The Wind Rose, le donne e il mondo nei vasi di Matteo Stucchi The Wind Rose, le donne e il mondo nei vasi di Matteo Stucchi
Design

The Wind Rose, le donne e il mondo nei vasi di Matteo Stucchi

Scritto da Redazione |

16 Ottobre 2017

Quattro punti cardinali, quattro aree del mondo, quattro colori, quattro tipologie di donna. Una sola, affascinante collezione di vasi. È questo The Wind Rose, il progetto di Matteo Stucchi, giovane designer milanese che, a soli 24 anni e con in tasca una laurea in Industrial Design, ha deciso di imboccare la via coraggiosa dell’autoproduzione, per far conoscere a tutti la propria visione creativa. Dai gesti di mani intente a plasmare la ceramica si generano quattro diverse declinazioni del principio femminile, principio di vita e di desiderio: North, East, West e South, quattro silhouette a cui corrispondono quattro colori, Azzurro, Beige, Verde e Rosso, ciascuno legato a suggestioni etniche e paesaggistiche. In bilico tra corpo e spiritualità, Matteo Stucchi ha risposto alle nostre domande e ci ha raccontato la sua avventura nell’universo del design. Un’avventura che è appena cominciata.

 

Il tuo progetto si chiama The Wind Rose. Ti va di raccontarci di che cosa si tratta? Come mai hai scelto questo nome? 

“Il progetto nasce dall’idea di diventare un designer e di far conoscere al pubblico la mia filosofia progettuale attraverso complementi d’arredo. Il mio primo passo è stato l’autoproduzione, intesa non tanto come disegnare un bell’oggetto, ma essere un vero e proprio imprenditore. Ho scelto il nome «The Wind Rose» perchè significa «La Rosa dei Venti»: racchiude i quattro punti cardinali, da cui i miei vasi prendono il nome.”

 

Perché hai voluto mettere la figura femminile al centro del tuo progetto? Che cosa rappresenta per te? 

“Perché ho voluto raccontare le diverse tipologie della donna attraverso la mia creatività. Amo qualsiasi tipo di donna, ognuna dovrebbe accettare il proprio corpo e le proprie curve.”

 

Quanto è decisivo lo studio della materia e delle sue caratteristiche nel tuo processo creativo? 

“È importante in base alla creazione che devo fare. Per il mio progetto ho scelto la ceramica come materiale perché la conosco molto bene. In passato ho avuto diverse opportunità, da concorsi vinti ad esperienze professionali, per conoscere tutte le tecniche di lavorazione. Il tornio rispecchiava al 100% la mia idea di creazione.”

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione nel tuo lavoro? E i tuoi modelli di riferimento più importanti?

“Come fonti di ispirazione, oltre ai designer e architetti che stimo molto, da Patricia Urquiola a Fabio Novembre e Michele de Lucchi, direi tanta ricerca iconografica e soprattutto Richie Hawtin, dj canadese di musica elettronica: grazie alla sua musica, alla miscelazione dei suoni

elettronici, riesco a entrare nel mondo creativo.”

 

Che cos’è per te il design? 

“Cos'è il design per me? Potrei dare, ironicamente, la tipica risposta universitaria: design è forma e funzione. Ma in realtà è di più, il design è materia. Infatti mi considero più un artigiano che designer, mi piace scoprire, lavorare la materia. L’artigiano per me è colui che allarga i propri orizzonti, cattura colori, profumi, forme e li trasforma in progetto. Il mio design è essenzialmente la mia visione della vita. Lo scopo di chi lavora con lo

spazio è creare luoghi in cui innamorarsi, creare oggetti che fanno innamorare. Il mio motto è che più riesci a essere personale, più ti avvicini all’ambizione di diventare universale.”

 

Quali sfide vedi nel tuo futuro? C’è un sogno in particolare che vorresti realizzare? 

“Spero di poter continuare a realizzare collezioni che suscitino l’interesse del pubblico non solo italiano, ma internazionale. Vorrei iniziare a collaborare con grandi brand del design. Il design è una lingua universale.”

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