Architettura

Il loft “escheriano” di Westway Architects a Milano

Dicembre 13, 2016

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Il loft “escheriano” di Westway Architects a Milano

Milano, zona Città Studi. Uno stabile degli anni Venti, di quelli costruiti per i ferrovieri, adatti ad ospitare abitazioni popolari per famiglie numerose, diventa oggi una contemporanea villa di città con giardino, adatta ai nuovi nuclei familiari, anche costituiti da una sola persona.

 

Il progetto del nuovo loft verticale situato nel cuore della capitale lombarda è stato messo a punto dallo studio d’architettura Westway Architects, in collaborazione con Stefano Pavia.

 

Dopo un intervento di profonda ristrutturazione durato circa due anni, dell’originaria struttura è stato mantenuto solamente l’involucro murario con le relative aperture mentre tutto il resto, fondamenta, copertura, solai, cappotto interno, impiantistica e distribuzione interna, è stato realizzato ex novo.

 

La volumetria totale è rimasta invariata, mentre la superficie calpestabile è aumentata di 60 mq grazie al nuovo posizionamento dei solai, delle scale e al recupero del sottotetto; inoltre il complesso è stato dotato di un sofisticato impianto di domotica e rispetta gli standard della certificazione energetica CENED per la Classe B.

 

Il tutto con un tocco di artisticità, come spiega Luca Aureggi:
“Lo sviluppo in verticale dell’abitazione ci ha offerto la possibilità di realizzare uno dei nostri sogni di architetti: uno dei sistemi di scale delle costruzioni impossibili di Escher. E il committente si è lasciato attrarre da questo sogno! Abbiamo svuotato l’interno affinché lo spazio potesse espandersi in orizzontale e in verticale e abbiamo creato un nucleo centrale, autonomo dal punto di vista strutturale e avulso dal contesto storico esistente, che si snoda su cinque piani ognuno dei quali servito da due scale fra loro indipendenti, posizionate lungo i muri portanti longitudinali”.

 

Le scale a una sola rampa e di larghezza contenuta (80 cm) consentono il collegamento dal piano interrato al piano quarto (zona fitness, zona pranzo-cucina, soggiorno, camera da letto, studio) non in modo continuo bensì alternato. E’ un percorso a zig-zag che implica l’attraversamento trasversale del singolo piano, privo di elementi divisori (open space).

 

L’abitazione è concepita come un loft verticale a percorrenza obbligatoria dove perdersi e ritrovarsi diventa un gioco. E il senso di smarrimento che ne consegue amplifica la percezione dello spazio” continua Aureggi.

 

Tutti i materiali utilizzati concorrono a creare una spazialità fluida che si espande fino alla terrazza e al giardino. Il rapporto con l’esterno è favorito da queste proiezioni verdi che contestualizzano l’edificio all’interno della realtà conviviale e “paesana” che lo circonda, decisamente atipica per una grande città.

 

Dalla porta d’ingresso ci si ritrova catapultati nella lunga prospettiva della zona pranzo-cucina con vista sul giardino; da qui inizia l’ascesa verticale attraverso le diverse scale, compresse fra i muri portanti longitudinali e la struttura del nucleo centrale.

 

Le dimensioni ridotte delle rampe vengono bilanciate dalla larghezza della zona di sbarco, una parte del piano attraverso la quale è necessario passare per accedere alla successiva rampa di scale. E così si sale fino alla zona studio ricavata nell’ex sottotetto.

 

I pochi arredi, perlopiù vintage, sono di altezza contenuta e non esistono porte e armadi; piani e scale formano un’unica entità strutturale e materica grazie anche al medesimo rivestimento in doghe di legno.

 

200 metri quadrati totali della casa che si moltiplicano in una visione tridimensionale dello spazio, geometrico e ipnotico allo stesso tempo, come in un’opera di Escher.