Gaia Nodari, progetti e design di un’italiana d’America Gaia Nodari, progetti e design di un’italiana d’America
Design

Gaia Nodari, progetti e design di un’italiana d’America

Scritto da Giulia Guerra |

23 Maggio 2017

Giovane, brillante, creativa: l’Italia le ha trasmesso il gusto per la bellezza, l’America le ha insegnato il potere dell’efficienza. Gaia Nodari è un architetto e designer di oggi, cosmopolita per vocazione, versatile per necessità, appassionata del presente, dove lo spazio è fluido e la vita scorre veloce. Con la sua decennale esperienza nel mondo dell’industria, Gaia attraversa disinvolta le dimensioni dell’universo lifestyle, passando dalla ristorazione agli hotel di lusso, dal food all’hospitality, in un vortice di collaborazioni prestigiose, committenze esclusive e progettualità raffinata, che raccoglie le sfide per trasformarle in opportunità. In equilibrio tra passato e contemporaneità, tra personalizzazione ed essenzialità, l’abbiamo incontrata per parlare del suo lavoro, del suo mondo, delle soddisfazioni avute, delle tante novità che l’attendono e che lei ha voluto svelarci (quasi) del tutto.

 

Come descriveresti in sintesi la filosofia che guida tua la visione design? Che cosa rende speciali le creazioni firmate Gaia Nodari?

“Ciò che accomuna la maggior parte dei miei percorsi progettuali è un forte sforzo nel cercare di mettere insieme il meglio del passato e del presente per arrivare ad atmosfere che ci riportino indietro con le sensazioni e le emozioni ma che abbiano il comfort e la freschezza del presente.

Mi piace lavorare con lo spazio e l’architettura in modo essenziale, pulito, giocando con materiali e colori neutri e senza tempo, per poi scaldare e personalizzare l’ambiente con l’arredo, che varia sempre in base al luogo, alla cultura, all’utente finale e le sue passioni.

Quando progetto tendo a non pensare ad un futuro troppo lontano, gli ambienti e gli oggetti di cui ci circondiamo andrebbero sempre vissuti appieno nel presente. Le persone al giorno d’oggi cambiano costantemente e più velocemente, e pensare a cosa succederà domani è l’unico modo di capire cosa esattamente non accadrà. Le abitazioni devono sapersi muovere in base alle esigenze del momento e portare all’essenziale l’architettura dello spazio, esaltandone le funzioni: è l’unico modo di lasciare libertà a pezzi freestanding d’arredo facilmente soggetti a cambiamenti e rimodellamenti.”

 

Tra le tue passioni, c’è il rapporto tra cibo e design. Quali progetti sono stati per te più interessanti da questo punto di vista? Come interpreti la relazione tra questi due volti della creatività?

“Negli ultimi anni mi sono specializzata molto su due mondi dell’interior design in particolare: abitazioni e ristoranti; e spesso mi sono ritrovata a fare le stesse domande e approfondimenti sull’autenticità e genuinità che accomuna il tempo speso in questi due ambienti.

Nonostante le nostre nonne non siano chef stellati, quei momenti a casa osservando queste meravigliose donne stendere la pasta fatta in casa ce li ricordiamo tutti, e quei pranzi erano sempre i più buoni in assoluto. Oggi assistiamo a cooking shows e andiamo in ristoranti stellati perché ci piace avere ancora qualcosa da imparare, qualcosa da commentare e condividere con amici e cari, andiamo per ascoltare delle storie e percepire delle passioni. Le stesse passioni per la qualità e il buon cibo trasmessa dalle nostre nonne.

In base a ciò, credo che il ristorante ‘Erba Brusca’, progetto che ho avuto l’onore di realizzare con rgastudio (che di ristoranti ne sanno parecchio), sia stato senza dubbio il più interessante e ben riuscito.  Situato sul Naviglio Pavese appena fuori Milano, questo ristorante racconta la storia di una giovane chef Angloamericana e del suo compagno sommelier Milanesissimo. 

Le esperienze di entrambi, acquisite con diversi anni di lavoro in Italia e all’estero, si fondono in una cucina creativa che fa sempre l’occhiolino alla tradizione.

Per via di questa combinazione divertente e grazie alla location immersa nella natura, il progetto d’interni è il risultato  di un lavoro fatto su questo mix di culture e passioni dei due proprietari.

