Architettura

L’edilizia italiana vince nel mondo (ma lo Stato è assente)

Ottobre 17, 2016

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L’edilizia italiana vince nel mondo (ma lo Stato è assente)

L’edilizia italiana continua la sua cavalcata in giro per il mondo, e lo fa con crescente successo. E’ quello che emerge dai dati del Rapporto Ance 2016 relativi alla presenza delle imprese italiane di costruzioni all’estero, che segnalano un fatturato cumulato al di fuori dei confini italiani pari a 12 miliardi, in aumento del 14,5% rispetto al 2014.

 

Le nostre aziende sono attive in 89 Paesi, dove hanno concluso contratti di costruzione per 87 miliardi di euro; in questo contesto, si evidenzia l’aumento delle commesse nei mercati più sviluppati (con investimenti per 7 miliardi in 21 Paesi Ocse) e la conquista di nuove aree commerciali, dalla Germania all’Ungheria, dal Regno Unito, al Laos, all’Indonesia.

 

La zona che si conferma principale polo di attrazione dell’edilizia italiana è ancora il Sud America (23,1% sul valore totale delle commesse) ma è interessante notare l’incremento dei progetti costruttivi in Medio Oriente, in particolare nello Stato del Qatar.

 

Per quanto riguarda l’entità dei lavori, le imprese italiane sono chiamate a realizzare in primo luogo autostrade (55% dei contratti), secondariamente ospedali (18%) e impianti per la produzione e la distribuzione di energia elettrica (12,4%).

 

Eppure, nonostante i numeri del settore dimostrino una crescita costante da undici anni a questa parte, secondo lo studio dell’Eurpean International Contractors (EIC) il nostro Paese, nel 2014, ha stanziato lo 0,19% del proprio Pil come aiuto allo sviluppo, un valore sensibilmente inferiore alla media Ue (0,49%).

 

Anche l’edilizia diventa allora un altro caso di eccellenza Made in Italy che attende riconoscimenti più cospicui e contributi più concreti da parte delle istituzioni, per costruire un nuovo sistema di relazioni imperniato sulla proficua collaborazione tra pubblico e privato.