Architettura

Dalle moto Aprilia al LAGO Campus: Matrix4Design incontra l’architetto Giorgio Zaetta

Marzo 3, 2022

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Dalle moto Aprilia al LAGO Campus: Matrix4Design incontra l’architetto Giorgio Zaetta

 

Architettura e design industriale, arte contemporanea e ricerca della bellezza, sostenibilità e benessere delle persone: quanti sono gli elementi che influenzano il mestiere del progettare? Nel caso di Giorgio Zaetta, architetto eclettico con base a Feltre (Belluno), si ritrovano tutti, e molti di più. Perché l’ispirazione è sfaccettata e imprevedibile per definizione, e così accade che un progettista come Zaetta passi dal realizzare le motociclette di Aprilia a costruire la nuova sede dell’azienda LAGO, tutto nell’arco di una sola carriera. Possibile? Assolutamente sì: ce lo ha raccontato lui stesso durante un’esclusiva chiacchierata, che è stata l’occasione perfetta per approfondire le tappe di un percorso vario e a tratti sorprendente, culminato nel lavoro che da anni l’architetto porta avanti con il suo zaettastudio.

Giorgio Zaetta

Per cominciare vorrei che mi raccontasse qualcosa in più del suo percorso formativo e professionale, un percorso eclettico che ha a che fare sia con l’architettura sia con l’industrial design e lo studio dei materiali. Come lo descriverebbe?

Ho iniziato tantissimi anni fa, lavorando nello studio di Luciano Bertoncini a Treviso, dove facevamo design industriale per l’industria del mobile, ma più della metà del lavoro veniva fatto per Aprilia. Disegnavamo le moto e non potevamo lasciare nulla al caso. Da qui nasce l’attenzione maniacale dettaglio che oggi trasferisco in architettura, a volte soffrendo, diciamo pure così, perché noi disegniamo in scala uno a due ogni dettaglio della casa. Ma è in questo modo che ci piace lavorare.

Render di un’abitazione a Jesolo – progetto zaettastudio

Anche l’arte contemporanea ha un ruolo importante nella sua carriera, giusto?

L’arte contemporanea è parte integrante dei miei progetti. Molti anni fa ho conosciuto l’arte contemporanea grazie a un amico a Berlino che mi portò a vedere una mostra: alla fine della visita non c’erano più le nostre scarpe, perché l’artista giapponese le aveva appese su una parete per tenere traccia di chi fosse presente all’apertura della mostra. Rimasi così impressionato che cominciai a seguire l’arte contemporanea in tutto il mondo, viaggiando per frequentare le fiere e le esposizioni principali. L’arte contemporanea mi influenza tantissimo, anche nel mio lavoro. Di recente ho acquistato una sedia di Donald Judd perché amo da sempre le sue linee pulite, che si ritrovano poi anche nei miei disegni.

House C – progetto zaettastudio

L’arte, non a caso, ha un ruolo centrale anche in uno dei suoi ultimi, importanti progetti, il LAGO Campus in provincia di Padova. Ci racconta qualcosa di più?

L’arte contemporanea è l’avanguardia di tutte le arti, e può essere una fonte d’ispirazione decisiva per gli architetti, più ancora di quanto lo sono i grandi maestri del passato. Nei miei progetti residenziali (che costituiscono il 90% dei lavori che facciamo), tra cui per esempio la villa a Montebelluna e la Casa Rossa, le opere di arte contemporanea vengono inserite fin dall’inizio, nella fase di progettazione degli spazi. L’arte mi accompagna in tutto il processo. Nel caso del LAGO Campus, che è uno dei primi progetti di architettura industriale realizzati finora, l’arte è centrale: il frangisole di 460 listelli di 58 colori diversi si ispira infatti all’opera di Gerhard Richter.

Lago Campus – progetto zaettastudio

E l’aspetto della sostenibilità? Oggi è davvero imprescindibile.

In generale l’edificio è pensato per essere completamente smontabile e ricomponibile nel tempo, è dotato di una straordinaria capacità di recupero ed è autosufficiente. E qui arriviamo, come dice lei, al grande tema della sostenibilità: l’uso dell’energia geotermica, i sistemi di riscaldamento e raffrescamento indipendenti l’uno dall’altro, le postazioni per la ricarica delle auto elettriche, la presenza di un’area apposita per lo stoccaggio dei rifiuti sono solo alcuni degli elementi che riducono ai minimi termini l’impatto ambientale dell’edificio. Abbiamo disegnato persino gli impianti, perfettamente integrati nell’architettura. È stato insomma un lavoro complesso e accurato, ma il risultato di cui siamo orgogliosi è quello di aver ottenuto un autentico esempio di architettura pulita.

