Il ridisegno degli spazi della giustizia rappresenta oggi una delle sfide più complesse per l’architettura contemporanea, dove la necessità di rigore funzionale deve necessariamente incontrarsi con il rispetto per la preesistenza storica e la dignità del cittadino. A Trento, questo delicato equilibrio prende forma con l’avvio del cantiere per il nuovo Polo Giudiziario nel quadrilatero di largo Pigarelli, un intervento ambizioso affidato allo studio C+S Architects che mira a trasformare un simbolo di reclusione in un luogo di trasparenza e partecipazione civile. Il primo lotto dei lavori si concentra sulla ristrutturazione dell’ex carcere asburgico, un edificio monumentale di quasi cinquemila metri quadrati che costituisce il cuore di un piano di riqualificazione complessivo da 59 milioni di euro.
L’approccio progettuale di Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini non si limita alla semplice riorganizzazione spaziale, ma si configura come un profondo atto di responsabilità etica teso a tradurre i valori democratici di equità e accoglienza in materia architettonica
“Progettare un palazzo di giustizia non è mai una questione di pura estetica o di sola organizzazione spaziale: è, prima di tutto, un profondo atto di responsabilità etica”, commenta Segantini. “L’architettura pubblica ha il dovere civile di dare forma materiale ai valori democratici di trasparenza, equità e accoglienza. In un luogo dove si decide della vita delle persone, lo spazio non deve intimorire né isolare, ma deve farsi interprete di un senso di equità e responsabilità. Con il nostro lavoro cerchiamo di restituire ai cittadini spazi sostenibili, luminosi e integrati nel tessuto storico. Innovazione che si nutre delle radici dei luoghi. L’etica nell’architettura è proprio questo: rimettere la persona al centro, trasformando un edificio istituzionale in un ponte tra la legge e la comunità, dove la bellezza stessa diventa uno strumento di dignità, rispetto e riscatto sociale”.
Nel progetto di Trento, questa visione si traduce nel recupero della bellezza delle ex-carceri, destinate a ospitare uffici e aule attraverso percorsi trasparenti che mettono al centro l’identità della comunità locale.
Dal punto di vista funzionale, l’intervento prevede una complessa ridistribuzione dei volumi su più livelli per coniugare sicurezza ed efficienza. Al piano terra, l’ala centrale fungerà da collegamento tra le corti esterne, ospitando servizi aperti alla cittadinanza come un bar, un ristorante e una cella-museo, mentre le ali laterali accoglieranno il Casellario e l’Ordine degli Avvocati. I primi due piani dell’edificio storico saranno interamente occupati dal Tribunale Ordinario e dal Giudice di Pace, con le cancellerie posizionate nelle ali laterali e gli uffici dei magistrati in quelle centrale e orientale; di particolare rilievo è il recupero dell’ex cappella, trasformata per l’occasione in un’aula d’udienza. L’ultimo piano, precedentemente un sottotetto non utilizzato, diverrà un’area multifunzionale caratterizzata da lucernari zenitali e nuove capriate in legno lamellare, mentre il piano interrato ospiterà archivi e locali tecnologici all’interno di un nuovo blocco ipogeo scavato sotto il giardino d’ingresso.
Il cantiere, la cui durata è stimata in circa mille giorni, rappresenta solo la prima fase di un’opera che vedrà successivamente la costruzione di un nuovo fabbricato e il restauro del palazzo storico principale e del blocco degli anni Sessanta, confermando l’impegno dello studio nel rimettere la persona al centro dell’architettura istituzionale.


