Home Economics, il tempo delle case alla Biennale di Architettura 2016 Home Economics, il tempo delle case alla Biennale di Architettura 2016
Architettura

Home Economics, il tempo delle case alla Biennale di Architettura 2016

Scritto da Redazione |

23 Giugno 2016

I diamanti, si sa, sono per sempre. Ma la casa? La casa, no. La casa è a tempo, variabile certo, ma destinato a terminare. E il suo aspetto, allora, deve cambiare e rimodellarsi sulla base dei giorni, dei mesi, degli anni che avete in programma di restarci.

 

Questa la riflessione da cui sono partiti Shumi Bose, Jack Self e Finn Williams, curatori del progetto “Home Economics”, presentato presso il Padiglione della Gran Bretagna allestito a Venezia in occasione della 15sima edizione della Biennale di Architettura, in corso fino al 27 novembre 2016. Un percorso che affronta i diversi modi dell’abitare, passando attraverso cinque diversi modelli di “economia domestica” all’inglese, ossia cinque diverse visioni dell’architettura e della vita di casa, a partire dal periodo di tempo che dobbiamo/vogliamo trascorrervi.

 

Le case “ricostruite” per i visitatori sono in scala 1:1 e proprio per questo consentono a tutti di entrare e vivere davvero all’interno di ognuna di esse, esplorando gli spazi, gli arredi e i locali, sperimentando tante realtà “in potenza”, distanti o simili alla propria.

 

In un mondo in costante movimento, dove i punti di riferimento sono sempre meno numerosi e più instabili, la prima tappa abitativa non poteva che essere la “casa per poche ore”, rappresentata da un’ampia stanza comune con divani, poltrone e un armadio pieno di abiti e oggetti, più o meno utili, tutti rigorosamente da condividere.

 

Segue la “casa per pochi giorni”, una palla gonfiabile e trasparente da cui guardare il mondo a 360 gradi, dedicata a chi è sempre di passaggio, ai viaggiatori, a chi ha fretta, a chi è impegnato, e allora corre da un luogo all’altro contando sull’ospitalità degli amici e sulla connessione wi-fi onnipresente, per non perdere mai il collegamento universale.

 

La “casa per pochi mesi”, quella degli studenti, dei contratti a tempo determinato, è un grande mobile abitabile, funzionale, riservato, ma anche aperto alle esperienze sociali, ottimo per tessere nuove relazioni, creare nuovi contatti.

 

Sembra strana e un po’ assurda la “casa per un anno”, una scarna installazione che riunisce water, lavandino, allacci del gas e dell’acqua, ma per capirla bisognerebbe abitare oltremanica: in effetti, in Gran Bretagna, gli impianti e le finiture interne appartengono al proprietario, che li porta via con sé in caso di trasferimento.

 

Ma se vi piacesse, quella casa, e decideste di restarci? Vi trovereste nella “casa per dieci anni”, un’abitazione multifunzione che cambia insieme ai suoi abitanti, dilatandosi e contraendosi quando i figli nascono e se ne vanno, con stanze jolly che cambiano aspetto e destinazione, come le camere da letto, che diventano office o studio.

 

Dieci anni. Stop. Per gli inglesi basta e avanza. Speravate di restare di più? Perché siete stanziali, o semplicemente, siete italiani.

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