Credenza, il design di Spazio Pontaccio tra sacro e profano Credenza, il design di Spazio Pontaccio tra sacro e profano
Design

Credenza, il design di Spazio Pontaccio tra sacro e profano

Scritto da Redazione |

22 Aprile 2016

Da un lato lei, Patricia Urquiola, spagnola di nascita, italiana d’adozione, architetto e designer di fama mondiale, ora nuovo direttore creativo di Cassina; dall’altro lui, Federico Pepe, giovane artista e grafico, trapiantato a Milano dalle Alpi piemontesi, tra le anime dell’art magazine Le Dictateur e “dittatore” dell’immagine.

 

Una coppia eccezionale dalle idee inesauribili riunita dalla Galleria Spazio Pontaccio, palcoscenico privilegiato del design internazionale fin dalla sua nascita a Milano, nel quartiere Brera, nel lontano 2002.

 

Nasce così, dalle suggestioni condivise di questo inedito duo di creativi, la capsule collection “Credenza”, una collezione di arredi in vetro piombo ispirata alle coloratissime vetrate delle storiche cattedrali europee, a metà tra vocazione sacra e rivisitazione contemporanea.

 

Presentata in occasione dell’ultima Design Week milanese, “Credenza” vuole essere innanzitutto un gioco provocatorio, come dimostra quel nome ambivalente, che si richiama da una parte ai mobili della tradizione e dall’altra alle esigenze spirituali più profonde dell’essere umano, naturalmente portato alla ricerca di qualcosa in cui, appunto, “credere”.

 

La collezione si distingue per il forte impatto creativo dei grafismi utilizzati, in un tripudio di colori a contrasto che evocano la tecnica millenaria delle vetrate gotiche per stravolgerla in versione ultramoderna, grazie anche ai materiali impiegati, quelli tipici della decorazione ecclesiale.

 

Tutti i pezzi sono prodotti in Italia, contando sulla straordinaria perizia tecnica e artistica dei migliori artigiani, che sono stati capaci di dare vita ad un prodotto di design in dialogo con il contesto che lo circonda, grazie agli effetti di trasparenza e riverbero della luce, come in un continuo gioco di riflettenze.

 

In bilico tra simbolismo religioso e rielaborazione di design, questi gioielli dell’arredo si configurano come un’ulteriore prova dell’eccellenza creativa italiana, destinata a riservarci molte altre sorprese, magari firmate ancora dalla coppia Pepe&Urquiola.

Questo articolo parla di:

Fotografie di Jacopo Emiliani

Precedente

Aeroporto di Istanbul, all’italiana Daliform Group la commessa per la pavimentazione

Successivo

Rivestimenti “Materia”, quando il design incontra la moda

SIA Hospitality Design 2019, Matrix4Design incontra Megius
Design

SIA Hospitality Design 2019, Matrix4Design incontra Megius

La vocazione alla qualità del prodotto e al benessere della persona è da sempre il tratto distintivo di Megius, marchio di...

ADI Index 2019, l’architettura in un cioccolatino
Architettura

ADI Index 2019, l’architettura in un cioccolatino

L’architettura in un cioccolatino. Sorprende e incuriosisce la scelta dell’ADI Design Index 2019 di selezionare come...

Abimis, la cucina custom-made per Peter Zec a Essen
Design

Abimis, la cucina custom-made per Peter Zec a Essen

Siamo a Essen, in Germania, una città dalla duplice anima: da un lato la grande storia dell’industria siderurgica locale...