Architettura

Trump alla conquista (dello skyline)

Novembre 8, 2016

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Trump alla conquista (dello skyline)

In politica Donald Trump non è uno che le manda a dire. Tra toni aggressivi, battute irriverenti, attacchi verbali di ogni genere, queste presidenziali ormai in dirittura d’arrivo ci hanno dimostrato di quanti eccessi può essere capace uno degli uomini più ricchi d’America.

 

Alla fine della corsa, però, su Trump resta una certezza: la sobrietà non fa per lui. E non solo nei comizi, anche nelle architetture. Nelle più importanti città degli Stati Uniti, da New York a Chicago, le Trump Tower costruite dal miliardario, chiamando blasonati architetti (tra questi Adrian D. Smith, anche autore del Burj Khalifa di Dubai), sono per eccellenza simbolo di ricchezza e sfarzo.

 

L’altezza spropositata, le decine di piani che si sovrappongono in verticale, il dispiego di luci e vetrate, l’imponenza di un lettering inconfondibile, il lusso degli arredi all’interno: tutto concorre a delineare le caratteristiche di quello “stile Trump” capace di interpretare in maniera magistrale il comune concetto di opulenza.

 

Ne è un modello esemplare la più recente Trump World Tower di New York, conclusa nel 2001 e progettata da Costas Kondylis, autore anche del Trump International Hotel and Tower, situata nei pressi di Culumbus Circus, tra Broadway e Central Park West. Si tratta di 420 metri di altezza rivestiti da un involucro in vetro con riflessi che virano al bronzo, variati tramite una tonalità scura, che suscitarono molte polemiche a causa della scarsa integrazione con il contesto circostante, polemiche che giunsero in tribunale e furono puntualmente rispedite al mittente.

 

Non le manda a dire, abbiamo detto. Anzi, il candidato alla Presidenza rilancia. E sbarca in Canada. Infatti, dopo aver riportato in auge un antico maniero scozzese, la Trump Organization sta attualmente costruendo un nuovo grattacielo a Vancouver, per l’appunto il Trump International Hotel and Tower Vancouver. Destinato a diventare la seconda torre più alta in città, esso conta 69 piani, concepiti dall’architetto Arthur Erikson per plasmarsi su una forma triangolare in torsione dal basso verso l’alto.

 

Insomma, comunque vadano le elezioni, Trump sa come lasciare tracce non solo sul territorio americano, ma anche oltre confine. Tra poche ore sapremo se sarà soltanto una questione di edifici.