L’architettura del benessere: intervista ad Alberto Apostoli L’architettura del benessere: intervista ad Alberto Apostoli
Architettura

L’architettura del benessere: intervista ad Alberto Apostoli

Scritto da Giulia Guerra |

12 Febbraio 2020

Un grande architetto una volta disse che non si può pensare un’architettura senza pensare alle persone. Capire il senso di questa frase è facile: plasmare lo spazio significa plasmare la vita di chi lo abita, costruendo visioni, abitudini, sensazioni, culture. Una consapevolezza che diventa ancora più reale quando si parla di far interagire progettualità e benessere, inteso come cura olistica dell’essere umano e celebrazione della sua natura. Lo Studio Apostoli, fondato nel 1997 a Verona dall’architetto Alberto Apostoli e oggi composto da un team di 60 professionisti attivi a livello internazionale, porta avanti da vent’anni questa difficile ma stimolante mission, che mira a declinare il concetto di well-being nella più ampia varietà di accezioni, puntando su progetti in cui a vincere sono valori di armonia compositiva, qualità esperienziale, innovazione e sostenibilità. Per conoscere meglio la filosofia dello studio e la visione illuminata del suo fondatore abbiamo posto alcune domande proprio ad Alberto Apostoli. Ecco quello che ci ha raccontato.

Il vostro studio occupa una posizione di leadership a livello internazionale nella progettazione di spazi wellness. Quali sono oggi i principi sui quali deve fondarsi l’architettura del benessere?

Il benessere è per noi un concetto molto ampio che va ben oltre il tema del wellness, se inteso esclusivamente come spazio legato alla cura del corpo. È una filosofia basata su una pluralità di principi, che in fase di progettazione cerchiamo sempre di coordinare in tutti gli aspetti per restituire un luogo dove al centro ci sia l’uomo. Il benessere nasce così da un mix perfetto di componenti tecniche ed emozionali: illuminazione naturale e artificiale, fruibilità e organizzazione razionale degli spazi, capacità di orientamento all’interno degli stessi, rapporto con il contesto, utilizzo di materiali che abbiano allo stesso tempo prestazioni elevate e valore estetico, definizione di ambiti di privacy o al contrario di luoghi che promuovano aggregazione. Possiamo dire che il benessere è un contenitore infinito di dettagli - stilistici, tecnici ma anche culturali, sociali, storici, geografici, ecc. - le cui soluzioni devono essere valutare con attenzione per produrre nel senso più nobile quella che chiamiamo “architettura”. 

Lefay Resort & SPA Dolomiti

Tra gli interventi più significativi completati di recente c’è il Lefay Resort & SPA Dolomiti di Pinzolo, in cui avete cercato una relazione inedita con il contesto. Come lo avete realizzato?

La richiesta della committenza era molto chiara: mantenere un forte richiamo allo stile montano, ma distaccarsi allo stesso tempo dagli archetipi e dal folklore altoatesino, per delineare un progetto sofisticato ed essenziale, portatore del più alto concetto di sensibilità estetica italiana. L’interior design della struttura - che comprende le aree comuni, 88 suite, 23 residenze, due ristoranti e una spa di 5.000 mq - enfatizza i materiali tradizionali attraverso linee rigorose: le pareti delle stanze sono rivestite da pannelli in legno, accostati tra loro al fine di creare una composizione geometrica contemporanea. Gli spazi, minimali, sono riscaldati dal calore del rovere tabacco, dal granito dolomitico, dalla pelle e dal velluto che riveste le sedute sia negli spazi comuni sia privati. Non ci sono decori superflui né sovrabbondanza di segni; l’interior è arioso, proporzionato, elegante e lascia spazio alla visuale panoramica sul contesto circostante, inquadrato tramite ampie vetrate che permettono un dialogo continuo con la natura delle Dolomiti.

Lefay Resort & SPA Dolomiti

L’impegno dello studio sul tema della sostenibilità ambientale è consolidato. Che cosa significa applicarne i valori all’hospitality di lusso?

L’hotel è una macchina estremamente complessa; a differenza di quasi tutte le altre categorie funzionali, ragiona a ciclo continuo, sull’arco di 24 ore. Una struttura ricettiva non si ferma mai: la reception è aperta durante il giorno e la notte, così come i servizi, dando vita a un luogo potenzialmente “energivoro”. Un aspetto inevitabile, che può tuttavia essere corretto con una buona progettazione e questo è il compito che il nostro studio persegue con costanza e ambizione. Oltre a materiali a basso impatto ambientale e con elevate prestazioni, lavoriamo molto sull’impiantistica e sull’illuminazione per evitare inutili dispendi energetici e termici, mantenendo sempre la massima fruibilità. L’hospitality di lusso fa da capofila nella promozione della sostenibilità e moltissimi gruppi internazionali stanno realizzando veri e propri manifesti in difesa dell’ambiente. L’emergenza climatica è sempre stata per noi uno stimolo per ricercare prodotti e soluzioni “green”, che sappiano allo stesso tempo comunicare lo standard elevato di accoglienza. 

Jacuzzi_Sasha

Un altro aspetto importante del vostro lavoro progettuale riguarda il product design e la collaborazione con importanti aziende del settore. Quali sono le ultime novità su questo versante?

Abbiamo iniziato quasi per “necessità” e ora il product design sta diventando un comparto sul quale investire sempre maggiore attenzione e progettualità. Diciamo “necessità” perché spesso, nei progetti affrontati, abbiamo ideato soluzioni custom che sapessero rispondere a esigenze particolari rispetto alle quali le proposte presenti sul mercato non ci sembravano del tutto adeguate. Così sono nati prodotti e prototipi nei quali abbiamo curato ogni dettaglio tecnico ed estetico, successivamente sfociati in collaborazioni “ufficiali” con importanti aziende del settore che si riferiscono a noi quando desiderano ampliare le proprie collezioni con soluzioni wellness. Parliamo di Jacuzzi, azienda con la quale abbiamo sviluppato dieci anni fa Sasha, un modulo compatto di soli 8 mq che comprende una sauna, una doccia emozionale e un hammam in uno spazio unico; il successo del prodotto è stato tale che stiamo lavorando su un suo restyling per il decimo anniversario, che cade proprio quest’anno. Sempre per Jacuzzi, abbiamo presentato lo scorso settembre XYZ+, un sistema doccia personalizzabile e adattabile ad ogni spazio grazie ad elementi tra loro combinabili.

Jacuzzi_XYZ

Alla Milano Design Week 2020 presenteremo invece dei prodotti con Friulmosaic, mentre stiamo seguendo il progetto dello stand e la direzione artistica di Newform. E non è tutto, perché ci sono altre tre aziende con cui abbiamo appena avviato una collaborazione, anche se è prematuro parlarne ora.

Progetti e/o obiettivi per il futuro?

Puntiamo a una sempre più ampia internazionalizzazione e a un consolidamento dello Studio nei mercati esteri. Siamo già attivi in alcuni paesi come la Cina, la Francia, la Russia, gli Stati Uniti, ma soprattutto grazie a investitori italiani che ci scelgono perché hanno già sperimentato la qualità del nostro servizio e il nostro project management. Forti di queste aperture, vorremmo ampliarci nei diversi mercati intercettando nuove opportunità, che cerchiamo di sostenere con la partecipazione a conferenze, seminari, fiere e una comunicazione mirata. Il punto di partenza di qualsiasi progetto però rimane lo stesso: l’architettura del benessere a 360°. 

Newform_Aqualite

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