Il recente intervento di recupero di Villa De Capoa a Campobasso non si configura come una semplice operazione di restyling estetico, bensì come un’evoluzione consapevole di un organismo vivente che torna a respirare nel cuore della città.
Lo studio Greencure Landscaping ha interpretato questo spazio storico non come un reperto da musealizzare, ma come un’infrastruttura verde capace di dialogare con le sfide della contemporaneità, restituendo ai cittadini un luogo dove natura, storia e benessere quotidiano si intrecciano in modo indissolubile.

La narrazione architettonica del parco affonda le radici nel Settecento, quando Andrea De Capoa lo edificò nell’area dell’antico Monastero delle Grazie, per poi confluire nell’Ottocento nel progetto della “città giardino” di Bernardino Musenga. Divenuta proprietà comunale nel 1875, la villa ha attraversato i decenni come un rifugio di memoria collettiva, accumulando tuttavia le fragilità tipiche dei giardini storici esposti ai cambiamenti climatici e alle nuove necessità di fruizione sociale.
Il progetto attuale è partito proprio dall’ascolto di queste stratificazioni, mantenendo il rigore geometrico delle aiuole in bosso e valorizzando un patrimonio arboreo imponente che conta 350 alberi d’alto fusto, tra cui maestosi Cedri del Libano, Cipressi e Abeti Rossi.
L’innovazione metodologica dell’intervento risiede nell’allineamento con le più avanzate ricerche internazionali sul ruolo dei giardini storici nell’adattamento climatico. Ogni scelta progettuale, dalla gestione delle risorse idriche alla selezione delle specie, è stata infatti orientata alla riduzione dell’effetto isola di calore e al miglioramento del comfort microclimatico, trasformando il parco in una risorsa ecologica attiva per l’intero tessuto urbano.
La riconfigurazione degli spazi ha operato con discrezione: le pavimentazioni originali sono state restaurate e i percorsi in terra battuta integrati con inserti in calcestre per garantire una piena accessibilità universale, senza compromettere la coerenza del disegno storico.

Dal punto di vista della percezione spaziale, il giardino è stato organizzato in “stanze” tematiche che richiamano antiche suggestioni: l’erbario di piante officinali evoca il passato monastico, mentre il “Salotto Verde” e l’Angolo della Biodiversità offrono nuove dimensioni di socialità e tutela ambientale. Un aspetto tecnico fondamentale riguarda il controllo delle masse vegetali, mantenute al di sotto dei 130 cm per eliminare barriere visive e favorire un orientamento intuitivo all’interno della complessa geometria del parco. Nel settore meridionale, l’inserimento di ortensie, melograni e corbezzoli arricchisce la tavolozza cromatica, creando una transizione naturale verso l’abitato protetta da una quinta di pioppi cipressini.
In questo scenario, la bellezza è intesa come una condizione sistemica di benessere. Marilena Baggio, founder di Greencure landscaping, descrive l’approccio come la volontà di rendere nuovamente possibile un’esperienza estetica quotidiana e inclusiva, dove la storia guida il progetto e la natura risponde creando un dialogo costante con l’osservatore. Il risultato finale è un’area pubblica che ha ritrovato la sua atmosfera originaria potenziando la propria funzione sociale, confermandosi come un pilastro dell’identità urbana capace di offrire un’esperienza paesaggistica complessa e sostenibile.


