L’emozione della creatività: Matrix4Design incontra Teresa Sapey L’emozione della creatività: Matrix4Design incontra Teresa Sapey
Architettura

L’emozione della creatività: Matrix4Design incontra Teresa Sapey

Scritto da Redazione |

01 Giugno 2018

Una massa di ricci ribelli e tantissimo colore sugli abiti estivi. Ci si presenta così Teresa Sapey quando la incontriamo in una calda mattinata di fine maggio a due passi dal Duomo di Milano, negli spazi vivacissimi del boutique hotel Room Mate Giulia. Laureata al Politecnico di Torino ma anche alla Parson School of Design di Parigi con specializzazione in Belle Arti, Teresa è una creativa a tutto tondo, da sempre divisa tra l’anima da artista che le appartiene fin da piccolissima e la vocazione al progetto che l’ha resa negli anni uno degli architetti italiani più famosi e amati all’estero. Da tempo lo studio che porta il suo nome, aperto a Madrid nel 1990, s’impegna nello sviluppo di un design emozionale, a partire dal quale arredi e architetture diventano veri e propri inni alla creatività e alla libertà di espressione, plasmando un mondo di colore e luce anche e soprattutto laddove nessuno se l’aspetterebbe, come lei stessa ci ha raccontato in questa spumeggiante intervista.

 

La sua storia professionale parla di un’architettura che mira innanzitutto a trasmettere emozioni. Come si realizzano spazi “emozionanti”? Quali caratteristiche devono avere? 

“Non è soltanto una questione estetica: il segreto è la perfezione dell’imperfezione. Se lo spazio è troppo perfetto è come una donna bellissima che però non è sexy. Occorre trovare un equilibrio di forme e di colori sempre arricchito da un elemento sorprendente, inaspettato, decontestualizzato.  Gli spazi devono raccontare una storia, che va oltre la prima lettura legata al gusto estetico, e per fare ciò serve uno studio attento a monte: il mio obiettivo non è riempire lo spazio bensì plasmarlo.”

 

Sono famosi i suoi lavori legati ai “non luoghi”, spazi urbani di solito trascurati come parcheggi, ponti, passerelle. Qual è secondo lei il segreto per rivitalizzarli e renderli protagonisti? 

“Il segreto è fare di questi ‘non luoghi’ dei veri luoghi, dando loro un nome e un’identità. Il mio compito è dotarli di un DNA proprio e per farlo non basta decorarli soltanto, bisogna andare oltre la mera funzione. Valorizzare questi spazi è peraltro anche un eccezionale strumento per evitare i fenomeni di vandalismo: per esperienza personale posso dire che quando un ‘non luogo’ diventa un luogo autentico il vandalismo risulta quasi del tutto inesistente, perché le persone hanno rispetto di quel luogo che assume così anche una funzione sociale. La bellezza parla, e parla a tutti, indipendentemente dal livello culturale ed economico: la gente, anche quella meno abbiente, preferisce utilizzare i miei parcheggi anche se trovare posto richiede magari più tempo. Questi luoghi vengono amati dalle persone, ricoprendo un ruolo addirittura educativo.”

 

La sua architettura è fatta di gioco, colore, creatività libera. Come si concilia tutto questo con la sostenibilità? Un progetto può essere ecologico senza perdere bellezza? 

“Penso che un buon progetto sia sempre, per sua natura, ecologico, altrimenti non sarebbe un buon progetto. Un buon progetto è sempre sostenibile perché vive in armonia con il contesto che lo ospita. Non è una novità di oggi, i progetti di valore in quanto tali sono sempre stati anche ecologici.”

 

Progetti e/o obiettivi per il futuro?

“In questo periodo sto lavorando molto nel settore alberghiero e, inoltre, presto assumerò il ruolo di direttore creativo per un’azienda italiana che amo moltissimo di cui però non posso per il momento anticipare il nome. Per quanto riguarda il design, continua poi la mia collaborazione con Vondom, di cui vado molto orgogliosa anche perché mi permette di ritrovare le mie creazioni negli ambienti di tutto il mondo. È una grande soddisfazione il fatto che persone appartenenti a mondi e culture diverse scelgano i miei prodotti per arricchire i loro spazi a tutti i livelli, dall’hotel di lusso al locale fast food. Mi piace fare un design che non sia elitario ma sia alla portata di tutti, mai esclusivo. Infine, sto lavorando per case private e appartamenti di lusso, un aspetto fondamentale del mio lavoro in quanto la casa è il nostro completamento. Mi piace inserire tanto colore, che diventa materia, e tanta luce, che è colore e materia allo stesso tempo. Tutto questo per me è libertà di fare, pura creatività.”

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