Nuove visioni di porta Nuove visioni di porta
Design

Nuove visioni di porta

Scritto da Giulia Guerra |

16 Settembre 2016

Porta. Secondo la Treccani, nella lingua italiana questo termine indica “un vano aperto in un muro o in un’altra struttura, per poter passare”. Ma le stesse identiche cinque lettere sono anche l’aspetto della terza persona singolare al tempo presente del verbo “portare”, che ha tra i suoi sinonimi parole come “trasferire”, “spostare”, “trasportare”.

 

Come sempre, nella lingua si nascondono molte più risposte di quel che si pensa. E la lingua stessa ci dice che il concetto di porta si lega alle idee di passaggio, attraversamento, transito, e può indicare un oggetto, un invito, un ordine.

 

C’è un poi un senso di sacralità e mistero, da sempre insito nell’elemento porta come espressione simultanea di separazione e connessione, di ingresso e uscita, dallo spazio e dal tempo verso altre dimensioni, più o meno sconosciute.

 

Proprio da queste e da altre suggestioni è partito il progetto di EdilegnoArredo Gruppo Porte, che ha chiesto a quattro creativi italiani di dare la loro definizione del concetto di porta nel settore dell’architettura d’interni, un comparto nel quale l’Italia può vantare una grande tradizione di sapienza artigiana, patrimonio comune delle aziende del territorio.

 

Per l’architetto Marco Romanelli “la soglia fra un salotto e uno studio è ben diversa da quella fra cucina e bagno: io disegno per ogni interno una porta diversa, riflettendo sugli ambienti che deve collegare”.

 

E’ sempre lui a richiamare l’attenzione sul valore dell’unicità, un punto focale ripreso anche da Matteo Scagnol, fondatore della studio MoDus Architects di Bressanone: “le mie porte contengono spesso un dettaglio grafico, che richiama al progetto, come un messaggio in codice, un segno distintivo”.

 

Ancora Scagnol ribadisce che le porte possono essere concepite come “collegamenti fra uno spazio e l’altro”, in un’ottica di “trasparenza visiva e flessibilità degli spazi”, lasciandosi affascinare dalla “combinazione inedita di forme e materiali” e puntando all’innovazione tecnologica, campo in cui “le aziende italiane fanno scuola”.

 

Sul tema dell’innovazione si sofferma anche Cino Zucchi, tra i più importanti progettisti italiani di architettura e design urbano: per lui, innovazione non significa “l’applicazione di elementi altri, o la reinvenzione totale dell’oggetto porta ma piuttosto la riflessione tecnologica e formale sui suoi dettagli”.

 

Del resto, continua Zucchi, “la fluidità e il carattere informale dei nuovi modi di abitare lo spazio domestico faranno da sfondo a una nuova generazione di architetti e designer che si cimenteranno su temi di sempre con atteggiamenti, sguardi e concetti sempre nuovi”.

 

Come sottolinea Andrea Bazzichetto, imprenditore e consigliere incaricato del Gruppo Porte di EdilegnoArredo, associazione italiana che raggruppa le eccellenza del settore, “le nostre imprese lavorano su un oggetto ad alto valore aggiunto, a partire da una tradizione artigianale molto forte, e in questi anni hanno portato avanti soluzioni molto innovative a livello tecnico e tecnologico, lavorando su una fascia alta e sempre più customizzata”.

 

Un’eccellenza, quella italiana, riconosciuta anche da Duilio Forte, artista italo-svedese: “il Made in Italy, da questo punto di vista, è una garanzia di qualità di fondo, soprattutto quando si utilizzano materiali che appartengono alla nostra tradizione e si punta sulla capacità di interpretare la cultura attraverso un progetto.”

 

Tradizione, innovazione, cultura. Tutto questo è racchiuso nell’universo delle porte, e oltre resta la magia. Perché, dice Duilio Forte, la porta è “un luogo di confine: e come tutti i luoghi di confine, ha qualcosa di magico.”

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