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Progettare i riflessi: tre linguaggi creativi per lo specchio contemporaneo di Vanità Living

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La forza di Vanità Living risiede nella capacità di far convergere sensibilità progettuali eterogenee verso un linguaggio coerente e riconoscibile, fondato su un dialogo costante tra tecnologia e materia. Questo approccio si concretizza nel lavoro di tre firme del design italiano contemporaneo che interpretano il rapporto tra vetro, luce e spazio secondo declinazioni personali, trasformando lo specchio in un racconto di visioni differenti.

Da una parte emerge la ricerca scenografica di Gianmarco Codato e Luciano Trevisiol, orientata a superare la staticità della superficie attraverso una dimensione narrativa fatta di profondità, geometrie in movimento e tagli luminosi che introducono ritmo e tridimensionalità. In soluzioni come Flirt ed Ercole, la luce smette di essere una funzione tecnica per diventare materia progettuale, capace di costruire tensioni visive e lasciare un segno preciso all’interno dell’ambiente.

A questo dinamismo risponde l’equilibrio formale dello Studio Adolini, dove il progetto nasce dalla ricerca di una sintesi tra discrezione ed emozione. Per Romano e Niccolò Adolini, le linee essenziali e le proporzioni calibrate portano a un’integrazione della luce quasi sartoriale, pensata per accompagnare lo spazio con leggerezza. Un esempio di questo minimalismo percettivo è Foggy, uno specchio con cornice luminosa che appare e scompare con una delicata nebbia di luce, illuminando senza abbagliare e creando un’atmosfera soffusa e naturale. Un minimalismo che non rinuncia alla materia, ma la distilla fino alla sua essenza percettiva, costruendo atmosfere intime e sofisticate.

Infine, a unire queste diverse tensioni progettuali è la visione di Massimo Farinatti, architetto e art director del brand, il cui approccio si distingue per un rigore compositivo e attenzione architettonica. Influenzato dalla lezione di Marco Zanuso, Farinatti concepisce l’oggetto come un elemento strutturale capace di costruire prospettive e amplificare i volumi. La luce viene integrata in modo strutturale, entrando a far parte dell’architettura dell’oggetto stesso. Ne deriva un linguaggio essenziale ma fortemente riconoscibile, fondato su equilibrio, precisione e permanenza estetica – qualità che hanno valso ad alcuni suoi progetti importanti riconoscimenti, come ADI Index per XO.

L’unicità di questo percorso risiede nella capacità di trasformare tali pluralità in una collezione unitaria, dove le differenze non vengono uniformate ma valorizzate da una direzione estetica comune. Il dialogo con i designer diventa così il motore creativo di un sistema in cui gli oggetti non sono più elementi isolati, ma espressione di una visione dell’abitare che unisce funzione e identità.