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La mia architettura gentile: Matrix4Design incontra Paolo Asti

Marzo 30, 2021

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La mia architettura gentile: Matrix4Design incontra Paolo Asti

 

La gentilezza come metodo, il progresso come obiettivo. Negli ultimi anni l’architetto Paolo Asti è tra le menti creative che più hanno contribuito alla rinascita di Milano, una città la cui vocazione al dinamismo si riflette ogni giorno nell’evoluzione dei suoi edifici e del tessuto urbano che li ospita. Essere protagonisti di questo cambiamento, come lo è Paolo Asti, significa lavorare in equilibrio tra restauro e rinnovamento, nella consapevolezza che in ogni progetto a vincere devono essere l’edificio e la città, non l’ego dell’architetto. Attualmente impegnato nella riqualificazione di uno degli edifici più iconici di Milano, la celeberrima Torre Velasca, l’architetto Asti ha dialogato con Matrix4Design per riflettere su alcuni prestigiosi progetti recenti e sul senso della sua professione, offrendoci una prospettiva inedita sul presente della città e su ciò che l’aspetta nel prossimo futuro.

Nel suo lavoro di architetto si concentra da sempre sul recupero e sulla riqualificazione di importanti edifici storici, in particolare a Milano, riportandoli a nuova vita con un approccio progettuale che definisce “gentile”. Ci spiega meglio il significato di questo termine applicato alla sua architettura?

Nella mia architettura il termine “gentile” esprime l’atteggiamento che secondo me bisogna avere nei confronti della città e degli edifici che la compongono.

La mia attività è legata per lo più alla trasformazione del patrimonio edilizio esistente, il che può anche significare demolire e ricostruire un fabbricato o isolati interi. Tuttavia, a prescindere dalle dimensioni dell’intervento, occorre sempre essere rispettosi della preesistenza dal punto di vista planivolumetrico, puntando alla realizzazione di volumi che convivano il meglio possibile con le caratteristiche di zona; lo stesso vale per il disegno delle facciate, l’elemento più di tutti in rapporto visivo con la città, e per l’utilizzo di materiali capaci di dialogare con l’intorno. In questo modo, le nostre architetture, pur essendo espressione di contemporaneità, si integrano nella città, una caratteristica necessaria specie se si parla di una città caratterizzata e stratificata come Milano.

L’approccio gentile all’architettura è dunque un modo di interpretare con intelligenza le preesistenze così da permettere una sostituzione degli edifici che non sia uno “shock” per la città bensì rappresenti un’evoluzione del tessuto urbano.

Come si concilia la necessità di preservare il patrimonio storico di una città con i cambiamenti dettati dalla contemporaneità?

Innanzitutto, bisogna distinguere i campi in cui si opera. Per quanto riguarda l’infrastrutturazione, o meglio l’efficientamento, di un edificio preesistente, oggi dal punto di vista tecnologico è possibile praticamente tutto e si tratta quindi di un problema relativamente semplice da risolvere, a patto di avere a disposizione un capitale adeguato. Riportare in vita un edificio significa garantire all’edificio delle prestazioni vincenti dal punto di vista energetico, impiantistico, di infrastrutture di collegamento con l’interno e l’esterno, di gestione delle risorse interne all’immobile. Si scelgono materiali e soluzioni ecosostenibili per dare un contributo sia all’edificio sia alla città tutta.

Piazza Cordusio – 2018 – Milano – Ex Poste e ex Palazzo della Borsa – attualmente Roastery Starbucks – restauro conservativo, rifacimento facciata interna © Stefano Gusmeroli

Dal punto di vista del linguaggio architettonico tutto è più complesso, invece. Penso per esempio al caso del Palazzo delle Poste di Piazza Cordusio, oggi sede di Starbucks Roastery. Come siete intervenuti?

Nel caso del Palazzo delle Poste gli interventi di adeguamento ed efficientamento dovevano innanzitutto convivere con una facciata del tardo Ottocento da preservare e quindi ci si è mossi in coordinamento con la Soprintendenza, la quale, ci tengo a sottolineare, ha sempre dimostrato grande sensibilità al dovere di adeguare gli immobili alla modernità e ampia disponibilità a collaborare, in questo e in altri casi. Il Palazzo delle Poste nasce come Palazzo della Borsa di Milano, poi viene acquistato dal Ministero delle Telecomunicazioni e trasformato in Palazzo delle Poste, sempre mantenendo come impianto fondamentale il grande salone centrale inteso come spazio aperto di accoglienza delle persone. Noi abbiamo quindi scelto di reinterpretare questi spazi interni che già avevano una loro modernità di fondo, constatando tuttavia, insieme alla Soprintendenza, che il disegno della facciata interna era stato letteralmente “violentato” nel corso degli Anni Settanta. Preso atto di questo, abbiamo quindi sostituito tutta la pelle esterna della corte e della facciata interna con un sistema molto più leggero e contemporaneo, grazie ad una scansione del disegno di facciata che esaltasse l’irregolarità della facciata stessa nella sua versione originale.

