Melogranoblu, l’emozione della luce: intervista a Massimo Crema Melogranoblu, l’emozione della luce: intervista a Massimo Crema
Design

Melogranoblu, l’emozione della luce: intervista a Massimo Crema

Scritto da Redazione |

07 Aprile 2017

Progettare la luce con il vetro. Non potrebbe essere più chiara la mission di Melogranoblu, azienda bergamasca nata nel 1997 dall’idea di Ermanno Rocchi e Massimo Crema per portare l’arte dell’illuminazione Made in Italy sul mercato internazionale. Perché non esiste il design senza la manualità artigianale, ed è per questo che ogni pezzo uscito dal laboratorio di produzione viene soffiato e lavorato rigorosamente a mano, in costante contatto con il cliente, sulle cui esigenze viene modellato ogni progetto. A Euroluce, nel contesto del Salone del Mobile di Milano, Massimo Crema ci ha presentato la storia e le novità di un’azienda che non cessa di evolversi e di plasmare la luce, di oggi e di domani.

 

Con quali novità si presenta Melogranoblu al Salone del Mobile?

“In realtà portiamo l’evoluzione di una collezione che si chiama Hydra System, che è un sistema che abbiamo ideato qualche anno fa per realizzare delle composizioni di piccole dimensioni per il residenziale e grandi dimensioni per il contract. È proprio un sistema. La forma in vetro, una corda speciale in maglia metallica per sostenerlo, il vetro appeso a questa con un piercing e un faretto nel soffitto. Basta. Quattro elementi semplici che ti permettono di progettare in forma libera, quasi all’infinito, composizioni di vetro con la luce. Questa corda metallica è molto leggera e resistente e abbiamo studiato il modo per appendere più vetri a ogni filo, arrivando fino a 15 metri. Facciamo composizioni molto lunghe, adatte ad ambienti come vani scala, fino a estenderci sul soffitto in maniera infinita. Appendiamo singolarmente ogni corda. Lavoriamo di composizione. Tutto questo è arrivato dopo un po’ di esperienza con vetro e luce e dopo aver capito che il vetro è molto interessante anche se illuminato. Inoltre a questo Salone portiamo forme e colori nuovi. In particolare portiamo una finitura su vetro trasparente che in realtà è un deposito metallico e 3-4 prodotti nuovi, che vogliono dimostrare che noi abbiamo un laboratorio di soffiatura, che ci permette di produrre e fare ricerca”.

 

Cosa significa per voi essere un brand Made in Italy?

“É fondamentale, al punto che noi fino a qualche anno fa abbiamo lavorato con terzisti per quanto riguardava il vetro. Poi abbiamo deciso di aprire un laboratorio di soffiatura in Italia. Abbiamo conosciuto un maestro soffiatore con cui si è creato un feeling. Io voglio comunque che in Italia si continui ad avere personaggi come lui e queste professioni possono lavorare grazie alle aziende”.

 

Come riescono i vostri impianti luminosi a trasmettere emozioni? Quanto è importante in questo senso l’uso del vetro?

“Questa è la base di tutto, perché noi non siamo due designer. Non lo siamo e non vogliamo esserlo. Siamo due scenografi. Per noi è fondamentale che quello che proponiamo crei delle emozioni. Probabilmente siamo meno attenti alla funzione di illuminotecnica, a quanti watt usiamo, quanta luce arriva. Per questo veniamo sgridati dal nostro tecnico. Il nostro obiettivo è la bellezza del vetro illuminato. Per noi il grado emozionale dell’oggetto viene prima del grado funzionale”.

 

Progetti per il futuro?

“Nei prossimi mesi ci occuperemo della presentazione e della commercializzazione dei prodotti che vedete qui oggi. Noi vogliamo andare avanti con la nostra proposta di progettazione. Non siamo designer. Più che prodotti vogliamo creare le nostre installazioni”.

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