Lightmorphing, la prima personale di Migliore+Servetto Architects a Seoul Lightmorphing, la prima personale di Migliore+Servetto Architects a Seoul
Architettura

Lightmorphing, la prima personale di Migliore+Servetto Architects a Seoul

Scritto da Redazione |

22 Maggio 2019

Si chiama Lightmorphing l’esposizione personale di Migliore+Servetto Architects recentemente inaugurata a Seoul e visitabile presso la Onground Gallery fino al 29 giugno 2019: una mostra speciale, che offre uno sguardo inedito sul lavoro dello studio attraverso un percorso che intende riflettere sul rapporto tra luce, spazio e vuoto.

Lightmorphing è infatti un concetto su cui lo studio lavora ormai da molti anni e che dà vita ad installazioni dinamiche e site specific, che si confrontano con la luce, naturale ed artificiale, e da essa vengono plasmate, contaminate, amplificate; in questa occasione particolare, il visitatore può scoprire tre scenari: una sezione dedicata al segno grafico di Ico Migliore, una seconda dedicata ad installazioni site-specific ed un’ultima sala che presenta una video-installazione.

La prima sezione della mostra presenta “Red Light Architecture” una raccolta di 16 schizzi progettuali originali, realizzati da Ico Migliore e già esposti nel 2017 presso il DDP di Seoul in occasione del NOROO Intl Color Trend Show: un percorso all’interno della dimensione creativa dell’architetto in cui la luce rossa non è ancora intesa come la materia progettuale che da sempre caratterizza i progetti dello studio, ma come mezzo percettivo tra lo spazio reale e lo spazio rappresentato.

Il risultato è una cornice senza tempo che esprime la cristallizzazione di un attimo nel quale l’architettura emerge con forza, trasfigurata da un filtro rosso, una sorta di luce polifonica; in questa visione, il rosso viene quindi percepito come elemento “generatore” della poetica dello studio e dei suoi elementi chiave, diventando condizione di possibilità necessaria a disvelare tutti gli altri; infine, accompagna questa collection una serie di sketchbook A6 originali che documentano la spontaneità e la quotidianità dell’uso del segno, quale strumento fondamentale nello sviluppo delle idee e del processo creativo.

Nella seconda sezione, sono esposte installazioni site-specific chiamate “Shades” e realizzate con il materiale i-Mesh: ispirati al concetto di attraversabilità, gli arazzi sono plasmati dalla luce e dal rapporto che essa instaura con lo scenario d’intorno attraverso il linguaggio grafico delle textures e le installazioni sono sistemi pensati per costruire un forte dialogo con lo spazio per il quale sono pensate e con l’orizzonte nel quale sono collocate.

Forme aperte, permeabili, attraversabili, interagiscono con il vuoto e la loro percezione profonda muta al variare della luce e del fondale: grazie alla sua predisposizione ad interagire con la luce e l’ombra, il materiale i-MESH si pone infatti naturalmente in sintonia con la cultura progettuale dello studio e con la sperimentazione sulla percezione dell’ambiente.

L’ultima sala della mostra è invece dedicata alle installazioni realizzate su scala mondiale dallo studio a partire dal concetto di lightmorphing: attraverso una video-installazione e una serie di artworks si presenta, infatti, una selezione di lavori, pertinenti al campo culturale ed artistico, tra cui l’installazione luminosa permanente “α cromactive” all’interno della serra bioclimatica nel grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino; l’installazione permanente “B&B Italia/The perfect density”; il sistema di installazioni progettate in occasione delle XX Olimpiadi Invernali a Torino; l’installazione temporanea “The perfect time” realizzata per Whirlpool alla Design Week di Milano 2019; “Connections, Connectors and Connectivity” progettata per Tecno in occasione della Design Week di Milano 2016; la mostra “Coats! Max Mara, Seoul 2017” presso il Dongdaemun Design Plaza.

La mostra è dunque un’opportunità unica per scoprire l’approccio e il processo progettuale di Migliore+Servetto, un mondo dove densità, stratificazione ed evoluzione si pongono come concetti cardine - nonché fili conduttori - degli oggetti in mostra, definendo un dialogo tra forme aperte, generate da un segno ripetuto che si fa nota, unità di un percorso polifonico dal valore unico.

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