Intervista a Marco Piva: il quarzo, dal Tempio di Archimede agli spazi di domani Intervista a Marco Piva: il quarzo, dal Tempio di Archimede agli spazi di domani
Design

Intervista a Marco Piva: il quarzo, dal Tempio di Archimede agli spazi di domani

Scritto da Giulia Guerra |

15 Aprile 2016

Presentare il futuro richiamandosi all’antico. Al Fuorisalone 2016, nel cuore del Brera Design District,  nasce così il Tempio di Archimede, un’installazione artistica progettata dallo studio di architettura e design Marco Piva in collaborazione con OKITE per mostrare al pubblico tutte le risorse del quarzo, la pietra del terzo millennio, che unisce proprietà estetiche e qualità funzionali.

 

Delle molteplici applicazioni e delle potenzialità creative di questo materiale eclettico abbiamo discusso proprio con Marco Piva, che ha spiegato così l’intuizione alla base del progetto: “La metafora del Tempio di Archimede vuole rappresentare l’aspetto di solidità strutturale di un materiale fatto al 93% da quarzo, che rimanda alle architetture antiche. Inoltre la scelta è ricaduta proprio su Archimede perché si tratta di colui che per primo è stato in grado di unire nei suoi studi geometria, matematica e corpi”.

 

Prosegue l’architetto: “ Stiamo parlando di un materiale estremamente versatile, capace per esempio di riprodurre l’effetto del marmo, del granito, oppure può essere arricchito con elementi micacei, assumendo interessanti caratteri di riflessione. Ancora,  è un materiale che si presta ad essere attraversato dalla luce, specialmente se declinato in particolari soluzioni cromatiche, ottenendo quasi l’effetto dell’alabastro. Le possibili applicazioni sono perciò numerosissime.”

 

Protagonista dello spazio è una grande vasca, che pone l’acqua al centro della scena. Come mai questa scelta? “E’ un modo per evocare il tema del rapporto con i fluidi e, conseguentemente, la piena compatibilità di questa materia innovativa con ambienti quali cucine e bagni, anche in virtù della sua capacità di resistenza ad acidi e aggressioni esterne, stabilendo contemporaneamente un legame con le ricerche di Archimede sulla meccanica dei fluidi.”

 

“OKITE non realizza prodotti finiti, ma si occupa di materiali e semilavorati. Abbiamo perciò simulato alcuni lavabi illuminati, del tutto speciali: infatti, considerando uno spessore di soli 2 cm, questi elementi dimostrano un elevatissimo carattere di trasparenza, di grande effetto”. Su una grande parete, una combinazione di colori e forme circolari richiama “il famoso specchio ustorio di Archimede, quello con cui l’inventore bruciò le navi romane all’epoca dell’attacco a Siracusa”. Del resto, sottolinea Piva, se il mito della Magna Grecia è eterno anche la materia può esserlo, in quanto “trattandosi di un materiale ricomposto, ma del tutto naturale, che non contiene nulla di plastica, esso non cambia nel tempo e non subisce alterazioni”.

 

Applicazioni strutturali, ma anche “oggetti di design, con la sfida di riprodurre la forma del blocco di marmo, ma in una chiave inedita per levità e mobilità” perché gli opposti si attraggono e “questo materiale è anche capace di unire in sé due qualità opposte ma complementari, come peso e leggerezza.”

 

Con tale installazione e con i paralleli allestimenti in Via Durini e nella boutique Hogan di Via Montenapoleone, OKITE, grazie anche al decisivo contributo creativo di Marco Piva, si consolida perciò come un marchio aperto alla sperimentazione, con un sguardo curioso rivolto verso il futuro.

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