HomeDesignGinga: il ritmo della capoeira nell’abitare contemporaneo di Anna Maya

Ginga: il ritmo della capoeira nell’abitare contemporaneo di Anna Maya

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L’architetta e designer brasiliana Anna Maya ha dato vita a Ginga, un divano modulare che traduce in linguaggio progettuale uno dei gesti più emblematici della cultura del suo paese. Il nome e il concept traggono ispirazione dalla “ginga”, il movimento fluido e oscillante che costituisce il fondamento della capoeira. Nata dall’incontro tra tradizioni africane, indigene ed europee, la ginga non è solo una tecnica, ma una vera forma di intelligenza del corpo: un ritmo continuo fatto di adattamento, improvvisazione e relazione con lo spazio.

Questo principio dinamico diventa la matrice di un sistema capace di generare configurazioni sempre diverse. Ginga è stato concepito per evolvere nel tempo: ogni elemento può essere combinato, ruotato o ricomposto, permettendo all’arredo di costruire un’armonia in movimento tra corpo, funzione e ambiente domestico. La costruzione formale del divano riflette un raffinato equilibrio tra rigore e spontaneità. La seduta si sviluppa su una base lineare, scandita da cuciture orizzontali che permettono l’accostamento di tessuti, colori e texture differenti.

In netto contrasto con la linearità della base, lo schienale sferico emerge come elemento focale. La sua superficie arricciata introduce una dimensione sensoriale e di morbidezza, mentre sul retro una cucitura verticale accompagna lo sguardo fino a un’inaspettata sfera di legno, che conclude la composizione come un punto grafico. La sfera è una costante nella ricerca di Anna Maya, un richiamo alla tradizione del modernismo brasiliano dove la geometria pura si trasforma in gesto plastico e dinamico. In questo progetto, essa assume un valore sia strutturale che simbolico, richiamando l’idea di continuità e trasformazione.

Anche la sostenibilità è parte integrante della logica di Ginga. L’impiego di legni certificati, rivestimenti rinnovabili e processi orientati alla riduzione degli scarti tessili si unisce a una progettazione pensata per la durabilità e la riconfigurabilità dei componenti. Con questo lavoro, Anna Maya prosegue una ricerca che si distingue per un approccio autoriale e concettuale, capace di rivelare una dimensione del design brasiliano sperimentale, indipendente e profondamente identitaria.