Intervista esclusiva a Oberto Oberti: l’architettura del futuro? Dovrà far rinascere gli slums Intervista esclusiva a Oberto Oberti: l’architettura del futuro? Dovrà far rinascere gli slums
Architettura

Intervista esclusiva a Oberto Oberti: l’architettura del futuro? Dovrà far rinascere gli slums

Scritto da Giulia Guerra |

08 Giugno 2016

Dopo una formazione internazionale, l’architetto milanese Oberto Oberti fonda il suo studio d’architettura a Vancouver nel 1976. Sarà l’inizio di un’ascesa inarrestabile, che vedrà lo studio diventare protagonista del processo di trasformazione della città, modificandone in profondità l’assetto urbano fino a farne la metropoli nota a noi oggi. Un uomo di “visioni”, un architetto dalle intuizioni rivoluzionarie, nel corso della sua carriera Oberto Oberti si è cimentato in ogni tipo di progetto, dalle chiese alle stazioni sciistiche, dai negozi ai fenomenali grattacieli. Proprio lui, che ha sempre avuto lo sguardo puntato sul futuro, ha parlato con noi delle sue radici italiane, del suo lavoro in quel Canada che l’ha adottato, dei progetti a cui sta lavorando e delle sfide che attendono l’architettura di domani.

 

La sua è una storia di emigrazione di successo, dall’Italia al Canada. Che cosa ha significato per la sua carriera e per il suo lavoro poter fare affidamento su un background culturale e artistico come quello italiano?

“La base culturale data dalla scuola e dall’ambiente italiano nei suoi aspetti positivi è unica al mondo, e permette una visione delle cose e del futuro che sono pure unici. Questo è un grande vantaggio, un vantaggio di “vision” che io spero di trasmettere anche alle future generazioni qui nel nostro mondo nuovo attraverso il lavoro, l’ufficio e la famiglia".

 

Dal suo studio di Vancouver, ha assistito negli anni allo sviluppo della città, contribuendo in modo decisivo a modificarne lo skyline. Quanto l’architettura ha avuto un peso nel cambiare la percezione urbana e con essa lo stile di vita degli abitanti vecchi e nuovi?

“Questo richiederebbe un lungo discorso, ma in poche parole credo che la visione che portò al cambiamento del piano regolatore della City of Vancouver nel 1987 con la nostra torre a 1415 West Georgia Street fu una delle cose più decisive. Fino allora nel Downtown District di Vancouver non era permesso costruire edifici a torre residenziali. Il cambiamento che dopo tre anni di lavoro riuscimmo ad ottenere creò la città che vediamo oggi, abbastanza unica in Nord America, con una completa integrazione di usi e con il concetto di vita residenziale nel centro città come in Europa. E’ uno stile di vita che ora rende Vancouver speciale in questo continente".

 

Si è occupato di numerosi progetti, anche molto diversi tra loro, dall’edificazione di grattacieli, alle ristrutturazioni, alle realizzazione di stazioni sciistiche e resort. Di quale lavoro è più orgoglioso? Quale progetto è più emblematico del suo modo di interpretare i principi dell’architettura?

“Ogni progetto costruito finisce sempre per essere un rendimento parziale della visione, per via degli inevitabili compromessi imposti da autorità e clienti; è quindi un po’ difficile rispondere, anche perché mi sono piaciuti sia progetti piccoli che grandi. Il progetto più grande è Kicking Horse Mountain Resort, che porta felicità a molti sia per il paesaggio che per lo sport e il piacere del soggiorno. E’ un progetto che mi ha permesso di far vedere come si lavora con la natura, non contro la natura. I più piccoli progetti sono forse i negozi di gioielleria, ottimi per la loro luminosità e per i prodotti che mostrano. La chiesa di Christ the Redeemer a West Vancouver, pur essendo piccola, mi ha poi permesso di far vedere che l’architettura moderna può trasmettere una tradizione bimillenaria e un senso del sacro esattamente come l’architettura del passato. Io vedo l’architettura come un messaggio attraverso l’ambiente, e l’ambiente può essere la natura stessa o la modificazione armoniosa della natura attraverso l’opera d’arte. Anche l’opera d’arte modesta può portare un messaggio felice, in armonia con la natura dell’uomo e delle cose".

 

Italia e Canada sono due realtà molto distanti, sotto tutti i punti di vista. Secondo la sua esperienza in campo progettuale ed edilizio, che cosa l’Italia dovrebbe imparare dal Canada? E viceversa, quale potrebbe essere una risorsa di cui l’Italia dispone e che al Canada manca?

“Un altro discorso lungo e difficile. Quello che trovo positivo in Canada è la spinta comune di tutta la società verso il rispetto per la persona, e un desiderio di giustizia e di uguaglianza che rende il lavoro più sereno. La grande risorsa che rende l’Italia unica al mondo è la sua base di cultura classica, tipica delle scuole italiane, che offre un riferimento culturale prezioso ancorato negli aspetti della natura umana che sono comuni a tutti gli uomini. La cultura classica e il suo spirito (intendiamoci, non le colonne composite) sono una indistruttibile “Italian Brand” che potrebbe precedere e lanciare l’industria italiana nel mondo come nessun’altra cosa. Cosa che in parte sta già succedendo da sé".

 

Uno sguardo al futuro. Secondo lei, quale sarà la prossima grande sfida con cui l’architettura mondiale dovrà confrontarsi, nel terzo millennio? Quali cambiamenti ci aspettano?

“L’architettura ormai può fare di tutto, e rischia di diventare irrilevante a causa della stravaganza. Il nostro mondo ricco, distratto e “global” sta dimenticando i milioni di abitanti degli slums nella maggior parte delle città. La grande sfida dell’avvenire è la ristrutturazione delle megalopoli, il risanamento e la ricostruzione degli slums. In questo architettura ed economia devono lavorare insieme, e migliorare molto".

 

Per quanto riguarda lo studio Oberto Oberti Architecture, quali sono i prossimi progetti che vedremo realizzati? A che cosa sta lavorando?

“Non possiamo raccontare tutto e abbiamo un cliente di prestigio che ci proibisce di parlare, ma abbiamo un bellissimo progetto che è di pubblica conoscenza, Valemount Glacier Destinations, vicino a Jasper National Park. Global TV ne ha già parlato. Ci fa molto piacere avere avuto anche l’endorsement del leader del B.C. Green Party.

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