Architettura

Il Parco Archeologico di Laus Pompeia a Lodi Vecchio

Novembre 17, 2022

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Il Parco Archeologico di Laus Pompeia a Lodi Vecchio

 

Lo studio di architettura FaseModus ha curato il progetto del Parco Archeologico di Laus Pompeia a Lodi Vecchio sviluppando i temi della tutela, della valorizzazione e della promozione, con l’obiettivo di restituire alla collettività, all’interno di uno spazio aperto facilmente fruibile, larga parte delle testimonianze archeologiche, monumentali e documentali delle complesse vicende passate.

© FaseModus

Il contesto

La storia di Laus Pompeia, centro probabilmente di origine celtica, è quella di un fiorente municipium romano e importante insediamento nel primo medioevo distrutto per ben due volte dai Milanesi per essere poi oggetto di un capillare spoglio per la costruzione della nuova Lodi.

Oltre a ricoprire un ruolo centrale nella geografia del territorio lodigiano tra due corridoi ambientali di rilevanza regionale che si sviluppano lungo i fiumi Lambro e Adda, il sito archeologico rappresenta uno dei punti nevralgici nel panorama culturale della zona rappresentando la porta d’ingresso di un sistema museale più ampio, composto da siti archeologici, edifici storici e musei, integrati in un circuito unitario che lo collega alla città di Lodi.

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La situazione attuale

L’area del Parco si sviluppa su una superficie di circa 15.000 mq, sulla quale sono presenti tre edifici posti in prossimità degli scavi archeologici della basilica di Santa Maria che occupano una superficie di circa 2000 mq.

Il primo immobile – ultimato negli anni scorsi da FaseModus – è ricavato dal riuso di una antica stalla che mantiene intatti i propri caratteri formali e materiali e ospita il Museo Archeologico disposto su due piani per una superficie complessiva di circa 1000 mq.

Il secondo, il Conventino, posto a ovest, è stato oggetto di interventi di risanamento conservativo ultimati nel 2007 e ospita oggi mostre temporanee ed eventi culturali.

Il terzo immobile – probabilmente antica sede del vescovado come testimoniato da tracce di uno stemma cardinalizio sul fronte principale- è attestato sulla colonna absidale della Basilica: è attualmente in avanzato stato di degrado e sarà oggetto di riqualificazione insieme ai ruderi dei rustici superstiti.

L’ampio spazio aperto a sud, infine, si presenta come un’area incolta con alcuni accumuli di terreno e una leggera depressione occupata da bassa vegetazione spontanea.

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Il progetto

Il progetto del Parco Archeologico di Laus Pompeia è l’ultima fase di un processo di costruzione di significati e di luoghi avviato da più di mezzo secolo.

È facilmente riconoscibile la pluralità del luogo, dove manufatti e reperti nel tempo hanno mutato la propria forma fisica e le proprie funzioni, e la ri-costruzione della natura ha un ruolo chiave nel rapporto con il paesaggio. Per non cancellare questi molteplici segni, il progetto ha previsto interventi minimi che arricchiscono i luoghi di un lessico contemporaneo fatto di elementi coerenti con quelli ereditati. Non si costruiscono volumi ma si introducono punti di vista privilegiati in grado di condizionare e orientare la visione per costruire la narrazione del luogo.

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Il Parco Archeologico

Il Parco, con l’offerta di una nuova area verde urbana e di percorsi tangenti agli scavi e ai reperti, costituisce il tessuto connettivo del complesso dei servizi esistenti e di quelli predisposti all’interno della Casa Padronale. Da un lato, c’è la traiettoria del “turista culturale” alla scoperta della storia di Laus; dall’altro, quella della società che lo abiterà quotidianamente.

Superato l’ingresso, nello spazio aperto verde accessibile dal profondo portico della stalla-biblioteca, il percorso si arricchisce di ulteriori visioni “sul campo” in corrispondenza delle fondamenta della Basilica e dei ritrovamenti, tra cui i suggestivi resti di una strada romana urbana, con il suo sistema interrato di smaltimento delle acque. Un percorso attestato sul fronte meridionale della casa padronale e lungo gli scavi collega il Conventino a questi spazi aperti.

Oltre le Case Coloniche, verso l’aia e la campagna, gli interventi si fanno più diradati in un dialogo serrato con la campagna circostante, con l’acqua e con la vicina Basilica Romanica di San Bassiano, per creare un luogo di gioco, di osservazione, di sosta.

