L’11 e il 12 novembre 2026, ARCHITECT@WORK torna all’Allianz MiCo di Milano con una nuova edizione dedicata all’architettura, al design e all’innovazione. Il tema scelto, “Spazio Vivo”, esplora il modo in cui gli ambienti possono evolvere e adattarsi alle esigenze contemporanee. Ne abbiamo parlato con Annalisa Grossi, Project Manager della manifestazione.

“Spazio Vivo” è il filo conduttore dell’edizione 2026. Quali aspetti del modo di progettare e vivere gli ambienti avete voluto mettere in evidenza?
Spazio Vivo è il tema scelto per i contenuti formativi e culturali dell’edizione milanese, sviluppati insieme a Baolab per la mostra di materiali e a Design Diffusion per il programma di talk.
L’idea nasce da una riflessione molto attuale: oggi capita sempre più spesso di progettare partendo da ciò che esiste già. Edifici, interni e spazi urbani vengono ripensati per accogliere esigenze che cambiano rapidamente e che spesso non erano nemmeno immaginabili pochi anni fa. Allo stesso tempo, si parla sempre di più del rapporto tra persone e ambienti. Non solo di prestazioni, tecnologie o funzioni, ma di come uno spazio venga percepito, vissuto e ricordato.
Spazio Vivo nasce proprio da queste osservazioni. Ci piace pensare agli spazi come a qualcosa che evolve nel tempo e che continua a trovare nuovi significati per le persone che li abitano, li attraversano e li trasformano giorno dopo giorno.
Accanto alla parte espositiva, il programma culturale mette a confronto professionisti e progetti che raccontano un’architettura capace di trasformare, rigenerare e dare nuove possibilità agli spazi esistenti. Come avete costruito il programma di quest’anno e quali storie o temi pensate possano offrire ai visitatori gli spunti più interessanti?
Abbiamo voluto riunire professionisti che affrontano questi temi da prospettive diverse, ma con un punto in comune: parlano di trasformazione reale, non teorica.
Si parlerà di recupero e rigenerazione, di edifici che cambiano funzione, di luoghi che tornano a essere parte attiva della vita delle persone. Alcuni interventi guardano alla scala urbana, altri a quella più quotidiana dell’esperienza individuale, ma tutti raccontano come il progetto possa creare nuove opportunità a partire da ciò che esiste già.
Anche la mostra di materiali curata da Baolab segue questo percorso. Con Action-Reaction, l’attenzione si concentra sul dialogo tra individuo e ambiente costruito, esplorando il ruolo che materiali, superfici e percezioni sensoriali hanno nel modo in cui viviamo gli spazi.
La cosa più interessante, secondo me, è che non si parla di una tendenza o di una teoria astratta. Molti dei temi affrontati nascono da sfide molto concrete che progettisti, aziende e amministrazioni si trovano ad affrontare ogni giorno. Ed è probabilmente questo che rende il confronto così attuale e utile anche per i visitatori.
In un momento in cui architetti e designer possono conoscere prodotti, materiali e aziende anche attraverso strumenti digitali, quale valore conserva l’esperienza fisica della fiera e dell’incontro diretto?
Il digitale ha reso le informazioni accessibili a tutti. Oggi il problema non è trovare contenuti, ma orientarsi all’interno di una quantità sempre maggiore di informazioni. Per questo il valore dell’incontro diretto non è diminuito. Semmai è aumentato.
Il vero vantaggio del face-to-face non sta nell’accesso alle informazioni, che sono già disponibili ovunque. Sta nella possibilità di interpretarle insieme. Una conversazione di dieci minuti con un produttore, un progettista o un collega può offrire più spunti di ore passate davanti a cataloghi, webinar o schede tecniche.
Inoltre il progetto sta diventando sempre più complesso. Rigenerazione, sostenibilità, circolarità, innovazione tecnologica e qualità dell’esperienza richiedono competenze diverse che devono dialogare tra loro. Manifestazioni come ARCHITECT@WORK continuano ad avere valore perché creano esattamente questo tipo di confronto.
L’accesso alla manifestazione è gratuito previa registrazione.


