Design

Nemo al Salone 2017, Federico Palazzari racconta il design della luce

Aprile 5, 2017

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Nemo al Salone 2017, Federico Palazzari racconta il design della luce

Tradizione e innovazione, passato e futuro, tecnologia e design. C’è tutto questo nel DNA di Nemo, l’azienda fondata a Milano nel 1993 e cresciuta negli anni fino a diventare uno dei marchi di riferimento a livello mondiale per quanto riguarda il settore dell’illuminazione. Collaborazioni con grandi designer, progetti di prestigio e valorizzazione dei prodotti più iconici non sono altro che il risultato dell’impegno quotidiano di un team che ha saputo far tesoro del migliore Made in Italy per tradurlo in indicazioni di tendenze sempre nuove, raccogliendo le sfide del contemporaneo senza temere di mettersi in gioco. E il Salone, con i suoi riflettori internazionali, costituisce ogni anno per Nemo l’occasione ideale per dare prova delle proprie qualità, spostando ancora un po’ più in là la linea dell’orizzonte. Ne abbiamo parlato con Federico Palazzari, amministratore delegato dell’azienda.

 

Quali novità presentate in questa design week?

“Novità tante, anche se ormai, lavorando 365 giorni l’anno, tutto diventa una novità. Di nuove proposte in questa design week ne abbiamo tante, a partire dalle numerosi collaborazioni e dalle collezioni. Intanto Jean Marie Massaud, con il quale lavoriamo già da due anni. È un progettista molto diligente, quindi ti obbliga alla diligenza. Il che è molto stimolante. Poi con Martino Gamper, con il quale abbiamo cercato di fare qualcosa che fosse un po’ più domestico, al posto di tutti questi segna passi alla Blade Runner. Infine c’è la collaborazione con Maison Pierre Paulin, con questa collezione di lampade prodotte per l’Eliseo. Un progetto molto interessante ed evocativo, che riprende il design degli anni ’70, rimasto un po’ nel limbo”.

 


Com’è stato il bilancio del 2016 appena concluso?

“Siamo molto contenti. Lo scorso anno è stato molto positivo, così come questi primi mesi del 2017. Continuiamo a investire e a fare il nostro lavoro da italiani: indicatori di trend e gusto”.

 

Come riuscite a coniugare tradizione e innovazione con un design di alto livello?

“La tradizione è la base. Se vuoi scrivere un libro, devi leggere i classici. Se non hai fatto quell’esercizio di umiltà e non hai esplorato il passato, fai fatica. Bisogna confrontarsi rispettando la tradizione. Soprattutto nel design. Con le competenze tecnologiche che abbiamo, su cui noi puntiamo forte, abbiamo dato vita a prodotti molto particolari. Cerchiamo sensazioni forti. L’importante è partire dall’idea di unicità. Un buon progetto nasce perché hai interiorizzato il progetto e hai lavorato su qualcosa di unico”.

 

Che obiettivi avete per il futuro?

“Abbiamo tanti prodotti che verranno messi in produzione nei prossimi mesi. Inoltre a dicembre abbiamo acquistato un’azienda americana, quindi c’è il progetto di avviare un catalogo USA. Stiamo lavorando anche sul Giappone. Ci sono tante cose in ballo. Dopo il Salone tutto è facile. È tutto in discesa fino al prossimo. Il Salone è importante per chi ci viene a vedere ma anche per l’azienda. È uno stress test che serve con questa cadenza. C’è bisogno di feedback costanti”.