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Tante care cose, Chiara Alessi racconta gli oggetti della nostra vita

Marzo 4, 2021
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Tante care cose, Chiara Alessi racconta gli oggetti della nostra vita

 

Ne è passato di tempo da quando, all’inizio del secolo scorso, Guido Gozzano cantava le “buone cose di pessimo gusto”, con quella sprezzatura affettuosa tipica dell’intellettuale che guarda al piccolo mondo borghese, ai suoi riti e alle sue ipocrisie, ai suoi simboli e ai suoi oggetti.

La lampada Eclisse di Vico Magistretti per Artemide (1965) © Paolo D’Altan

Nei decenni che sono seguiti, borghesi oppure no, noi abbiamo invece imparato (ma forse l’avevamo sempre saputo) che gli oggetti non sono mai soltanto oggetti: sono pezzi di vita, storie da ricordare, mondi da esplorare, fibre che tessono la nostra identità individuale e collettiva.

Sono parte della nostra memoria, la costruiscono anche quando li diamo per scontati, e anzi è proprio allora che dovrebbero reclamare la nostra attenzione, suscitare la nostra curiosità per come sono nati, per chi li ha creati e per il valore, quasi mai solo economico, che portano con sé.

La moka di Alfonso Bialetti (1933) © Paolo D’Altan

A tentare questa impresa di riscoperta ci pensa Tante care cose, il nuovo libro pubblicato da Longanesi in cui Chiara Alessi, critica di design ed esperta di cultura materiale, scrive un autentico diario sentimentale delle “cose” che ci sono più familiari e ripercorre la storia, talvolta insospettabile, quasi sempre sorprendente, degli “oggetti che ci hanno cambiato la vita”, come recita la copertina, senza che lo sapessimo davvero.

Perché sono tante le cose abbiamo sempre visto, usato, toccato e scelto, ma non di tutte ci siamo davvero accorti. Eppure, basta nominarle, basta sbirciarne un bozzetto a matita (come quelli semplici e straordinari di Paolo D’Altan, che arricchisce il volume con le sue illustrazioni) per capire che ci appartengono e vivono nel nostro immaginario, presente o passato che sia.

Il divano Bocca di Studio65 per Gufram (1970) © Paolo D’Altan

Dalla lampada Eclisse di Vico Magistretti per Artemide alla Vespa di Piaggio, dallo spremiagrumi di Philippe Starck per Alessi alla zip che Elsa Schiaparelli sdoganò nella moda, dai Baci Perugina alla Esse del logo Esselunga, è impossibile non associare un’immagine, un luogo, una persona o un’emozione a ciascuna di queste “cose care”, cose pensate e progettate da qualcuno perché noi potessimo viverci attorno, e poi dimenticarcene.