Oltre quaranta espositori e più di tremila visitatori. Sono questi i numeri della prima edizione della Brescia Design Week che si è tenuta nella prestigiosa location di Villa Lanfranchi a Palazzolo sull’Oglio dal 3 al 7 giugno 2026 ed è stata curata da Cinzia Maggi, architetto e co-founder, Camilla Rossi, artista visiva e co-founder, Nicola Sozzi, interior e set designer e co-founder, e Federica Merati, architetto. A raccontarci com’è andata è stato Nicola Sozzi.
La prima edizione della Brescia Design Week nasceva quasi come una scommessa. Ora, a pochi giorni dalla sua chiusura, che bilancio fate dell’evento? Quali sono stati i riscontri più significativi da parte di pubblico, aziende, designer e territorio? Potete darci qualche numero?
Sì, la prima edizione della Brescia Design Week è nata come una scommessa, ma possiamo dire che il bilancio finale ha superato ogni aspettativa. I risultati ottenuti sono stati estremamente positivi, sia in termini di partecipazione sia per la qualità dei riscontri ricevuti.
I visitatori non solo hanno visitato gli scenari domestici, ma hanno partecipato attivamente alle serate culturali e conviviali, ai talk e alle attività organizzate all’interno e all’esterno del parco. Uno degli aspetti più gratificanti è stato vedere quanto il pubblico abbia apprezzato la forza progettuale dell’iniziativa, l’allestimento e la capacità dell’evento di generare un impatto concreto sul territorio.
I feedback più significativi sono arrivati in egual misura da tutti gli attori coinvolti. Le aziende hanno premiato la nostra visione e la nostra intuizione, scegliendo di credere in un progetto nuovo e ambizioso. Il pubblico, composto sia da professionisti del settore sia da appassionati e visitatori non addetti ai lavori, ha riconosciuto il valore della ricerca estetica, stilistica e culturale proposta. Anche gli artisti e i designer partecipanti hanno vissuto l’esperienza in modo molto coinvolgente, trovando nuove opportunità di confronto, visibilità e sviluppo per il proprio lavoro.
Un elemento che riteniamo particolarmente significativo è stato il coinvolgimento degli artisti, anche locali e legati al territorio, che hanno visto in questo format una vera sfida. L’intenzione è stata quella di portare un contributo artistico che non fosse semplicemente decorativo, ma che assumesse una propria autonomia linguistica, in dialogo ma indipendente rispetto al design. Allo stesso modo è stato interessante e stimolante mettere in relazione aziende leader del settore con designer indipendenti ed emergenti, creando un confronto eterogeneo ma coerente.
Dal punto di vista dei numeri, la prima edizione ha coinvolto oltre quaranta espositori e quasi tremila visitatori registrati, confermando fin da subito l’interesse e il potenziale di una manifestazione che punta a diventare un punto di riferimento per il design e la progettazione sul territorio.
Il tema inaugurale, “Scenari domestici”, ha messo al centro il rapporto tra memoria, abitare e sperimentazione contemporanea dentro uno spazio fortemente identitario come Villa Lanfranchi. Come è nato questo concept e quanto il luogo ha influenzato la costruzione del percorso espositivo?
Il concept di Scenari domestici si è delineato progressivamente, man mano che il progetto della Brescia Design Week prendeva forma. Possiamo dire che questo tema non sarebbe potuto nascere altrove: Villa Lanfranchi ha avuto un’influenza determinante sul nostro processo di brainstorming, sia dal punto di vista concettuale che progettuale.
Avere la possibilità di vivere la villa per mesi, utilizzandola anche come quartier generale per l’organizzazione dell’evento, ci ha permesso di entrare in profonda sintonia con gli spazi, con la loro storia e con tutti gli elementi architettonici, decorativi e funzionali che li caratterizzano. Crediamo che questo sia un aspetto fondamentale della progettazione: instaurare una relazione autentica tra chi progetta e il luogo che viene abitato, comprendendone l’identità più profonda prima ancora di intervenire su di esso.
Il percorso espositivo è nato proprio da questo dialogo. Abbiamo condotto uno studio preliminare sulle destinazioni d’uso originarie degli ambienti, cercando di capire come la famiglia che ha abitato Villa Lanfranchi fino a pochi decenni fa vivesse quotidianamente quegli spazi. Da questa analisi è nata l’idea di reinterpretare ogni ambiente attraverso una chiave di lettura contemporanea, mettendo in relazione memoria e nuove modalità dell’abitare.
Un contributo prezioso è arrivato anche dall’incontro con una delle persone che ha vissuto la villa fino a quindici anni. I suoi aneddoti e i racconti legati alla vita quotidiana all’interno della casa hanno alimentato lo storytelling dell’evento e hanno reso Scenari domestici un racconto vivo.
Avete definito la Brescia Design Week come un format “nomade” e site-specific, destinato a cambiare sede a ogni edizione. Quanto è importante per voi raccontare il territorio bresciano attraverso luoghi diversi e avete già in mente dove potrebbe svolgersi la prossima edizione?
Per noi è fondamentale valorizzare il territorio come una sorta di tela su cui intervenire attraverso architetture e spazi che, molto spesso, restano nascosti o non accessibili alla cittadinanza. In questo senso, il format nomade della Brescia Design Week nasce proprio dall’idea di portare alla luce luoghi che altrimenti rimarrebbero esclusi dal circuito urbano e culturale.
Lavorare su un modello che può essere ogni volta ripensato e adattato a contesti diversi ci permette di costruire un racconto sempre nuovo del territorio, mettendo in dialogo design contemporaneo e architetture esistenti, spesso archeologie urbane o spazi in disuso.
Già in questa prima edizione abbiamo condotto una ricerca approfondita che ci ha fatto scoprire diverse location chiuse da anni o comunque non utilizzate, ma con un grande potenziale narrativo e progettuale. È proprio in questi luoghi da riscoprire che si concentra il nostro interesse come spazio di ricerca ed espressione progettuale.
Stiamo già lavorando alla prossima edizione e siamo in dialogo con diverse realtà del territorio per individuare lo spazio più adatto a ospitare il nuovo capitolo del progetto, mantenendo sempre questa logica di scoperta e valorizzazione.