A Joyful Sense at Work: il futuro dell’ufficio spiegato dal presidente di Assufficio Marco Predari A Joyful Sense at Work: il futuro dell’ufficio spiegato dal presidente di Assufficio Marco Predari
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A Joyful Sense at Work: il futuro dell’ufficio spiegato dal presidente di Assufficio Marco Predari

Scritto da Redazione |

11 Aprile 2017

A Joyful Sense at Work. È stato questo uno dei temi che, insieme alla luce e all’arredo, hanno caratterizzato il Salone del Mobile 2017. Un’esposizione che, tra innovazione e tradizione, ha saputo plasmarsi alla perfezione sul recente cambiamento pervenuto nel mondo del lavoro. Un mutamento concretizzato soprattutto negli ambienti, con il sistema ufficio, che, come ci racconta Federlegnoarredo, ha vissuto un 2016 estremamente positivo.

 

“Il 2016 è stato un anno particolarmente positivo, sia per le esportazioni (cresciute del 2,6%) ma soprattutto grazie al mercato interno (+11%). È stato trainante il canale contract sia in Italia che all’estero: il fenomeno riguarda la maggioranza delle imprese ed è trasversale, rilevando più la qualità del servizio e la capacità organizzativa che la dimensione aziendale in se stessa”.

“Il settore è piuttosto concentrato per la presenza di alcune grandi aziende specializzate a cui si affiancano piccole e micro realtà altrettanto specializzate. È un settore in continua evoluzione, che investe mediamente l’1,7% del fatturato in ricerca e sviluppo e il 2,3% in rinnovamento tecnologico-produttivo”.

 

Per capire un po’ di più come tutto il settore sta vivendo gli ultimi anni e come si sia approcciato a questo Salone, abbiamo fatto una breve chiacchierata con l’arch. Marco Predari, presidente di Assufficio e Consigliere Delegato di Universal Selecta.

  


In qualità di presidente di Assufficio, le chiedo com’è stato un Salone interamente dedicato agli ambienti di lavoro…
“Quest’anno il Salone ha dato un segnale di vivacità, perché ha saputo cogliere in modo concreto e intelligente le anticipazioni che avevamo presentato l’anno scorso. Queste anticipazioni non sono altro che materializzazioni di un pensiero: il mondo del lavoro sta cambiando fortemente e noi l’avevamo capito grazie anche alla presenza tra i nostri associati di aziende di livello del settore. Abbiamo avuto modo di fare questa ricerca che ha estrapolato questi 3 concetti basilari: la necessità di avere luoghi in cui ci si possa concentrare, condividere e comunicare ciò che si è fatto. Abbiamo pensato di farli interpretare ai quattro angoli del mondo per vedere se erano conosciuti e condivisi e se c’era la volontà di vederli consolidare. Abbiamo preso un americano, inglese, iraniano e un italiano. È venuta fuori questa installazione provocatoria, che è la rappresentazione di quello che sarà il lavoro nel breve termine. L’ambiente di lavoro piacevole non si concretizza solo nel design ma in tutto l’insieme: luce, acustica, arredo. Questi componenti si possono declinare in tante forme che non si sono ancora viste. Questo è stato un Salone partecipato, fresco e ben presentato. Tutto ciò concorre a dare un segnale di positività al settore”.

 


A livello di azienda, con Universal Selecta, cos’avete proposto a questo Salone?
“Siamo nati 45 anni fa come produttori di paletti mobili per ufficio e continuiamo a farli. Sulla logica di questi pensieri, ci siamo accorti di voler dare un segnale di questi cambiamenti di cui parlavamo prima. Abbiamo puntato su questi prodotti di nome Chakra. Sono dei modi innovativi di creare spazi di varie forme e misure. Si compongono in base a componenti curvi e rettilinei che permettono all’utente di comporre il proprio spazio. C’è un sistema di montaggio brevettato molto semplice. Non sono vincolati a soffitto e pavimento. Si tratta, in parole povere di un sistema modulare di architettura per interni fornito in kit, che permette di creare in modo semplice e veloce oasi di privacy personalizzate”.

 


Che progetti avete per il futuro?
“Da un punto di vista finanziario, siamo solidi perché abbiamo un alto rating. Siamo stati i primi a pensare a un prodotto di questa tipologia. I concorrenti, che vendono questi componenti, li vendono finiti. Noi diamo la possibilità di personalizzarli e modificarli”.

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