Un intervento di ricomposizione spaziale di eccezionale valore storico e architettonico restituisce oggi al mondo una nuova leggibilità del fronte meridionale dell’Anfiteatro Flavio. Il progetto, curato dallo studio Stefano Boeri Interiors in stretta collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo, ha interessato l’area compresa tra i fornici 60-76 e 1-18, ripristinando le quote originarie e l’antico sedime del monumento.
Il cuore dell’intervento risiede nel recupero della crepidine, il doppio gradino perimetrale che fungeva da basamento e limite architettonico tra il monumento e la piazza. Attraverso un ribassamento controllato del suolo di circa un metro, sono riemerse le proporzioni classiche: due alzate costanti di 19 cm e una pedata di 38 cm, restituendo quella percezione volumetrica che era già visibile sul lato settentrionale.

La nuova pavimentazione, che si estende per circa 3.130 mq, è stata realizzata in Travertino Classico della Cava del Barco, tagliato in falda per garantire continuità materica con le preesistenze. Il disegno delle lastre trapezoidali segue una trama radiale che orienta lo sguardo verso i fornici, interpretando in chiave contemporanea la geometria generatrice dell’intero organismo monumentale.
Particolarmente suggestiva è la scelta di marcare a terra le strutture scomparse. Il progetto integra infatti 44 elementi estrusi in travertino, alti 40 cm, che fungono da sedute e permettono di “leggere” la pianta originaria dei pilastri mancanti. A questi si aggiungono 8 elementi a filo pavimento, segnalati da una bocciardatura superficiale, che indicano i percorsi senza ostacolare il flusso dei visitatori. Anche la storica numerazione dei fornici, perduta in questo settore a causa dei crolli, è stata ripristinata: i numeri romani sono stati incisi su lastre dedicate posizionate in asse con gli ingressi, basandosi sullo studio dei caratteri ancora presenti sul fronte nord.

L’intervento non è solo estetico ma funzionale: la ridefinizione altimetrica ha permesso di ottimizzare il sistema di smaltimento delle acque meteoriche, rendendo lo spazio pubblico più ordinato e fruibile. Inoltre, tra i fornici 65 e 71, una finestra archeologica protetta da parapetti in vetro permette di osservare le fondazioni e le stratificazioni storiche a una quota di oltre 21 metri sul livello del mare.
“Questo progetto restituisce la percezione della dimensione originale del monumento”, ha dichiarato l’architetto Stefano Boeri, sottolineando l’importanza di offrire al pubblico un punto di vista di prossimità del tutto inedito. Come confermato dall’architetto Giorgio Donà, l’intero lavoro è stato guidato dai principi di reversibilità e accessibilità, garantendo la piena inclusività del percorso grazie a un sistema di rampe integrate che superano i dislivelli storici.


