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Superstudio Design 2026: Gisella Borioli e Laura Vella raccontano la nuova geografia del Fuorisalone

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La 26ª edizione di Superstudio segna un momento di trasformazione storica per la Milano Design Week. Superando la tradizionale logica del “distretto” per abbracciare quella di un “progetto” diffuso e tematico, l’iniziativa moltiplica la sua presenza su tre poli strategici della città: Tortona, Barona e Bovisa.

In questa intervista doppia, la fondatrice Gisella Borioli illustra la visione culturale che ha spinto il Gruppo a investire nella rigenerazione delle periferie, rivendicando l’importanza del contatto umano e del gesto artistico in un’epoca dominata dalla tecnologia. Parallelamente, la project manager Laura Vella ci guida attraverso i tre percorsi creativi SuperNova, SuperCity e SuperPlayground che compongono l’anima di questa edizione, spiegando come un’identità visiva unica e una mobilità integrata possano trasformare tre quartieri distanti in un unico, fluido racconto del design contemporaneo.

Gisella Borioli e Laura Vella alla conferenza stampa ufficiale di Superstudio Design.

Gisella Borioli, giornalista, art director e founder of Superstudio Group

Superstudio è stato il pioniere che ha trasformato via Tortona nel cuore pulsante del Fuorisalone. Nel 2026, la vostra strategia cambia radicalmente, uscendo dai confini del singolo distretto per abbracciare Barona e Bovisa. Qual è la visione culturale dietro questa scelta di “moltiplicare” la mappa di Milano e come risponde ai nuovi bisogni di un ecosistema del design in continua crescita? 

Con la diffusione incontrollata degli eventi di design dentro e fuori dai cosiddetti “distretti” ci è sembrata superata la divisione per aree, ormai così allargate da non essere nemmeno più definibili. Più che di Distretti trovo sia opportuno parlare di Progetti. La scelta di una visita a un luogo espositivo non ha più senso che sia fatta su un criterio urbanistico ma piuttosto contenutistico, secondo gli interessi di ciascuno. Il Design ha ormai occupato tutta la città, e oltre. Le periferie sono diventate interessanti e noi ci abbiamo creduto per primi, investendo e rigenerando fabbriche abbandonate in posti fuori dai circuiti “giusti”.  Con Supernova al Superstudio Più sui Navigli, con SuperCity al Superstudio Maxi in Barona, con SuperPlayground al Superstudio Village in Bovisa, abbiamo cercato di creare un circuito tematico non casuale, ma che segue la linea scelta sempre da Superstudio, questa volta ancora più chiara: design e innovazione, arte, internazionalità, multiculturalità, qualità, emozioni, sorprese, partecipazione inclusiva. Con la presenza dei grandi architetti e dei brand globali ma anche di giovani talenti scelti uno a uno. Un agile servizio di navette assicurerà ai nostri visitatori la possibilità di muoversi con facilità ed entrare in mondi diversi che ancora una volta propongono un altro modo di esporre.

In questa 26ª edizione, il confine tra design e arte sembra farsi ancora più sottile, come dimostra il progetto Re.Circle – Circle of the Arts sul Roof del Superstudio Più da lei diretto. In un mondo sempre più tecnologico, perché per lei è diventato fondamentale riportare l’attenzione sull’atto performativo, il live painting e l’emozione pura del gesto artistico all’interno della Design Week? 

