamente alla prova per capire che di fronte abbiamo una richiesta e che con il nostro materiale possiamo rendere il prodotto diverso”.

 

Come riuscite a coniugare tradizione artigianale e nuove tecnologie?

“É un binomio che abbiamo sempre usato in azienda, per ogni progetto. Due elementi che sembrano in antitesi ma non lo sono. Macchine ad alta tecnologia che devono essere abbinate alla manualità. Gli effetti ottenuti si possono ottenere solo in questo modo. Quelle manuali sono capacità che devono essere sempre riviste, contaminate e migliorate”.

 

Che obiettivi avete per il futuro?

“Continuare così. Voglio mettere solo obiettivi di qualità. Dobbiamo sempre migliorare quella che è la nostra ricerca e la nostra capacità. Queste ragazze hanno collaborato con ragazzi interni. La collaborazione aumenta inevitabilmente il know how dell’azienda”.

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