In Val di Non, tra le distese di meleti che circondano il lago di Santa Giustina, lo studio MoDusArchitects ha completato Hometown House, una residenza privata che celebra il ritorno alle radici. Dopo decenni trascorsi all’estero tra Europa, Africa e Stati Uniti, il proprietario è tornato nel suo luogo d’infanzia per costruire la propria dimora sul terreno che un tempo apparteneva ai genitori.
Firmata da Sandy Attia e Matteo Scagnol, la villa si compone di due volumi a due falde che convergono a nord, formando una pianta a “V” rivolta verso la valle e le maestose Dolomiti di Brenta. L’edificio si distingue nettamente dal contesto rurale per il suo involucro in legno di larice nero trattato ad acqua; le sue linee oblique e dinamiche rompono la tradizione delle tipiche facciate bianche circostanti, integrandosi però con naturalezza nel paesaggio attraverso l’uso di materiali naturali.
Il cuore del progetto è l’ospitalità. Al piano terra, ampie vetrate inondano di luce la zona living, dove materiali come il porfido grigio della Valle di Cembra e il larice senza nodi creano un ambiente caldo e conviviale. Un dettaglio distintivo è il soggiorno ribassato, dove una lunga seduta in porfido corre lungo le vetrate e le pareti sono rifinite con stucco a base di calce e inerti di pietra locale come basalto e marmo bianco.
Salendo al piano superiore, le quattro camere matrimoniali sono caratterizzate da un soffitto in cirmolo che infonde l’aroma tipico delle case alpine, un dettaglio sensoriale volto a rievocare i ricordi d’infanzia del committente. Il legame con la tradizione è sancito dalla presenza di una stube alpina e di una cantina interrata con pareti curve in cemento e pavimento in mattoni rossi, realizzate grazie alla maestria di artigiani locali. Hometown House diventa così non solo una casa, ma un ponte materico tra il passato e il futuro di chi la abita.


