Architettura

Simone Micheli oltre il progetto: l’architettura alla prova del sogno

Ottobre 14, 2016

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Simone Micheli oltre il progetto: l’architettura alla prova del sogno

L’architettura come racconto che definisce nuovi mondi, per progettare non più in metri quadri ma piuttosto in metri poetici. No, non è il sogno di uno scrittore visionario, ma la filosofia di vita e di lavoro che guida Simone Micheli, architetto, designer, pensatore, comunicatore, creativo a 360 gradi. Perché progettare è una vocazione, un invito a guardare il mondo in prospettiva futura, lasciandosi trascinare dall’entusiasmo delle relazioni, restando sorpresi di fronte alle proposte coraggiose che vengono dalle nuove generazioni. E dunque, se il cielo e il mare non sono confini ma affascinanti opportunità, l’impossibile diventa una sfida e l’eternità è la meta a cui tendere. Perché non ci sono limiti per Simone Micheli, che studia ogni giorno la meraviglia del mondo e la traduce in forma per noi. Noi che abbiamo parlato proprio con lui nel suo studio-galleria milanese, in occasione dell’evento “Simone Micheli racconta i suoi progetti”, esplorando in punta di piedi un po’ del suo universo.

 


Lei è un creativo poliedrico: i suoi interessi spaziano dall’architettura, all’interior design, fino a toccare il visual design e la comunicazione. In quale di questi campi si sente più a suo agio? C’è un filo rosso che collega i suoi lavori al di là del settore al quale appartengono?
“È difficile rispondere. Amo tutto ciò che è progetto. Non potevo che fare l’architetto nella mia vita. Per me progettazione significa volersi bene e cercare di voler bene agli altri, tentando di esplorare pianeti infiniti e meravigliosi. Tutti i settori citati sono a me cari. È lo stesso che risponderebbe qualunque padre messo di fronte alla domanda “Quale figlio ami di più?”. Oggi a mio parere il progettista deve staccarsi dai metri quadri e dai metri cubi, lavorando in metri poetici e stimolanti. Una persona poliedrica, come dicevi tu, deve fare del proprio vivere la definizione di un altro mondo, permeato da tantissime storie. Questa è la comunicazione”.

 

Nell’ambito dei Brera Design Days in corso a Milano si parla di progettazione e relazione con i cittadini. Nel corso della sua carriera ha curato numerose mostre tematiche: qual è secondo lei la strada migliore da percorrere per divulgare la cultura del progetto?
“Senza ombra di dubbio la comunicazione e la presenza sul campo. Bisogna raccontare storie che siano codificabili e comprensibili a tutti. La cosa più stimolante è sicuramente continuare a vivere in termini di sperimentazione. Nel mondo dell’interior design fare mostre oggi è molto semplice, ma estendere la comunicazione cercando di creare link con le persone vuol dire sperimentare”.

 

Nel suo lavoro cerca sempre di avere un occhio di riguardo per l’aspetto ambientale. Sul fronte della sostenibilità, quale sarà secondo lei il futuro dell’architettura e del design? Come si riuscirà a coniugare progresso e rispetto per il Pianeta?
“Purtroppo sono costretto a ribaltare la domanda. Io cerco, per quanto mi è possibile, di costruire cose in maniera ecocompatibile. Dico cerco con un po’ di tristezza perché oggi è praticamente impossibile costruire storie ecosostenibili. L’industria rilascia prodotti che non sono ecocompatibili che vengono utilizzati in processi di realizzazione che non sono ecocompatibili. Costruire in termini di sostenibilità, capirai bene, che è difficile. Per questo parlo spesso di sostenibilità commerciale degli interventi. L’ecosostenibilità oggi passa attraverso budget di lavoro necessari per costruire e per far sì che le operazioni stiano in piedi. Il futuro è legato alla comunicazione, non all’architettura reale. Basta guardare i materiali con cui è arredato il mio studio: non dureranno mai 300 anni. La tavolozza da pittore che oggi abbiamo in mano noi oggi per costruire non è più la stessa di 500 anni fa. È fatta di materiali improbabili, assurdi, complessi e pensati per non durare. Pensiamo agli etruschi. Cos’è rimasto delle loro costruzioni? I frontoni in terra, perché l’architettura in legno si è distrutta tutta. Ecco, il nostro periodo storico è un po’ etrusco, caratterizzato da materiali non durevoli, tossici e alcuni persino difficili da smaltire. Il futuro, per dirlo in una parola, deve essere etico”.

 


Qual è secondo lei, nel mondo dell’architettura e del design, un nome emergente di cui sentiremo presto parlare?
“Difficile da dire. Durante il Salone del Mobile, fiera di riferimento per noi formiche che gravitano attorno al mondo dell’architettura e del design, una delle cose che mi fa zampillare il cuore è la visita al Salone Satellite, dove ci sono i giovani che esprimono la loro creatività, la loro forza, il loro desiderio di affermazione. Tutti gli anni dedico un’ora per visitare quel frammento del Salone. Tutti i giovani che ho visto fanno parte di un futuro possibile. Auguro a tutti loro di emergere. Quindi non ti faccio un nome ma te ne faccio mille”.

 

Cosa consiglierebbe a un giovane?
“Consiglio di comunicare tutto ciò che progettano. Non bisogna fermarsi al progetto, ma guardare le riviste per dimenticare le forme, cercando di mantenere una coscienza dei contenuti di ciò che guardano. Io, per esempio, sono un grande appassionato e conoscitore della storia dell’arte 500entesca e amante di mobili d’antiquariato. Guardando le mie realizzazioni, però, non si direbbe. Lavoro con grande umiltà, cercando di dar vita e vigore ai miei sogni, rispettando quelli altrui e non curandomi se le mie architetture e i miei interni piacciono agli altri. Anche perché a me piacciono tantissimo”.

 

A quali progetti sta lavorando? Qual è la sua prossima sfida?
“Sto lavorando a moltissimi progetti. Circa 70 storie in giro per il mondo tra masterplan, architetture, interior, design e corporate. La mia prossima sfida è cercare di disegnare il cielo o il mare. È ovviamente una metafora: cerco una sfida impossibile. L’intenzione emotiva è quella di avvicinarmi alla meraviglia dell’eternità, generare forme e contenuti che si avvicinino all’impossibile”.