Architettura

Al Bahr Towers, il futuro ecologico dell’architettura

Gennaio 13, 2017

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Al Bahr Towers, il futuro ecologico dell’architettura

L’ambiente e le sue esigenze in dialogo con l’architettura sarà uno dei temi centrali nella riflessione collettiva che sarà rilanciata in occasione di MADE Expo, la fiera milanese dedicata all’edilizia e al design, in corso dall’8 all’11 marzo 2017.

 

Per tale ragione, l’Osservatorio MADE Expo comincia sin da ora a portare all’attenzione di appassionati e professionisti alcune opere particolarmente significative in termini di sviluppo progettuale e tecnologico, come ad esempio le Al Bahr Towers, realizzate dallo studio internazionale AHR Architects.

 

Le torri, che nei loro 25 piani ospitano gli Abu Dhabi Investment Council Headquarters, sfruttano un avanzato sistema di schermatura solare: esse sono infatti rivestite in parte da una seconda pelle costituita da una trama di moduli esagonali.

 

Gli elementi triangolari in fibra di vetro che li compongono reagiscono adattivamente ai raggi solari aprendosi e chiudendosi a seconda dell’intensità dell’irraggiamento, controllati da un apposito software che rende completamente autonomo il funzionamento dell’involucro.

 

Mentre il sole si sposta verso il basso e l’intensità del suo calore diminuisce, ad esempio, i triangoli si allontanano dalla sua traiettoria e le periferiche vengono chiuse automaticamente in modalità “crepuscolo”.

 

L’efficacia di questi schermi giganti permette all’edificio di ridurre drasticamente la dipendenza dai condizionatori d’aria e minimizzare l’uso dell’illuminazione interna artificiale, in modo da sfruttare al massimo la luce naturale proveniente in dosi massicce grazie alla pianta cilindrica degli edifici e alla facciata in vetro che consente una visione a 360 gradi dell’esterno.

 

Posizionati su un telaio a una distanza di due metri dal perimetro della facciata, gli schermi-origami rappresentano un’attualizzazione in chiave tecnologica delle intelaiature traforate in legno tipiche dell’architettura islamica, denominate ‘mashrabiya’: un omaggio alla tradizione che permette di abbattere del 50% l’assorbimento di calore e che insieme ai pannelli fotovoltaici posizionati sui tetti riduce le emissioni di anidride carbonica di 1.750 tonnellate all’anno.

 

Una copertura fotovoltaica sul lato settentrionale e un tetto verde rappresentano un’ulteriore strategia per abbattere le temperature interne in modo naturale. Entrambi i tetti generano, infine, circa il 5% del fabbisogno energetico totale.

 

Di fronte ad una visione così futuristica, i riconoscimenti non possono che fioccare: il progetto ha infatti vinto il prestigioso riconoscimento conferito dal Council on tall Buildings and Urban Habitats di Chicago, che premia la sostenibilità nel campo dell’architettura imprenditoriale.