Italamp, artigiani della luce: intervista a Danilo De Rossi e Roberta Vitadello Italamp, artigiani della luce: intervista a Danilo De Rossi e Roberta Vitadello
Design

Italamp, artigiani della luce: intervista a Danilo De Rossi e Roberta Vitadello

Scritto da Redazione |

05 Aprile 2017

Le radici sono ben piantate ma lo slancio è verso il cielo: come un albero fatto di luce. Se dovessimo descrivere il brand Italamp con un’immagine, probabilmente useremmo questa, perché l’identità è alla base di ogni nuovo prodotto e solo l’esperienza può aprire lo spazio giusto per la vera innovazione. In occasione di Euroluce, nel contesto del Salone del Mobile 2017, Italamp presenta al pubblico l’eccellenza del Made in Italy e lo fa dividendosi in due: da una parte l’innovativo concept di illuminazione in movimento, sviluppato con la prestigiosa firma di Marc Sadler, dall’altra i nuovi e affascinanti corpi illuminanti “dietro le quinte”, che il visitatore deve scostare, come in un percorso di avventura e voyeurismo, per riuscire a scoprire le lampade e a vederle completamente.

 


Una storia di tradizione ma anche di ricerca e sviluppo quella di Italamp, di cui abbiamo parlato con l’architetto Danilo De Rossi e con Roberta Vitadello, direzione prodotto e artistica di Italamp.

 

 

Quali sono le novità presentate da Italamp al Salone del Mobile 2017?

RV: “Se dovessi pensare a un prodotto su cui punto, non me ne viene in mente uno in particolare. Noi, amando l’azienda, abbiamo a cuore tutti i prodotti. Certo, quello realizzato con Marc Sadler è una cosa forte, ma è una cosa che deve essere capita, strutturata e soprattutto lavorata dagli architetti. Il punto di forza per Italamp resta il cristallo, come possono testimoniare questi bellissimi chandelier”.

 

Coniugando sempre tradizione e innovazione…

DDR: “L’azienda ha interesse ha mostrare proprio un filone che metta in relazione questi due aspetti”

RV: “Diciamo che c’è una forte armonia tra questi due ingredienti: innovazione e passato”.

DDR: “Quando c’è esperienza, nell’azienda ci si può rivolgere a molte professionalità diverse. Gli architetti spesso spingono dicendo che oltre un certo limite di gusto non è necessario andare. Ci sono invece aziende, invece, che sono più specializzate e lo fanno. Il nostro è un dna tradizionale e si cerca di andare avanti innovandolo”.

 

Italamp è un’azienda italiana a vocazione internazionale. Che cosa significa per voi esportare il Made in Italy nel mondo?

RV: “L’italianità è sempre stata prima di tutto ricerca: sui materiali, sui designer, ecc.. Io credo che esportare il Made in Italy voglia dire andare a stanare quei mercati che ancora non ci conoscono, come India e Sud America. Il motivo è che molte persone, come i cinesi, a prescindere dal nostro touch incomparabile, non si metterebbero mai in casa una copia italiana. Dunque siamo riconosciuti. Non ci manca nulla. Abbiamo questo insieme di artigiani, che lavorano in cristallerie e vetrerie, dove noi possiamo andare e adattare il pezzo alle nostre esigenze del momento. Recentemente sono stata a Shenzhen, non vedi niente. Vedi il muro oltre il quale c’è una grande povertà industriale. Poi ci sono le grandi aziende, ovviamente, ma resta forte questa componente della povertà culturale”.

DDR: “Sono d’accordo con lei, perché essere nell’ambito internazionale vuol dire essere fortemente radicati in Italia. Esportiamo quello che sappiamo fare. Abbiamo cataloghi italiani con nomi italiani. Altrove si inventano nomi con assonanza italiana. Noi portiamo fuori la nostra tradizione”.

RV: “C’è chi ha cercato di delocalizzare, però la sensazione è che stiano tutti tornando a casa. Ci sono aziende che stanno portando dentro l’officina, il tagliatore. Basta che vai in Brianza, dove c’è gente che lavora il cristallo e il vetro con le mani. Nel tempo si è migliorato chi fa la qualità. Lavorare nella qualità ti permette di sfruttare nicchie di mercato”.

 

Un obiettivo a breve termine e uno a lungo termine per il futuro dell’azienda?

RV: “La cosa più immediata che vorrei vedere è che ogni prodotto Italamp toccasse per lo meno la centesima parte del mondo. Ecco quindi la crescita del brand. Ogni volta che presenti prodotti nuovi stai sempre lì a vedere come verrà recepito dal mercato. Ecco la cosa immediata che si vorrebbe avere. L’obiettivo sulla lunga distanza invece è quello, a prescindere dalla qualità, di ingegnerizzare più i prodotti: logistica, capacità progettuale e strategia, senza la quale non ci sarebbe l’azienda”.

DDR: “Pensare localmente e agire globalmente. Secondo me il futuro è muoversi verso la contemporaneità, interpretandola. Ci sono molti modi per farlo. C’è chi si spinge al massimo, noi lo facciamo in un altro modo. Margini di miglioramento ci sono sempre. Quando si conosce bene il proprio modo di lavorare si può anche migliorare”.

RV: “Gli obiettivi commerciali non si raggiungono in azienda se all’interno della struttura non c’è qualcosa che pulsa”.

 

Questo articolo parla di:

Precedente

Nemo al Salone 2017, Federico Palazzari racconta il design della luce

Successivo

Space&interiors, il futuro è leggero

Domingo Salotti, alla scoperta del comfort Made In Italy
Design

Domingo Salotti, alla scoperta del comfort Made In Italy

Una storia tutta italiana di qualità artigianale e slancio innovativo è quella che dagli anni ’70 racconta la vicenda di...

In cibum, il progetto “umanista” della Scuola Gastronomica a Salerno
Architettura

In cibum, il progetto “umanista” della Scuola Gastronomica a Salerno

In Cibum – Scuola di Alta Formazione Gastronomica è il progetto nato a Pontecagnano, in provincia di Salerno, per iniziativa...

Abimis, la cucina Atelier nel cuore di un palazzo a Vicenza
Design

Abimis, la cucina Atelier nel cuore di un palazzo a Vicenza

Situato all’ultimo piano di un palazzo storico di fine Ottocento a Vicenza, un elegante appartamento, ampio e luminoso...