Freebooter, un edificio o una nave? Freebooter, un edificio o una nave?
Architettura

Freebooter, un edificio o una nave?

Scritto da Redazione |

17 Aprile 2019

Un progetto che rievoca la memoria storica di un’area prossima al centro cittadino di Amsterdam e dà ai nuovi abitanti del posto la sensazione di appartenervi da secoli.

Si tratta di Freebooter, un blocco bespoke composto da due appartamenti progettato dall’architetto italiano Giacomo Garziano, fondatore dello studio multidisciplinare GG-loop con base ad Amsterdam: il complesso è situato a Zeeburgereiland, una porzione di terra triangolare e artificiale che più di cento anni fa si trovava sott’acqua ed era utilizzata come passaggio per le navi della marina olandese.

Di conseguenza, il design di Freebooter è ispirato dagli elementi collegati alla navigazione: la tecnologia di costruzione e il concept d’interni evocano la struttura tipica dei velieri e l’architettura tradizionale olandese; l’apertura del piano terra e i dislivelli in altezza corrispondenti alla funzione della stanza seguono i principi base dell’ingegneria navale; la trasparenza delle facciate, i balconi e le terrazze creano la sensazione di stare sul ponte di una nave, comunque preservando la privacy e il comfort; inoltre, la fluidità dell’acqua che conduce la nave e il vento che soffia nelle sue vele ha ispirato sia il piano terra e gli interni sia lo schema di meccanismi ombreggianti.

 L’edificio è una celebrazione della manifattura raffinata applicata al design contemporaneo e armonizza forma e funzione attraverso un layout realizzato con la massima cura: per esempio, gli interni rivelano combinazioni di pareti finestrate, rivestimenti in legno e finiture stratificate mentre le persone possono percepire una sensazione di benessere e connessione con la natura grazie al sistema di balconi e terrazza che crea continuità tra gli spazi interni e quelli esterni.

Secondo la definizione dell’architetto, Freebooter mira ad essere “una tipologia di nave decisamente differente”. Probabilmente ha ragione. 

Fotografie di Francisco Nogueira

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