La cucina è connessa alla sala con aperture indiscrete che permettono l’interazione tra la chef e i clienti e l’immensa scaffalatura dei vini che riveste tutta la parete longitudinale dello spazio permette al sommelier di raccontare e mostrare l’ampia selezione dei vini. La possibilità di avere una sala all’aperto che affaccia sull’orto, favorisce la relazione del cliente e la materia prima utilizzata per il piatti offerti.”

 

Hai lavorato alla realizzazione di strutture esclusive, come il Cipriani di Venezia e lo Splendido di Portofino: quali sono secondo te gli elementi oggi imprescindibili nel settore dell’accoglienza di lusso?

“Gli elementi fondamentali per l'accoglienza di lusso sono infiniti, e non se ne può trascurare nemmeno uno! L'altissima qualità della struttura e dei suoi servizi è data appunto da un insieme di piccoli dettagli, tutti necessari al risultato finale.

Dal punto di vista architettonico, una caratteristica importante e a cui tengo particolarmente, è sicuramente la selezione dei materiali e delle sue lavorazioni, tutte fortemente dettate dalla tradizione e cultura locale. Un hotel, proprio per la sua funzione di accogliere visitatori, deve anch'esso raccontare una storia dei luoghi e delle sue tradizioni.

La selezione di artigiani locali, di pietre, marmi, rivestimenti e legni del posto insieme ad un'ampia ricerca sull'evoluzione della decorazione di interni di quel determinato luogo, sono le chiavi fondamentali per la creazione di ambienti veri, con forte personalità e carattere, quelle che rendono l'esperienza del cliente autentica.

Per la maggior parte delle suite dell'hotel Cipriani di Venezia è stata realizzata una finitura sulle pareti in stucco veneziano, tecnica che risale a più di 5000 anni fa e che ancora oggi richiede una lavorazione particolare e artigianale che solo manualmente si è in grado di ottenere.

Per lo Splendido di Portofino la sfida è stata senza dubbio più ardua vista la storia dell'edificio un tempo monastero. Anche qui passato e presente, tradizione e innovazione si devono fondere armonicamente lasciando l'un l'altra i propri spazi senza mai sovrapporsi.”

 

Hai collaborato anche con importanti firme dell’architettura interazionale. Nel tuo lavoro all’estero il fatto di avere origini italiane e dunque una formazione culturale legata all’estetica tipicamente Made in Italy ha avuto un qualche peso? Esiste in questo senso un valore aggiunto legato all’italianità?

“I primi anni a New York sono stati senza dubbio i più impegnativi della mia vita. Posso dire che New York mi ha messo alla prova ogni singolo giorno sia a livello lavorativo che personale.

Il fatto di essere italiana credo abbia sempre contributo positivamente al lavoro nei team con cui ho collaborato, ma d’altro canto anche ciò che ho ricevuto e appreso da questa realtà bilancia equamente. L'efficienza, la precisione, la puntualità e la velocità che ho acquisito solo lavorando con americani, è qualcosa di cui faccio tesoro e che in Italia purtroppo manca. 

Quindi si, ho imparato che la sensibilità dell'occhio italiano è senza dubbio una delle migliori al mondo; questo ci viene riconosciuto ed è una caratteristica di cui vado estremamente fiera, ma ho anche capito che perde tutto il suo valore senza efficienza e rispetto del lavoro altrui, degli accordi e delle tempistiche. E chi lavora in Italia sa bene cosa intendo.”

 

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? Che progetti ci sono all’orizzonte?

“Grazie al rapporto costruito con clienti e designer a New York negli ultimi anni, i progetti residenziali e commerciali a Manhattan sono numerosi. A partire dalla collaborazione con un’impresa edile locale e con il talentuoso architetto, maestro e amico West Chin; inizierà presto la progettazione e costruzione di una serie di nuove ville residenziali a due passi dalle spiagge di Montauk in Long Island, meta esclusiva per l’estate dei newyorkesi. Dall’altro lato, la catena di ristoranti TWO FORKS, progetto già iniziato nel 2016 e che presto espanderà aprendo nuove locations in tutta New York City.

Sto infine lavorando con un amico e collega su di un progetto importante e senz’altro diverso da ciò che ho fatto fino ad ora, che sarò presto felice e orgogliosa di annunciare.”

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