Intervista esclusiva a Elena Salmistraro: pensare il design, tra arte e poesia Intervista esclusiva a Elena Salmistraro: pensare il design, tra arte e poesia
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Intervista esclusiva a Elena Salmistraro: pensare il design, tra arte e poesia

Scritto da Giulia Guerra |

20 Luglio 2016

Negli ultimi anni Milano si sta affermando come capitale della creatività a 360 gradi, patria (adottiva e non) di intellettuali, artisti, designer. Tra loro c’è anche Elena Salmistraro, che in questa città ha studiato, vive e lavora, creando oggetti capaci di trasmettere una visione precisa del mondo, fatta di amore per l’arte, la cultura, la poesia. Le sue opere sono state scelte per la mostra in corso alla XXI Triennale di Milano “W- Women in Italian Design”, dedicata alle signore del design italiano, mentre fioccano le collaborazioni con alcune delle più importanti aziende del settore, che apprezzano lo stile di Elena, frutto di una sensibilità non comune per le forme, i materiali e la bellezza. Un’energia instancabile la sua, nutrita ogni giorno di sentimento ed emozioni, le stesse che lei trasmette con le sue creazioni e che, da quando è mamma, non potranno che essere sempre di più le vere protagoniste del suo lavoro.

 

Cominciamo da uno dei tuoi ultimi progetti, le lampade che hai realizzato per Seletti ispirandoti ai quadri di Giorgio Morandi. Perché questa scelta? Le opere artistiche sono un punto di riferimento per i tuoi lavori? Che rapporto esiste, secondo te, tra mondo dell’arte e mondo del design? E’ una relazione da coltivare?

“Non sempre le opere artistiche sono un punto di riferimento dei miei lavori, nel caso della Collezione MRND però mi sono ispirata liberamente alle opere di Giorgio Morandi,  perché volevo ricreare attraverso le lampade “l’atmosfera morandiana”  fatta  di quelle modulazioni tonali di colore su gamme  delicate e poetiche che caratterizzano le opere dell’artista. Evidenziare l’aspetto artistico del design è comunque per me importante, perché gli oggetti devono veicolare emozioni, così come avviene in tutte  le forme d’arte, quali la pittura,  la scultura, la musica, la letteratura,  forme capaci di suscitare, comunicare, trasmettere sensazioni all’uomo".

 

Sei una giovane designer e sei una donna. Non a caso, fai parte della squadra di designer che hanno partecipato all’esposizione “W – Women in Italian Design” organizzata in occasione della XXI Triennale di Milano. A tuo parere qual è, se esiste, il valore aggiunto della sensibilità femminile nella creazione di un oggetto design?

“Mi piace molto l’iniziativa di mettere le donne al centro del design italiano, ce n’è bisogno, è un sostegno necessario e prezioso per chi esercita questa affascinante professione ed anche un valido punto di riferimento per chi vuole iniziare. Più che di un valore aggiunto parlerei di un punto di vista differente, che naturalmente incide sull’approccio progettuale conferendo all’oggetto una sensibilità diversa: la creatività al femminile. Consiglio a tutti di visitare la mostra “W - Women in Italian Design” curata da Silvana Annicchiarico, che analizza e fa riflettere proprio sulla questione del genere, ripercorrendo la storia del design italiano declinato al femminile".

 

Nella tua carriera, hai anche vissuto l’esperienza di “The New Italian Design”, la mostra itinerante che ha portato il design italiano in giro per il mondo, tra America e Africa. Cosa pensi della qualità che da sempre contraddistingue il Made in Italy?  Ritieni che rappresenti ancora un marchio di eccellenza a livello mondiale? Se sì, in che cosa la tradizione italiana risulta superiore e/o inimitabile?

“Che il design italiano sia differente è innegabile, l’unione tra progettisti di valore e artigiani/aziende di un certo livello ha fatto sì che la qualità degli oggetti realizzati fosse unica e spesso irripetibile. I progettisti italiani, dal mio punto di vista, traggono la loro forza dall’assenza di regole, di manierismi o stili predefiniti, una sorta di anarchia progettuale che, unita alle eccellenze artigiane che fortunatamente possiamo trovare in Italia, riesce a dare vita  a qualcosa di sempre nuovo, unico, inimitabile".

