Come un abito su misura: il progetto secondo Pierattelli Architetture Come un abito su misura: il progetto secondo Pierattelli Architetture
Architettura

Come un abito su misura: il progetto secondo Pierattelli Architetture

Scritto da Giulia Guerra |

27 Giugno 2019

Un team in cui l’esperienza dei fondatori s’interseca con la freschezza e il dinamismo delle nuove generazioni per dare vita a progetti autenticamente sartoriali, pensati e realizzati in totale sintonia con il cliente: lo studio fiorentino Pierattelli Architetture è da quasi quarant’anni un punto di riferimento per realizzazioni che spaziano dai centri direzionali agli spazi industriali, dall’hotellerie alle grandi infrastrutture per arrivare fino alle abitazioni e al design. L’attenzione al dettaglio e la costante ricerca dell’equilibrio tra forma e funzione si esprimono così in una visione progettuale ad ampio raggio, che abbiamo voluto esplorare in questa intervista esclusiva.

La sartorialità è il marchio di fabbrica del vostro lavoro. Quali sono le tappe fondamentali del processo che vi conduce a realizzare un progetto autenticamente tailor made?

In realtà non esiste un vero e proprio processo. La sartorialità nasce interpretando non solo le esigenze del cliente, ma il cliente stesso; cercando di conoscerlo e capire quali siano le sue necessità, per riuscire così a realizzare un “abito su misura”.

Una volta identificati e compresi i bisogni proponiamo diverse soluzioni, scenari e materiali. Grazie a costanti revisioni approfondiamo e aggiorniamo il progetto in continuazione, per ottenere un prodotto finale all’altezza delle aspettative nostre e del cliente.

Se vogliamo è forse questo “modus operandi” a poter essere considerato il processo vero e proprio per realizzare un progetto autenticamente tailor made.

Spesso vi trovate a intervenire su edifici di notevole valore storico e architettonico, come è avvenuto per esempio con la Corporate Academy di Unipol a Bologna. In questi casi, come riuscite a studiare un progetto che preservi le caratteristiche preesistenti e al tempo stesso si adatti alle esigenze contemporanee?

La cosa più importante nel lavorare insieme alle Soprintendenze in edifici classificati come beni culturali è l’analisi del contesto architettonico nei quali si inseriscono i progetti. La sfida è aggiungere qualcosa di personale senza annullare o distruggere il preesistente, ma facendo in modo che il nuovo lo esalti (e viceversa).

Prendendo come punto di partenza questa analisi, è possibile intervenire su edifici di valore architettonico mettendo in rilievo le parti migliori dell’immobile, rifunzionalizzando alcune parti ed attualizzandone gli spazi per rispondere alle esigenze contemporanee.

Siete attivi anche nella realizzazione di spazi industriali d’eccellenza, basti pensare al nuovo headquarter Kortimed a Valencia. Quali sono le qualità che non possono mancare nelle strutture produttive di oggi?

Kortimed nasce dalla volontà della proprietà di avere un edificio che, sebbene destinato ad ambito industriale, avesse anche una forte valenza iconografica, non solamente in relazione al contesto urbano, ma soprattutto per l’azienda. In quest’ottica anche un semplice stabilimento può essere concepito e realizzato come intervento architettonico etereo.

In Kortimed la luce passa attraverso le grandi vetrate delineando i pieni e i vuoti dell’edificio, definendone al tempo stesso le diverse funzioni. La parte cieca si caratterizza invece per una maglia alternata che conferisce un movimento oscillatorio alla parte più statica e monolitica dell’edificio. La luce naturale diventa così una delle forze generatrici dell’intervento, insieme ai grandi open space in cui il comfort acustico è stata la prima qualità da assicurare.

Con il progetto M7 Contemporary Apartments di Firenze avete invece provato ad immaginare un nuovo modello di ospitalità all’insegna del comfort e del design. Su che cosa avete puntato? Qual è la vostra interpretazione del concetto di accoglienza?

Per noi la forza motrice della progettazione di spazi destinati ad ospitalità ed hotellerie è la volontà di creare spazi che assomiglino a veri e propri appartamenti. L’ospitalità sta ormai cambiando da diversi anni e soprattutto le nuove generazioni cercano progetti diversi, caldi, confortevoli, ma al tempo stesso informali e fluidi.

Nel caso di M7 abbiamo puntato a una rivisitazione degli anni ‘50 in chiave contemporanea, mescolando dei must del design internazionale - elementi di arredo e di illuminazione - con mobili su misura, curando nei dettagli anche la scelta dei complementi per fornire un’esperienza integrata completa.

Lo studio Pierattelli Architetture ha ormai 40 anni di esperienza nel campo della progettazione. Qual è il segreto per mantenersi sempre al passo con i tempi?

Il segreto, che in fondo segreto non è, consiste nel rinnovarsi sempre. Rinnovare le idee, cavalcare i tempi cercando di anticipare le nuove tendenze. Nel nostro studio questo è possibile anche in ragione delle due anime che convivono al suo interno: una storica, rappresentata dal fondatore e dai suoi collaboratori più stretti con cui lavora da decine di anni, e l’altra più recente, costituita dai due figli circondati da un team giovane ed eterogeneo. Questa commistione tra esperienza e freschezza, oltre ad un aggiornamento continuo, aiuta sicuramente a rinnovarsi e mantenersi al passo con i tempi.

Quali sono i progetti sui quali state lavorando in questo momento?

Per nostra natura lavoriamo, come in questo momento, su interventi estremamente eterogenei e con caratteristiche a volte agli antipodi. Spaziamo da una grande fattoria privata (11 000 mq totali), immersa in un parco di 20 ettari, ad un condominio dal carattere contemporaneo in Versilia, passando per un ostello innovativo, con servizi al pari di quelli di un albergo a 4 stelle. Nell’ultimo periodo abbiamo inoltre iniziato a dedicarci alla progettazione di prodotto, collaborando con marchi italiani di design. 

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