Taranto si appresta a ridefinire la propria identità urbana attraverso la costruzione di un’opera che fonde ingegneria d’avanguardia e sensibilità paesaggistica in vista dei Giochi del Mediterraneo 2026. Il cantiere dello Stadio del Nuoto ha infatti recentemente raggiunto un traguardo fondamentale con l’inizio della posa della copertura.
Il progetto, affidato per la parte esecutiva e realizzativa al Gruppo Ferraro, si distingue per una copertura lignea di circa 3.800 metri quadrati sviluppata da Rubner, che utilizza 860 metri cubi di legno lamellare e 342 metri cubi di X-Lam. Questa struttura, integrata da 11.500 kg di acciaio, è caratterizzata da travi principali lunghe quasi 52 metri e pesanti circa 19,5 tonnellate ciascuna, la cui installazione richiede l’impiego di autogrù di portata eccezionale.
Il risultato finale sarà una superficie a doppia curvatura capace di armonizzarsi visivamente con il linguaggio architettonico complessivo dell’opera.

L’opera è il frutto di un lavoro corale guidato da Sportium, in collaborazione con realtà come InFire, STAIN ENGINEERING, SCE Project e Fluidra per la parte idraulica delle vasche. Pensato come un polo polifunzionale attivo tutto l’anno, lo stadio si estende su 12.000 metri quadrati e ospiterà due vasche olimpioniche da 50 metri, una indoor e una all’aperto, supportate da tribune per 2.000 spettatori. L’obiettivo dichiarato dai costruttori è quello di lasciare alla città un’eredità che sia sicura, funzionale e accessibile ben oltre il termine della competizione internazionale.

Dal punto di vista dell’integrazione urbana, l’architettura si integra nel contesto urbano e paesaggistico, ispirandosi ai bastioni storici di Taranto e dialogando con la costa attraverso percorsi verdi e una piazza urbana in connessione con la Torre d’Ayala. La sostenibilità rappresenta un altro pilastro dell’intervento: il progetto aderisce rigorosamente ai requisiti CAM e ai traguardi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU, impiegando materiali ecocompatibili e soluzioni tecnologiche mirate a ridurre drasticamente l’impronta ambientale dell’infrastruttura nel contesto cittadino.


