Lo spazio libero come dono: che cosa vedremo alla Biennale di Architettura Lo spazio libero come dono: che cosa vedremo alla Biennale di Architettura
Architettura

Lo spazio libero come dono: che cosa vedremo alla Biennale di Architettura

Scritto da Redazione |

17 Maggio 2018

Integrazione tra architettura e natura, ambienti che trasmettano sicurezza e spingano le persone a fare comunità, progetti che consentano la nascita o il recupero di spazi autenticamente collettivi, gratuiti, spazi liberi. 

Si chiamerà Freespace la Sedicesima Biennale Internazionale di Architettura, in corso ai Giardini e all’Arsenale di Venezia da sabato 26 maggio a domenica 25 novembre 2018: quest’anno le curatrici sono due donne, Shelley McNamara e Yvonne Farrell, architetti irlandesi fondatrici dello studio Grafton Architects di Dublino nel 1978. 

La qualità dello spazio pubblico inteso come dono scaturito dall’armonia con il pianeta Terra e dalla generosità di pensiero dell’architetto, un pensiero che può e deve rendersi comprensibile alle generazioni attraverso la cura della formazione e dell’insegnamento, è al centro della visione dei due architetti e dunque protagonista di questa edizione della kermesse, come sottolinea il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta

“La volontà di creare FREESPACE può risultare in modo specifico come caratteristica propria di singoli progetti. Ma Space, free space, public space possono anche rivelare la presenza o l'assenza in genere dell’architettura, se intendiamo come architettura il pensiero applicato allo spazio nel quale viviamo e abitiamo. La Mostra ci darà esempi, insegnamenti e motivi di discussione. E noi siamo grati a Farrell e McNamara per avere accettato il nostro invito e per la loro coraggiosa scelta che arricchisce con un anello importante la catena delle Mostre tenute in questi anni.” 

Settantuno i partecipanti previsti, a cui si aggiungeranno quelli raccolti in due sezioni speciali: Close Encounter, meetings with remarkable projects, che presenterà lavori nati da una riflessione su progetti noti del passato; The Practice of Teaching, che invece proporrà lavori sviluppati nell’ambito dell’insegnamento.

Nel contesto di ben 63 Partecipazioni Nazionali, il Padiglione Italia sarà curato quest’anno dall’architetto Mario Cucinella e avrà il titolo di Arcipelago Italia; ancora, nell’ambito della mostra si svolgeranno i Meetings on Architecture, una serie di conversazioni di approfondimento sulle tematiche in discussione. 

Una discussione che sono proprio le curatrici a rilanciare:

“Nel tentativo di tradurre FREESPACE in uno dei tanti splendidi linguaggi del mondo, speriamo che possa dischiudere il 'dono' che l'invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire con ogni progetto. La traduzione ci permette di mappare e di rinominare il territorio intellettuale e quello vero. La nostra speranza è che la parola FREESPACE ci permetta di sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell'architettura.”

Appuntamento a Venezia.

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