Taipei Performing Arts Center, un’archistar per la nuova Cina Taipei Performing Arts Center, un’archistar per la nuova Cina
Architettura

Taipei Performing Arts Center, un’archistar per la nuova Cina

Scritto da Redazione |

09 Maggio 2016

La Cina sta cambiando volto, e per farlo, sembrano pensare le autorità, non esiste scelta migliore che quella di affidarsi ad un’archistar. Così, il prestigioso studio d’architettura Oma, guidato da Rem Koolhaas e David Gianotten, è stato chiamato dalla classe dirigente della città di Taipei per realizzare, in collaborazione con Kris Yao I Arteche, un grande complesso teatrale destinato a diventare un centro d’arte e spettacolo capace di riqualificare l’intera area, integrandovisi perfettamente.

 

Il Taipei Performing Arts Center prevede una suddivisione strutturale organizzata in tre blocchi principali: innanzitutto, il Gran Teatro asimmetrico, dotato di una capienza pari a 1500 persone; il teatro Multiform, che presenta 800 posti disponibili, si affaccia sul Gran Teatro ed è pensato per ospitare performance teatrali di carattere sperimentale; infine, il Proscenio Playhouse, la cui capienza è anche in questo caso di 800 persone.

 

Queste tre sale teatrali sono concepite per funzionare indipendentemente l’una dall’altra, pur essendo distribuite secondo un disegno a spina di pesce attorno ad un enorme cubo centrale volumetrico. Esse sono protese sulla città e quando l’intera sovrastruttura verrà completata, probabilmente nel corso del 2016, si avrà un effetto di sorprendente interazione con la comunità urbana, in un costante scambio di suggestioni estetiche ed energia vitale.

 

I materiali impiegati per l’involucro sono sostanzialmente due: uno speciale vetro ondulato sarà destinato a ricoprire il volume cubico centrale, mentre i tre elementi teatrali saranno rivestiti da grandi pannelli in alluminio.

 

Si tratta di un progetto rivoluzionario, dove l’architettura si spinge al di là di ogni certezza per approdare ad una prospettiva spettacolare, lasciando anche l’opportunità di dare vita a performance straordinarie capaci di unificare l’intero complesso come a costituire un solo ed unico palcoscenico. E allora, la sfida sarà una sola: procurarsi un biglietto.

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