PlayPlay, a Singapore si gioca ad arredare PlayPlay, a Singapore si gioca ad arredare
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PlayPlay, a Singapore si gioca ad arredare

Scritto da Redazione |

04 Maggio 2016

Non solo etnico. Il Sud East asiatico è sempre stato una miniera di idee, e lo è tanto più oggi, nel momento in cui l’area sta attraversando una fase di brillante (e forsennato) sviluppo economico, specie se confrontato con la situazione di arretratezza dei decenni, dei secoli passati. Centro propulsivo del fermento creativo non poteva che essere l’antica Singapore, tigre asiatica affamata di modernità.

 

Proprio a Singapore ha sede Journey East, la cui esperienza ventennale nel campo della ricerca e della distribuzione di arredi vintage e in legno riciclato diventa ora trampolino di lancio per una nuova avventura come produttori, grazie all’idea di ingaggiare un inedito duo di creativi in bilico tra Italia e Asia: Hunn Wai e Francesca Lanzavecchia.

 

I due designer, conoscitori della lunga tradizione artigianale asiatica ma al contempo consapevole delle esigenze dei nuovi proprietari di casa del Far East, giovani e rampanti, hanno realizzato una collezione di pezzi intitolata PlayPlay, una linea sorprendente i cui caratteri di innovazione e semplicità non tradiscono la vena leggera e ironica connaturata al marchio Journey East.

 

Scegliendo come materiale di base il mogano d’Indonesia dal tipico colore caldo, è stato possibile procedere a contaminazioni giocose, dove i colori dei tessuti e dei frutti locali interagiscono con la forza visiva della materia, generando un’infinità di soluzioni.

 

Tra le molte proposte, spiccano Accordion, un mobile che cambia aspetto a seconda della prospettiva da cui lo si guarda; Pong, a metà tra un tavolo da pranzo e uno da ping pong; Bazaar, originale mix di desk e libreria.

 

Ci volevano l’estro creativo del design italiano e l’approccio funzionale asiatico per riscoprire la vivacità di un continente che, lungi dal trovarsi ai confini del (nostro) mondo, è pronto a scavalcare le frontiere per sperimentare il futuro dell’abitare.

 

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