Io sono sempre stata attratta dal futuro, dalla multimedialità, dalla tecnologia estrema o sperimentale. Ma mi sono accorta che siamo vicini a una soglia che bisogna non oltrepassare con leggerezza, pena la perdita del contatto umano oltre che della manualità e del pensiero critico. Così ho approfittato di una coincidenza: sono vent’anni che proprio al Superstudio io stessa mi sono avvicinata ai writers, che allora erano considerati poco meno che dei fuorilegge che si appropriavano di muri pubblici abusivamente. Ho iniziato lo sdoganamento dei veri artisti dagli imbrattatori, con un certo successo, sostenuta dall’allora Sindaco Letizia Moratti. Ho regalato loro spazi per fare mostre al Superstudio. Con il Comune abbiamo aperto il PAC e concesso muri pubblici in zone diverse. Ho promosso azioni di comunicazione e di visibilità. Anche i più radicali oggi mi considerano una utile “zia”. Ora che sono entrati nei musei, nei palazzi patrizi e ultimamente invitati persino al Quirinale, ho creduto interessante fare il punto sulle arti urbane, riunendo i protagonisti di ieri e di oggi per una settimana intera di azione e di amicizia, di live arts e talk sulla terrazza di Superstudio Più in interazione con il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.  Sarà anche l’occasione per fare apparire un murales di street art contemporanea su una facciata della nostra venue principale. Grazie a Ivan, artista calligrafo e poeta, che ci ricorderà che “Sarà solo sognare che ci terrà svegli”.

SuperPlayground – Atelier Stilum – Iplex – SkyGarden

Laura Vella, architetto e head of Superstudio Design

Tre percorsi, tre anime. L’edizione 2026 si articola in tre concept distinti: SuperNova, SuperCity e SuperPlayground. Come avete lavorato per garantire che queste tre “visioni” – pur essendo dislocate in zone diverse della città – mantengano un dialogo coerente tra loro, offrendo al visitatore un’esperienza fluida e non frammentata?

In primo luogo, abbiamo lavorato ad un’identità visiva capace di tenere insieme tutto sotto il cappello di un’unica narrativa del più ampio progetto Superstudio Design che si sviluppa nei concept SuperNova, SuperCity e SuperPlayground. La cornice è la stessa dunque: la capacità di Superstudio di costruire una storia fatta di tante voci che parlano di concetti che sono pezzi di uno stesso racconto. Le tre proposte dialogano quasi secondo una linea del tempo immaginaria, o di un processo ideale. Da un lato l’approccio fresco delle nuove proposte di SuperPlayground, selezionate una per una, che – chissà – in uno scenario futuro e auspicabile possono diventare le grandi firme del design che oggi popola SuperNova, e infine chiude il cerchio SuperCity con il gotha dei brand del design che si prestano alla curatela e alla realizzazione di mostre fra design, architettura e arte. La Milano Design Week sta crescendo e ragionare solo sulla scala del distretto può essere un limite. È per questo che Superstudio Design diventa network su tre quartieri differenti. La registrazione necessaria per l’accesso alla manifestazione è unica e valida per tutte le venue, e gli spostamenti da un hub all’altro sono favoriti da un sistema di navette e non ultimo da mobility partner con un approccio sostenibile.

La grande novità di quest’anno è l’apertura della sede in Bovisa, dedicata alla sperimentazione e al social design. Quali sono state le sfide principali nel rigenerare questa ex fabbrica dismessa e cosa rende il format SuperPlayground il luogo ideale per accogliere la nuova generazione di designer selezionati tramite open call internazionale?

Superstudio Village è stato rigenerato avendo come riferimento i più alti standard di sostenibilità, mantenendo una immagine fedele agli spazi di Superstudio. Ambienti contemporanei, flessibili e adatti a un ampio ventaglio di tipologie di evento, dal comfort elevato e finiture in linea con il sapore post-industriale all’insegna della qualità.

SuperPlayground è un’occasione irrinunciabile, per noi e – crediamo – anche per i designer coinvolti. Ne ho parlato personalmente con ciascuno di loro e ne ho avuto conferma: la possibilità di presentarsi all’interno un format (pensato per loro anche in termini di sostenibilità concreta della partecipazione) nel contesto di una prima apertura di uno spazio di Superstudio in occasione della Milano Design Week è stata recepita per quello che è, vale a dire una circostanza eccezionale, unica, irrinunciabile appunto. Penso a Moooi e a Marcel Wanders che 25 anni fa scommettevano su Superstudio Più (quando Tortona stava nascendo) per la loro prima apparizione alla Milano Design Week e che tornano oggi da protagonisti dell’edizione 2026, e qualcosa inevitabilmente risuona.