Architettura

Il “passion cluster” di Singapore: co-working e co-living di scena a MADE Expo

Gennaio 24, 2017

scritto da:

Il “passion cluster” di Singapore: co-working e co-living di scena a MADE Expo

Che l’esito inaspettato dell’individualismo moderno sia una riscoperta della condivisione? Sembrerebbe un paradosso, eppure è proprio questa la direzione nella quale pare marciare la società, perlomeno quella composta da generazioni giovani, creative e cosmopolite, alla ricerca di nuovi stili di vita improntati alla totale flessibilità.

 

Così, l’avvento della sharing economy è in procinto di rivoluzionare l’idea stessa dell’abitare contemporaneo, indirizzando progettisti e costruttori verso grandi complessi multifunzionali in grado di mescolare pubblico e privato, lavoro e tempo libero, comunità e ambiente.

 

Tendenze che saranno analizzate, nei loro aspetti globali, al prossimo MADE Expo, la fiera milanese dedicata ad approfondire i nuovi modi di vivere e di abitare, attraverso i progetti e le voci degli esperti, dall’8 all’11 marzo 2017.

 

E tra le esperienze più significative in questo senso, l’Osservatorio Made Expo porta all’attenzione sin da ora la riconversione dell’area dell’ex Funan DigitaLife Mall di Singapore, un’iniziativa ispirata ai principi del più innovativo green lifestyle.

 

Il complesso, progettato dalla company internazionale Woods Bagot, include negozi, ristoranti, residenze, uffici, cinema, una fattoria urbana, attrezzature sportive, ed è stato disegnato per promuovere un’idea di mobilità urbana sostenibile e abitudini di vita salutari: l’intera costruzione è infatti strutturata a misura di ciclisti, sia in termini di accessibilità e fruizione degli spazi, sia in termini di servizi dedicati.

 

A questo scopo il piano terra dell’edificio si configura come un vero e proprio snodo all’interno della rete urbana di piste ciclabili che favorisce l’ingresso e l’uscita dai suoi spazi attraverso rampe di raccordo e offre ristoro e supporto ai ciclisti con uno bike shop e un bike cafè dotati di officine, armadietti e docce.

 

Il basamento diventa in questo modo una sorta di streetscape poroso costantemente connesso con il quartiere e lo spazio urbano.

 

La visione dei progettisti è quella di creare un ambiente fertile in cui gli abitanti possano coltivare le proprie passioni e i propri interessi, quasi a voler creare un autentico passion cluster, un incubatore in cui l’organizzazione degli spazi incoraggia la condivisione e la liberazione di energie creative e in cui i retailer, ad esempio, possono proporre prodotti e concept innovativi in negozi concepiti come laboratori di sperimentazione.

 

 

Il fine ultimo, infatti, è quello di creare una comunità produttiva che si riconosce e si aggrega intorno a inclinazioni e stili di vita identitari, di cui l’architettura diventa il catalizzatore e, allo stesso tempo, il manifesto estetico e progettuale