Il risultato è un immobile che attorno alla grande sala centrale, oggi Starbucks, ha verso la Piazza Cordusio una facciata tardo-ottocentesca disegnata da Broggi, sostanzialmente intoccabile e semplicemente restaurata, mentre all’interno una facciata disegnata dall’architetto Asti che si chiama fuori dal confronto con quella di Broggi ed è estremamente leggera e luminosa. Allo stesso modo, tutta la copertura vetrata di Starbucks, potendo utilizzare delle tecnologie e dei disegni diversi, si configura come un pozzo di luce gigantesco capace di illuminare uno spazio che prima era piuttosto cupo e angusto.

Piazza Cordusio – 2018 – Milano – Ex Poste e ex Palazzo della Borsa – attualmente Roastery Starbucks – restauro conservativo, rifacimento facciata interna © Stefano Gusmeroli

Un altro progetto recente e centralissimo in città è la nuova The Liberty Tower, nata dal recupero della Torre Tirrena progettata negli Anni Cinquanta dai fratelli Soncini. Il suo studio come ha lavorato in questo caso?

Abbiamo innanzitutto cercato di capire come la preesistenza si poneva nei confronti dell’intorno, che è radicalmente cambiato negli anni: la Piazza Liberty si è infatti sostanzialmente trasformata nel “luogo che ospita Apple a Milano”, a causa dell’importanza del marchio. Quindi fin da subito abbiamo capito che avremmo dovuto realizzare un proscenio, una quinta di chiusura rispetto alla funzione di soggiorno assunta dalla Piazza, dominata da una gradinata rivolta verso il prisma semplice e trasparente che ospita la fontana, in dialogo con la Torre alle spalle.

La nostra Torre rende quindi visibile al meglio sé stessa e i suoi elementi caratterizzanti, molto ben disegnati già all’origine: esalta la verticalità in funzione di elementi di facciata molto forti, cioè le lesene, che hanno anche valore strutturale e che si chiudono in alto con un disegno cosiddetto “a caramella”.

Per evidenziare queste caratteristiche abbiamo ripreso la trama originale della facciata e introdotto una serramentistica in alluminio anodizzato con un particolare trattamento della superficie capace di metterne in risalto l’ordito. Abbiamo lavorato con elementi di dettaglio, di disegno e di caratterizzazione di ciò che doveva essere sostituito per motivi di efficientamento così da creare un oggetto raffinato pur nel rispetto della planivolumetria originale.

Restauro Torre Tirrena/The Liberty Tower –  2021 – Piazza Liberty Milano © Stefano Gusmeroli

Questa è un’altra espressione di gentilezza nell’approccio: lavorare sul dettaglio così da impreziosire ciò che è già prezioso, comunque in una logica di ottenimento di certificazioni internazionali a testimonianza dell’altissimo livello tecnologico ed ecosostenibile raggiunto da questi edifici.

Abbiamo anche introdotto una serie di soluzioni impiantistiche per liberare l’edificio da corpi incongrui che c’erano in copertura, inserendo elementi vetrati e creando un giardino pensile di grande impatto sull’edificio e sulla città, con il classico fronte di ulivi, pianta caratteristica di quasi tutti gli interventi firmati dal mio studio.

Perché gli ulivi?

La scelta di introdurre gli ulivi è nata in maniera naturale circa 15 anni fa: avendo noi di solito a che fare con edifici cielo-terra ci troviamo sempre a lavorare con il verde, sia esso nelle parti comuni, nelle parti private o come elemento architettonico che conclude la facciata. Il verde è parte integrante della nostra architettura e l’ulivo, se possibile centenario, ne è il simbolo, collocato spesso nelle corti, grazie alla sua bellezza e ai suoi significati simbolici, che trasmettono pace ed eternità. A mio parere è la pianta più architettonicamente definita, in quanto mostra la propria struttura, che ne costituisce anche il valore.

