Superare il sisma, il nuovo Edificio Polifunzionale sul Gran Sasso Superare il sisma, il nuovo Edificio Polifunzionale sul Gran Sasso
Architettura

Superare il sisma, il nuovo Edificio Polifunzionale sul Gran Sasso

Scritto da Redazione |

24 Gennaio 2020

Ricucire le ferite ancora aperte dopo il dramma del terremoto del Centro Italia nel 2016 attraverso una progettazione consapevole, capace di puntare sulla ricomposizione dell’equilibrio tra uomo e natura: è l’obiettivo del nuovo Edificio Polifunzionale realizzato nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e parte della riqualificazione di Spelonga, frazione di Arquata del Tronto.

Firmato da Gianluca Fontana, socio dello studio LGSMA con sede a Roma, il progetto fa parte di un più ampio piano che prevede la nascita di altre due costruzioni destinate all’uso pubblico, e si definisce in sintonia con il paesaggio delle montagne marchigiane, che dominano l’area, mantenendo un forte legame con il territorio.

L’opera è stata realizzata nel pieno ascolto della comunità locale e delle sue esigenze ed è presto diventata il nuovo punto di aggregazione degli abitanti, che ritrovano attraverso di essa il legame con l’ambiente naturale, enfatizzato dalla struttura dell’edificio.

Quest’ultima riprende infatti i profili delle alture che circondano il paese: grandi facciate vetrate triangolari costituiscono gli ingressi della costruzione, restituendo all’ambiente la luce vivida del panorama montano, oltre a permettere di mantenere la continuità visiva fra interno ed esterno così come fra ambiente artificiale e naturale, integrandosi con naturalezza.

Anche i materiali scelti rappresentano questo orientamento: in particolare, i rivestimenti esterni sono stati sviluppati da Gianluca Fontana in collaborazione con l’azienda Terreal Italia appositamente per l’opera, scegliendo formelle in terracotta che richiamano i materiali locali, in cui predomina il marrone della terra dei Monti della Laga e che danno alle falde della struttura una vibrazione di luci ed ombre dalle molte gradazioni; allo stesso modo lo spazio interno di 160 mq fa largo uso del legno, di cui le aree boschive circostanti sono ricche, con una parete completamente rivestita in legno che prosegue sul soffitto della sala.

La forma archetipica del triangolo e della piramide della struttura nasce poi dal desiderio di tornare alle forme primigenie del costruito, ai primi insediamenti rurali, ancora più significativo in un contesto di distruzione dovuta al sisma.

Inoltre, lo spazio pubblico è concepito come luogo di aggregazione e scambio, sia nei suoi ambienti interni che nelle aree esterne: come in una piazza, attività differenti possono aver luogo contemporaneamente e integrarsi, senza ostacolarsi l’un l’altra, nel segno della massima versatilità d’uso.

L’interno è adibito a sala di proiezione, biblioteca, luogo di culto nella domenica, oltre a conservare ed esporre cimeli storici del ‘500 (la bandiera della battaglia di Lepanto), testimonianze importanti della storia locale.

All’esterno, invece, la struttura a gradoni del tetto consente di avere delle sedute per gli spettacoli all’aperto e, percorrendo la scalinata, si raggiunge una terrazza panoramica, dove un binocolo permette di ammirare le forme imponenti del Monte Vettore e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Grazie al decisivo contributo dell’architettura, la natura ritorna così autentica protagonista, non più minacciosa ma finalmente amica degli abitanti della zona.

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