HomeArchitetturaPremio New Buildings 2022, vince Valentina D’Alia con The Bowl

Premio New Buildings 2022, vince Valentina D’Alia con The Bowl

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Il Depot Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, in Olanda, è un edificio unico del suo genere: si tratta del primo deposito d’arte al mondo aperto al pubblico, progettato a questo scopo dallo studio MVRDV e inaugurato nel 2021. Con uno scatto che lo ritrae, la fotografa Valentina D’Alia ha vinto il Premio New Buildings 2022, indetto da Matrix4Design in collaborazione con URBAN Photo Awards e giunto quest’anno alla sua terza edizione. In occasione dell’annuncio ufficiale, abbiamo chiesto a Valentina D’Alia di rispondere ad alcune domande sulle origini della fotografia vincitrice e sul suo percorso di fotografa di architettura.

Valentina D’Alia

Qual è la storia dietro lo scatto The Bowl, vincitore del Premio New Buildings 2022? Come nasce questa fotografia? Come l’hai costruita?

Ho realizzato questo scatto a luglio 2021, durante un viaggio fotografico in solitaria a Rotterdam. Amo questa città perché ti offre un ricco scenario architettonico contemporaneo in continua evoluzione ed è il luogo ideale per il tipo di immagini che ricerco.
Questo edificio era stato completato da poco e non ancora inaugurato quindi intorno vi era un cantiere aperto con le maestranze a lavoro; per trovare quello che per me in quel momento era il punto di ripresa migliore, soprattutto per mettere in relazione con il paesaggio urbano questa forma molto particolare attraverso il suo rivestimento a specchio, ho esplorato la zona circostante e l’ho individuato nel parco vicino, peraltro molto bello e curatissimo.

A tal proposito, The Bowl ritrae il Depot Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, in Olanda, il primo deposito d’arte al mondo aperto al pubblico, progettato dallo studio MVRDV e inaugurato nel 2021. Al momento della scelta di questo soggetto per il tuo scatto eri consapevole dell’unicità architettonica e funzionale di questo edificio? Oppure è stato principalmente lo straordinario impatto visivo della struttura ad attirare la tua attenzione?

Ero stata a Rotterdam con la mia famiglia nell’estate del 2019 ed esplorando il Museumpark, il polo museale della città, avevamo notato questo singolare edificio in costruzione che aveva suscitato in noi non poca curiosità. Ho quindi ricercato qualche informazione.
Quando lo scorso anno sono ritornata lì, è stato anche per poter fotografare quest’opera, della quale mi avevano immediatamente colpito sia la struttura in termini di forma e aspetto, che la destinazione d’uso prevista. Dispiaciuta di non aver potuto fruire di questo straordinario luogo non ancora aperto al pubblico, vi sono ritornata nuovamente qualche mese fa e ho piacevolmente constatato che ad un impatto visivo sorprendente della struttura corrispondono all’interno un’articolazione ed un allestimento altrettanto unici.

Valentina D’alia – The Bowl – Winner Premio New Buildings 2022

Che cosa rappresenta per te la vittoria di questo Premio? Quali sono secondo te le caratteristiche dello scatto che hanno colpito la giuria determinandone la scelta?

La vittoria di questo Premio è per me un onore e rappresenta quindi una grande soddisfazione. Il genere fotografico che prediligo è quello della fotografia d’architettura e ottenere un riconoscimento anche da una testata specializzata nel settore non può che rendermi felice!
Probabilmente la giuria ha apprezzato il tentativo di rendere protagonista l’edificio con le sue peculiarità, facendolo al contempo dialogare con l’intorno grazie al riflesso sulla sua superficie.

Hai una formazione da architetto. Come sei arrivata alla fotografia? Il tuo background di progettista quanto e come influenza il tuo lavoro di fotografa?

Dal periodo della frequenza universitaria, la fotografia mi ha sempre accompagnato in ogni attività come strumento per studiare, documentare e fermare quei frammenti di realtà che per varie motivazioni potevano suscitare interesse per studio o lavoro, o semplicemente per ricordare un particolare luogo o manufatto. Negli ultimi anni ha cominciato poi ad assumere un ruolo diverso, non più supporto a qualcos’altro ma mezzo espressivo e veicolo personale per una più attenta lettura della realtà.
Sicuramente la mia formazione mi ha aiutato a sviluppare una maggiore attenzione ai dettagli, alle geometrie, a cogliere con maggiore immediatezza le specificità di uno spazio architettonico o urbano.

Sei nata e vivi a Palermo, in Sicilia, una terra in cui la storia dell’architettura s’intreccia con l’arte e la natura. Trovi che il tuo sguardo di fotografa rifletta in qualche modo le tue origini? La tua sicilianità condiziona le tue scelte e il tuo stile?

Amo la mia terra con le sue bellezze naturali, le sue stratificazioni culturali e artistiche, la complessità della sua storia che la rendono un luogo affascinante e straordinario, ma per alcuni aspetti non sempre semplice da vivere. Questo mi spinge a ricercare con la fotografia d’architettura, soprattutto altrove, ordine e capacità di proiettarsi verso il futuro. Per i miei scatti prediligo l’architettura contemporanea e questo mi porta sicuramente ad allontanarmi dalla mia città per trovare ciò che dal punto di vista fotografico mi affascina maggiormente.

Quali sono gli elementi ai quali attribuisci maggiore importanza quando lavori a uno scatto?
Fondamentale per me è la composizione, che deve essere chiara, pulita, e deve rendere con immediatezza il soggetto, che nel mio caso è quasi sempre l’architettura. Se devo rappresentare uno spazio architettonico, cerco di rapportarlo ad una presenza umana, seppur discreta, che diventa “misura” di quel luogo. Mi piace molto lavorare con i dettagli, con linee e colori che traggono forza dai contrasti fra luce e ombra.

C’è qualche progetto fotografico a cui stai lavorando in questo momento?
Di recente, con un gruppo di amici fotografi fra i quali anche mio marito, ho realizzato una pubblicazione sui borghi rurali costruiti in Sicilia fra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Novecento per incentivare l’attività agricola, oggi in abbandono.
Nel cassetto c’è poi un lavoro sulla città di Gibellina Nuova, nata ex novo dopo il terremoto del Belice del 1968 con interventi di vari architetti e artisti di fama internazionale che ne hanno progettato spazi e luoghi pubblici.

Dal tuo punto di vista in equilibrio tra questi due mondi, qual è secondo te il legame tra fotografia e architettura? Che tipo di arricchimento portano l’una all’altra?
Fra architettura e fotografia secondo me il legame è molto stretto. I primi approcci progettuali nascono anche attraverso lo studio fotografico di un luogo, perché questo dà la possibilità di metabolizzarlo, di scoprirne i dettagli. Poi, al di là della mera funzione di documentazione progettuale che accompagna sempre ogni intervento, la fotografia diventa il mezzo privilegiato per far conoscere un’opera architettonica. L’architettura contemporanea conta molto su un impatto visivo che affascina e suggestiona e compito del fotografo è anche quello di riuscire a rappresentarlo e veicolarlo.

In definitiva, che cos’è per te la fotografia? Quale messaggio vuoi trasmettere?
Per me la fotografia è passione, maniera di evadere pur rimanendo ancorata alla realtà, mezzo per esprimere la mia concezione della realtà. Nelle mie immagini ricerco armonia di volumi e superfici, colore e luce che modellano le forme, ritmo geometrico e giochi prospettici, ciò che del costruito attira lo sguardo e ci affascina.