EDISON 1 – 2017 – Piazza Edison 1 Milano – restauro ex sede del Banco di Roma © Stefano Gusmeroli

Nel corso della sua carriera si è trovato ad intervenire su edifici firmati da alcuni dei più grandi nomi della storia dell’architettura del Novecento. Ci sono sfide che appaiono insormontabili o si trova sempre una via?

La seconda, decisamente. Si trova sempre una via. Bisogna saper mettere da parte il proprio ego e sostituirvi la capacità di capire la natura dell’edificio esistente. Quando si fa recupero del patrimonio edilizio esistente, specie se di qualità, il protagonista deve essere sempre l’edificio, non l’architetto. Preservare l’edificio nelle proprie caratteristiche sostanziali permettendogli al contempo di diventare efficace nella contemporaneità dal punto di vista delle prestazioni energetiche, distributive interne, della qualità del vivere e del lavorare, così che a valle dell’intervento l’edificio possa affrontare serenamente i prossimi cinquant’anni: questo è il risultato da ottenere.

Certo, se poi si ha di fronte un edificio che non può essere tenuto in piedi, perché magari non ha una qualità intrinseca, a quel punto bisogna avere il coraggio di dirlo al committente, si demolisce e si ricostruisce. In Italia per troppi anni si è andati avanti considerando tutto ciò che appartiene al passato automaticamente di qualità, ma non è vero: alcuni sono progetti malriusciti, anche firmati da grandi nomi. In quei casi è giusto sostituirli, dando, lì sì, prova del proprio passaggio. Il lavoro dell’architetto è fattibile sempre, tutto dipende dai gradi d’intervento.

Alserio – 2020 –riqualificazione a residenziale di un vecchio palazzo di uffici nel quartiere Isola di Milano © Stefano Gusmeroli

Milano è indiscutibilmente la città protagonista della sua carriera di architetto. Come vede il presente e il futuro della città, dal punto di vista architettonico e urbanistico ma non solo?

Io sono estremamente positivo sul futuro della città, e non solo dal punto di vista architettonico-urbanistico. In questo momento Milano è una città ai blocchi di partenza, che aspetta solo lo start.

Mi auguro che venga lasciata il più possibile briglia sciolta alla capacità dei milanesi, ma anche degli italiani tutti, di inventarsi soluzioni per riprendere la vita normale, che nel caso di Milano è una vita attiva, votata al fare. Anche per questo Milano è una città molto stimolante per chi fa un mestiere come il mio, dedicato a trasformare le cose.

A partire dagli anni Duemila, Milano ha compreso che non ci si deve approcciare agli immobili, a dispetto del nome, in modo immobile. Quando il termine Real Estate si è sostituito alla parola “immobiliare” si è introdotto un concetto di dinamismo nella gestione degli immobili, partito da basi finanziarie e tradottosi in senso costruttivo. In vent’anni, e in particolare nel periodo compreso tra il 2005 e il 2015, Milano è di fatto diventata un’altra città, grazie ad un salto socioeconomico, se non addirittura culturale.

Gli immobili sono diventati protagonisti della nuova era. Ora bisogna essere bravi a gestire l’onda trasformatoria, che può anche essere pericolosa, certo, ma in sostanza io la vedo come un elemento positivo. Si chiama progresso.

Naturalmente ci si scontra con una pletora di spinte opposte, soprattutto in un paese come l’Italia. Ma io sono convinto che il futuro non lo puoi fermare, a prescindere delle difficoltà. La città godrà molto di un mondo immobiliare in trasformazione, perché tutto sommato sta portando ad una migliore qualità di vita. Da Porta Nuova a City Life a tutte le operazioni che arriveranno, per esempio sugli scali ferroviari, sono interventi figli di un’architettura molto più sana di una volta, da tutti i punti di vista, che può portare solo bene alla città.

Hotel Verticale Milano – Una S – Inaugurazione ad aprile 2021 © Stefano Gusmeroli

C’è qualcosa che non le ho chiesto e che vorrebbe aggiungere?

Sì, vorrei aggiungere un’ultima cosa. Milano, sul piano della programmazione immobiliare di alto livello, legata ad una clientela internazionale e non solo locale, non si è mai fermata. Posso testimoniare che negli ultimi mesi uno studio come il mio ha lavorato in accelerazione. C’è una parte del nostro Paese che marcia sull’ottimismo, e continuerà a farlo.