Architettura

Hotel NH Collection Murano Villa, l’omaggio di H&A alla storia industriale di Murano

Novembre 30, 2021

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Hotel NH Collection Murano Villa, l’omaggio di H&A alla storia industriale di Murano

 

Nella Laguna di Venezia, l’isola di Murano combatte da anni contro il vuoto sociale ed economico lasciato da secoli di intensa produzione vetraria, una situazione che rende la scelta di realizzare proprio qui l’Hotel NH Collection Murano Villa l’occasione perfetta per innescare un processo di rigenerazione urbana, a patto di non tradire la storia del luogo e quindi di preservare l’identità industriale dell’edificio originario.

Stiamo parlando infatti della vecchia fornace vetreria De Majo, dislocata in dodici corpi di fabbrica per un’area totale di 12 mila metri quadri, in stato di abbandono; tra i volumi, quello principale presentava murature perimetrali in laterizio intonacato esternamente e copertura curvilinea in calcestruzzo armato, con a fianco la ciminiera in mattoni.

L’insieme suggeriva l’aspetto di un borgo, dotato di una costruzione principale e vari collegamenti tra gli altri blocchi, una dimensione che il progetto ha mantenuto, facendo del nuovo hotel una sorta di albergo diffuso unito da calli, corti e campielli, con l’aggiunta di un edificio nuovo adiacente alla torre-faro.

Il progetto, curato dallo studio H&A Associati, è infatti sviluppato sulla valorizzazione dell’insediamento industriale, degli spazi ampi e connessi, delle strutture a vista, dei materiali crudi di un luogo destinato alla produzione, preservando le differenze tra i vari edifici.

A strutture in cemento e in laterizio a vista, putrelle in acciaio esposte, intonaci grezzi, serramenti in acciaio, si sono giustapposti elementi in grado di conferire un senso di accoglienza e comodità favorendo un dialogo fra vecchio e nuovo, industriale e residenziale.

Oggi l’hotel comprende 104 camere, oltre 3000 mq di spazi comuni interni, 5000 mq di spazi comuni esterni, cortili, terrazze, 2000 mq di terrazze di pertinenza delle singole camere; esso rappresenta un esempio di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e dunque un modello di sostenibilità, lavorando sul risparmio del suolo e sul recupero dei materiali da costruzione, secondo i principi dell’economia circolare.

L’intervento di “upcycling” da cui si genera il progetto si sposa inoltre all’impianto equilibrato dell’interior design, pensato anche in questo caso per coniugare il carattere industriale originario con le esigenze di ospitalità della nuova destinazione.

L’attenzione alle tracce lasciate dal tempo e all’unicità della tradizione artigiana locale sono stati d’ispirazione, influenzando l’ingresso, gli spazi comuni e di distribuzione, le camere, tra materiali industriali, grezzi e rudi, ma anche finiture curate ed oggetti appositamente disegnati, leggeri ed eleganti.

Al mondo industriale appartengono i pavimenti in getto di cemento levigato del piano terra, i serramenti in profili metallici grigio scuro opaco con la caratteristica suddivisione a riquadri, i frammenti di muratura e intonaco preesistenti, lasciati a vista, l’intonaco materico scelto per le zone comuni.

Il loro carattere funzionale, standardizzato, contrasta anche con il tappeto a mosaico che accoglie nella hall d’ingresso: la tradizione del terrazzo alla veneziana, con i frammenti di marmo inseriti nell’impasto un tempo di calce, oggi di cemento, è coniugata con quella del mosaico vetroso in un omaggio al grande architetto veneziano Carlo Scarpa.

Richiamano il mondo industriale anche la famiglia di sedute disegnate per questo hotel, che abbinano essenziali strutture in tubolare d’acciaio con i raffinati tessuti della veneziana Rubelli.

L’illuminazione degli spazi è affidata ad Artemide e i corpi luminosi di normale produzione sono stati abbinati a due famiglie di lampade realizzate su disegno, Livia e Maria: Livia è una ‘torcia’ in acciaio crudo ed ottone con un diffusore in vetro trasparente, usata come sospensione e da parete; Maria invece è la riproposizione della figura ancestrale della lampada con uno stelo in ottone che sorregge un diffusore a campana, in ferro crudo e vetro artigianale rosso.

Vi sono anche due grandi sculture luminose realizzate dalla De Majo, che si estendono sul soffitto della hall e del lounge, in omaggio alla laguna e alla sua acqua in continuo movimento, con i suoi riflessi e le vibrazioni.

Nelle camere, ognuna diversa dall’altra per forma e dimensione, essendo ricavate da spazi esistenti o vincolate a elementi strutturali e architettonici dati, la tessitura muraria irregolare delle pareti in mattoni a vista è accentuata dalla luce radente che scende dall’alto e dalla nitidezza degli arredi imbottiti.

Nei bagni, il disegno originale di un lampadario muranese degli anni 50, proveniente dall’archivio de Majo, a grandezza naturale, si prende la scena, mentre le porte delle stanze richiamano ancora i materiali più crudi, acciaio e ottone, in contrasto con la leggerezza dei vetri di Murano.

L’autentico valore aggiunto in ogni contesto, dagli interventi puntuali di “cuci scusi” sulle murature antiche, alle nuove partiture murarie, fino agli ambienti di interior e dietro le testate dei letti, è rappresentato soprattutto dai mattoni, e in particolare quelli firmati Terreal Italia, al tempo stesso testimonianza della preesistenza e nuovo elemento di stile.

La terracotta si trova anche in copertura nella forma di tegole Coppo SanMarco Evo dalla colorazione miscelata, scelta dai progettisti per ottenere una integrazione armoniosa con l’esistente, puntando ancora una volta alla valorizzazione dell’archeologia industriale intesa come tributo alla storicità e all’importanza di questo edificio per la tradizione veneziana.