Elementi come clima, aria, suolo e acqua entrano a far parte del progetto come materia costitutiva delle scelte, tutte impostate esclusivamente su criteri di sostenibilità a più livelli. Le azioni previste sono indirizzate verso l’autosufficienza dal punto di vista energetico e mirano a contribuire alla riduzione delle emissioni in atmosfera.

Gli architetti hanno puntato su: essenze autoctone per valorizzare le specificità del territorio; assenza di sostanze chimiche nella manutenzione e piante mellifere per sostenere le preziose api; pavimentazioni drenanti e creazione di un rain garden per la corretta gestione delle acque piovane; vegetazione igrofila con alta capacità di depurazione dell’acqua; illuminazione con accorgimenti volti alla riduzione dei consumi energetici; elementi di arredo in materiale riciclato e riciclabile per sviluppare l’abitudine alle buone pratiche partendo dai luoghi pubblici.

La componente della vegetazione è organizzata secondo funzioni compositive dello spazio aperto: verde di margine che media il rapporto con lo spazio della sosta e il parco; verde di filtro sviluppato lungo il lato est dove si affacciano le residenze; verde idrofilo distribuito lungo la roggia Dentina; i green dots distribuiti nel parco; il green field con la funzione di unire e legare tutti gli elementi del parco; verde d’ombra lungo le ciclovie.

Il progetto impiega materiali ecocompatibili e naturali con criteri di selezione concentrati sulla loro assoluta atossicità nell’intero ciclo di vita (quindi nelle fasi di produzione, utilizzo, dismissione), con una particolare attenzione ai prodotti innovativi e che rispettino i principi dell’economia circolare.

Lo spazio aperto, la parte più rilevante dell’intervento per estensione, ha il ruolo di collocare gli immobili e connetterli in un unitario sistema fruitivo. Saranno presenti punti di osservazione privilegiati che, grazie anche alla realtà aumentata, permetteranno di traguardare lo skyline nello spazio dell’aspetto ricostruito della città romana (il foro, il teatro e l’anfiteatro) e di quella medievale (la basilica). La narrazione avverrà attraverso apparati didascalici integrati nell’allestimento del Parco.

Gli scavi della Basilica, percorribili, potranno ospitare rappresentazioni e spettacoli integrando il fronte di scavo con spalti in erba.

© FaseModus

La Casa Padronale e i rustici

L’intervento si identifica come restauro dei brani di pregio unito a risanamento conservativo e ristrutturazione, coniugato con un adeguamento tecnologico consono alle nuove attività e con il più alto livello di accessibilità.

Il tema dei collegamenti verticali diventa rilevante funzionalmente: la soluzione proposta è un “innesto minimo”, la giustapposizione delle rampe alla struttura principale all’interno del sedime delle case coloniche. Le “stanze” a cielo aperto formate dalle murature principali saranno poi percorribili fisicamente e percettivamente in più direzioni conferendo a questi spazi grande versatilità.

Una lenta rampa pedonale attraversa questi spazi costruiti con la funzione primaria di collegamento verticale alternativo alle scale e consolidamento delle murature: una “promenade architucturaleche modifica i meccanismi percettivi e i consueti rapporti tra l’osservatore e i reperti.

È previsto il risanamento dei locali interni attraverso interventi di isolamento e ripristino delle murature e delle strutture verticali esistenti in mattoni cotti pieni per ovviare agli effetti derivanti dalle risalite capillari della umidità. I solai saranno oggetto di consolidamento riproponendo l’originale schema statico ed utilizzando elementi lignei ove possibile recuperati dalle preesistenze e integrate da assiti ed elementi collaboranti tali da conferire le adeguate prestazioni antisismiche.

Al piano terra ed al piano primo è prevista l’integrazione delle murature esistenti con un paramento in pannelli di pura cellulosa e gesso a formare una camera d’aria e inserire uno strato coibente in fibre vegetali.

Delle strutture che verranno conservate si punterà alla valorizzazione delle caratteristiche superficiali esistenti: dalle stratificazioni di intonaco e finiture di diverse epoche alle sovrapposizioni di metodologie costruttive delle cortine murarie, dal recupero della “Colonna Romana” al riordino dei resti di strutture in muratura sul fronte meridionale.

© FaseModus

L’intervento di rigenerazione Laus Pompeia, ispirato ai principi dell’architettura biofilica, è promosso dal comune di Lodi Vecchio e finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel quadro del piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”.