LAGO Campus – progetto zaettastudio

Parlando sempre del LAGO Campus, lei ha detto che la sfida di questo progetto è stata quella di creare lo spirito di una casa all’interno di una fabbrica. Che cosa intendeva esattamente?

Il nostro obiettivo è quello di realizzare dei “contenitori” all’interno dei quali le persone possano stare bene. È fondamentale che il luogo in cui passiamo le 8 ore della nostra giornata lavorativa ci trasmetta una sensazione di benessere, e perciò deve essere bello, in sintonia con le esigenze delle persone. Se quando si lavora ci si sente a proprio agio negli spazi come quando si è a casa propria, allora anche il lavoro peserà di meno. Riguardo al LAGO Campus posso raccontare un aneddoto interessante: noi abbiamo costruito quell’edificio perché fosse destinato alla logistica, ma una volta completati i lavori sono stati i dipendenti dell’azienda a chiedere che in quegli spazi fosse spostata l’unità produttiva, per lavorare lì e godere del benessere ambientale. Questa è stata una grande soddisfazione.

Casa Rossa – progetto zaettastudio

Lei è nato a Feltre, dove ha sede anche il suo studio. Perché ha scelto di rimanere in una realtà di provincia, a differenza di tanti suoi colleghi che si traferiscono nelle grandi città?

Io sono stato lontano per circa 22 anni. Ho deciso di tornare perché la qualità della vita è straordinaria. Poi certo, qualche svantaggio c’è: è difficile trovare collaboratori bravi, spesso devono venire da fuori. Per questo motivo abbiamo adottato una maggiore flessibilità oraria e chiudiamo il venerdì alle 13, così che le persone abbiano più tempo per tornare a casa. Stare in una città come Milano ci garantirebbe senza dubbio più contatti e relazioni, ma alla fine questo è un lavoro che si alimenta del passaparola. Chi apprezza il nostro lavoro viene a cercarci.

Render Quarta Porta Belvedere a Feltre – progetto zaettastudio

Ha lavorato su molti progetti residenziali. Ce n’è uno che vorrebbe citare in particolare?

Difficile indicarne uno soltanto. Certamente, uno di quelli che ci ha fatto divertire di più nel progettarlo è la Casa Rossa, un ampliamento che abbiamo realizzato nella zona di Belluno per un cliente che ci ha supportato dall’inizio alla fine, anche quando abbiamo avuto l’idea di misurare un albero per far sì che i pali a sostegno della casa avessero la medesima altezza della vegetazione circostante. Abbiamo acquistato molti dei mobili frequentando le aste in giro per il mondo, abbiamo aperto il fronte nord della casa, e la scala, che inizialmente doveva essere una soluzione provvisoria, è stata montata in modo tale che quell’effetto provvisorio restasse. I pilastri hanno sempre le stesse dimensioni e, a seconda di dove sono collocati a livello strutturale, sono pieni oppure mezzi vuoti. E questi sono solo alcuni degli aspetti che rendono speciale questo progetto.

Render Cappella gentilizia – progetto zaettastudio

Su che cosa sta lavorando in questo momento?

Abbiamo moltissimi progetti in cantiere. Stiamo costruendo tre piccoli condomini a Jesolo, di cui siamo art director e curiamo le scelte architettoniche, e stiamo collaborando in Croazia al progetto di un edificio di 6000 metri quadrati. Nel settore hospitality, stiamo realizzando un albergo a Valdobbiadene. A Feltre, stiamo costruendo una casa e abbiamo completato il restauro di un edificio cinquecentesco, in cui abbiamo innestato alcuni elementi contemporanei. Ci hanno poi dato l’incarico per realizzare la Quarta Porta Belvedere d’ingresso alla città di Feltre, che sarà completata entro l’estate, e subito accanto abbiamo realizzato un nuovo accesso a un edificio del Palladio. Stiamo infine realizzando una particolare cappella gentilizia, che consiste in una sorta di “casetta” dentro al cimitero gettata in un unico blocco, con all’interno urne in marmo prezioso, a contrasto con lo stile quasi calvinista dell’intero progetto.