 

Definisci il tuo stile “poetico e funzionale”. Come riesci a combinare estetica e praticità? Pensi che in un prodotto design ci debba essere equilibrio tra queste due componenti oppure a volte l’una debba prevalere sull’altra?

Sinceramente nella fase iniziale della creazione, non penso molto a questi aspetti. Un oggetto, dal mio punto di vista, può nascere come risposta a un bisogno e quindi avere l’aspetto funzionale più accentuato o può nascere come espressione di uno stato d’animo o una semplice intuizione.

Tra le mie creazioni ci sono alcuni oggetti che non assolvono alcuna funzione pratica ma che in realtà, dal mio punto di vista, svolgono il complicato compito di nutrire l’anima, di emozionare, di migliorare la qualità del nostro vivere. Ciò che conta è che l’oggetto trasmetta la delicata poesia che lo ha ispirato. Questo è sicuramente l’aspetto più complesso e importante da mettere in luce in qualsiasi progetto".

 

Tornando sul tema della “poesia”, quanto è importante per te l’aspetto emotivo nella produzione di un oggetto design? Ci sono delle sensazioni, delle condizioni, degli elementi che ti ispirano particolarmente? Quali emozioni cerchi di trasmettere a chi vede e acquista le tue opere?

“Ogni progetto parte dal nucleo emotivo della mia testa, quindi con gli oggetti che creo cerco innanzitutto di comunicare emozioni, di arrivare al cuore delle persone. Il filo conduttore di tutti i miei lavori è l’originalità e l’aspetto artistico, per cui cerco di creare oggetti che, se anche poi saranno prodotti in serie, non diventino mai oggetti di mercato, ma che continuino a mantenere un carattere ed un’energia unica ed irripetibile".

 

Hai collaborato con tantissime aziende, dalla già citata Seletti, a Okinawa, a Bitossi Home. Quale esperienza è stata per te più significativa? C’è un progetto che ti sta particolarmente a cuore?

“Ogni esperienza è unica, lavorare con più aziende ti permette di capire e interfacciarti con realtà differenti e soprattutto confrontarti con bisogni e richieste che ti stimolano continuamente a migliorare. L’esperienza più significativa, è stata sicuramente quella con l’azienda Bosa    Ceramiche; premetto di aver sempre lavorato la ceramica, quindi per me riuscire a collaborare con un’eccellenza italiana per la realizzazione di Khepri e Loricato in occasione della mostra ANIMAlità è stato un onore".

 

Oggi Milano sta vivendo una fase economica, sociale, creativa per molti versi eccezionale, grazie a eventi come Expo o il Salone del Mobile. Tu hai studiato, vivi, lavori a Milano. Cosa ha rappresentato e rappresenta per te questa città? Ritieni che sia ormai a tutti gli effetti una delle capitali internazionali del design? E’ un ambiente più fertile degli altri per i giovani designer?

“Milano è in testa alla classifica mondiale per il design e per il talento creativo. Spero che la fase di forte crescita economica che sta vivendo in questi ultimi anni continui perché Milano lo merita, è una città ricca di storia e di bellezza, di energia, di passione, di interesse per le novità: il Salone del Mobile ne è un po’ il simbolo, un appuntamento must del settore, la vetrina unica e internazionale in cui chi aspira a lavorare nel mondo del design non può sicuramente mancare".

 

Un ultima domanda, sul tuo futuro. Che cosa ti aspetta? Quali sono i tuoi prossimi progetti nel medio e lungo periodo? Che cosa ti auguri per la tua carriera di domani?

“La mia mente non sta mai ferma: anche se da poco sono diventata mamma ed ho naturalmente concentrato le forze sul mio migliore progetto di vita, continuo a disegnare per le aziende. In particolare, continua la mia collaborazione con Bosa Ceramiche e ne sto impostando di nuove. Per il futuro mi auguro di arrivare con il mio lavoro ad avere un’identità e un’immagine precisa, riconoscibile nel vasto campo del design".

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